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Le elezioni truffa egiziane e il silenzio dei corrispondenti

Autore: . Data: lunedì, 28 novembre 2011Commenti (0)

La consultazione che comincia oggi ha del ridicolo. Per eleggere il Parlamento si voterà per quattro mesi. Ma i reporter non sembrano essersene accorti.

I 40 milioni di egiziani che dovrebbero eleggere i propri rappresentanti per la prima volta in ‘modo democratico’ dopo l’era Mubarak non sanno probabilmente neppure loro cosa si accingono a fare.

Il voto durerà dal 28 novembre fino a marzo 2012, cioè quasi 4 mesi. Prima si sceglierà l’Assemblea del Popolo e la Camera bassa del Parlamento, poi il Consiglio della Shura, ovvero la Camera alta.

I primi ad andare alle urne saranno gli abitanti di 9 governatorati: Cairo, Fayoum, Port Said, Damietta, Alessandria, Kafr El-Sheick, Assiut, Luxor e il Mar Rosso. Il ballottaggio si terrà il 5 dicembre.

Quindi sarà la volta dei governatorati di Giza, Beni Suef, Menoufiya, Sharquya, Ismaylia, Suez, Baheria, Sohag e Assuan, che andranno alle urne il 14 dicembre e svolgeranno il successivo ballottaggio il 21.

Nelle rimanenti province le elezioni sono fissate per il 3 gennaio 2012 con ballottaggio il 10.

Insomma, i risultati saranno disponibili, se lo spoglio sarà rapido, non prima del 13 gennaio.

Finita questa prima tornata elettorale, seguiranno le consultazioni per il secondo ramo del Parlamento. Seguendo lo stesso schema le urne si riapriranno il 29 gennaio.

A complicare ulteriormente le cose c’è il voto all’estero, che si svolgerà nelle ambasciate ed è già cominciato sabato scorso.

Con le modifiche alla legge elettorale approvate dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, i seggi in palio nell’Assemblea del Popolo sono stati ridotti da 518 (di cui 10 erano di nomina presidenziale) a 498.

Agli eletti dai cittadini però saranno aggiunti 10 deputati nominati dal capo della giunta militare, il maresciallo Hussein Tantawi.

Il sistema elettorale egiziano, infine, prevede che i due terzi dei seggi siano assegnati con metodo proporzionale in circoscrizioni plurinominali con liste bloccate, mentre il restante terzo deve essere assegnato con sistema maggioritario a doppio turno in collegi binominali, ciascuno dei quali elegge due candidati, dei quali uno deve essere per forza un lavoratore salariato.

La vittoria dovrebbe andare senza sorprese agli islaminsti di Alleanza democratica, come si chiama l’organizzazione politica dei Fratelli musulmani.

Le forze integraliste tuttavia si sono divise, dando vita anche ad altri raggruppamenti: Al Wasat e Al Tayara Al Masry.
I laici sono rappresentati da ‘Blocco egiziano’, costituito a giugno da una serie di movimenti per perseguire gli ideali della “rivoluzione di piazza Tahrir”. Attualmente fanno parte del raggruppamento il Partito dei Liberi Egiziani, fondato dall’imprenditore copto Naguib Sawiris (magnate delle telecomunicazioni, il Partito socialdemocratico e Al Tagammu.

Quindi c’è ‘Terza via’, un’altra coalizione che però intende collocarsi in una posizione intermedia tra l’Alleanza democratica e il Blocco egiziano laico. Al momento risulta formata dal Partito della giustizia, fondato nel giugno 2011 da alcuni esponenti di movimenti di dissidenza giovanile come Kifaya e il Movimento del 6 aprile, organizzatori delle proteste di piazza Tahrir. Alla coalizione aveva inizialmente guardato con interesse anche il partito Al Wasat, fondato nel marzo 2011 da esponenti riformisti dalla Fratellanza musulmana che assumono esplicitamente a modello l’Akp turco. Tuttavia il Wasat non è entrato a far parte della coalizione.

Po c’è la ‘Coalizione islamista’, che raccoglie alcuni movimenti di orientamento salafita, collocati su posizioni più radicali di quelle della  Fratellanza musulmana. Del gruppo fanno parte Hizb al-Nour (Partito della luce), Bina ’a wa Tanmia (Partito della costruzione e dello sviluppo, braccio politico del movimento Jamaa al-Islamiya considerato dagli Usa terrorista) e il partito al-Asala (L’Autenticità, ispirato al pensiero del teorico dei fratelli musulmani Sayyd Qutba).

Infine, c’è ‘Alleanza per la prosecuzione della rivoluzione’, composta da vari movimenti liberali, socialisti e islamisti moderati, che inizialmente avevano aderito al Blocco egiziano. Nella coalizione figura anche il movimento Al Tayara Al Masry (l’Egitto attuale), guidato da un giovane esponente della Fratellanza musulmana, Islam Lofti.

In sintesi le elezioni egiziane non mostrano nè nel meccanismo elettivo nè nella definizione dei partecipanti alcuna caratteristica che induce a pensare ad un reale quadro riformatore di rinnovamento.

Anzi, la confusione ed i tempi infiniti necessari per arrivare al traguardo non annunciano tempi facili per il Paese delle piramidi.

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