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I folli al governo del mondo

Autore: . Data: mercoledì, 23 novembre 2011Commenti (0)

La crisi continua a devastare le economie del pianeta, ma i principali governi si ostinano a conservare le vecchie regole. Il capitalismo sta uccidendo se stesso.

Il presidente del Consiglio, il professor Monti, è in giro per lìEuropa. Ieri ha incontrato il surreale presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, uno che conta come il due di briscola.

Il premier ha detto al suo inutile interlocutore che “le cose che l’Europa ci chiede è un peccato che ce le siamo lasciate chiedere dall’Europa, perché sono le cose che servono all’Italia, ai nostri figli e nipoti”.

Poi ha aggiunto che “rispetto al governo precedente” il nostro Paese “andrà più a fondo nelle riforme istituzionali”.

Cosa c’entri la Costituzione con la voragine del nostro bilancio rimane un mistero assoluto, perchè le responsabilità del malgoverno sono da addebitarsi ai partiti ed a chi ha occupato Palazzo Chigi e non di certo riguardano l’assetto disegnato dalla Carta.

Anche è inspiegabile il motivo per il quale l’Europa e la Bce suppongano di potersi intromettere nell’assetto interno dell’Italia. Se il Regno Unito dovesse trovarsi in acque agitate potrebbe chiedere Barroso o chi per lui alla regina di proclamare la repubblica?

Così nell’assurdo teatrino che vede istituzioni sempre meno credibili aggrapparsi disperatamente al bordo del precipizio per evitare di sfracellarsi al suolo, Monti ha concluso con Barroso di lavorare per “mettere l’Europa al centro dell’attività di governo e dall’altra di contribuire il più possibile allo sviluppo armonioso e forte dell’Unione europea”.

La l’Unione è dilaniata, immobilizzata dagli interessi tedeschi (o della Merkel) e dall’asse in crisi con la prossima vittima della crisi, la Francia di Sarkozy. Ed il fatto è noto ormai anche alle pietre di Bruxelles.

E nella pantomima Barroso ha risposto al professore di pensare che l’Italia “ha davanti sfide enormi ma superabili” anche se resta in una “situazione difficile”. Ovvietà ed ottimismo del tutto fuori luogo.

Mentre i due interpetavano la commedia la borsa italiana chiudeva con un meno 1,54 per cento. Stessa flessione per il Dax di Francoforte, con meno 1,22 per cento,  per il Cac francese, meno 0,84, per Madrid, meno 1,45. Guai anche a Wall Street che ha aperto in calo trascinata al ribasso dai deludenti dati sul Pil Usa nel terzo trimestre. Il Dow Jones è sceso dello 0,23 per cento e il Nasdaq dello 0,17.

Male sono andate poi le nostre banche. Banco Popolare meno 5,61 per cento, Intesa Sanpaolo meno 2,7, Unicredit meno 3,21, Mps meno 2,34.

E il fatale spread? Ha raggiunto anche i 492 punti, con un tasso del 6,82 per cento sui titoli a 10 anni. Altri milioni di debiti di interessi da pagare, come ogni giorno e tutti i giorni da settimane a questa parte. Non va meglio ai francesi, a 167 punti, ai belgi, a 312 ed agli spagnoli, a 473.

Ma il bollettino di guerra non sembra indurre i ‘grandi’ a comprendere che l’andamento dell’economia mondiale sta facendo lievitare il debito di quasi tutti i Paesi più sviluppati. Un debito costituito su ricchezze del tutto virtuali, perchè la povertà crescente, le difficoltà del sistema produttivo, i costi enormi dell’energia stanno progressivamente paralizzando la crescita ed i consumi.

E se il mondo laico continua nella propria strategia dissennata, la Chiesa cattolica, che da 2000 anni resiste ai trabocchetti della storia sembra aver capito lo stato delle cose.

Aprendo i lavori di un convegno del Consiglio delle conferenze episcopali europee, il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, ha detto: “La crisi economica pone in evidenza l’insostenibilità di un mercato totalmente autoreferenziale e, mentre solleva nuove questioni circa la responsabilità e l’etica dei processi finanziari, ripresenta con stringente attualità una domanda fondamentale di senso circa il destino, la dignità e la vocazione spirituale della persona umana”.

Sarà necessario alla fine eleggere un governo non ‘tecnico’ ma vaticano per salvare il salvabile?

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