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G20-Cannes: il balletto irresponsabile di nani e ballerine

Autore: . Data: venerdì, 4 novembre 2011Commenti (0)

I capi di stato e di governo riuniti nella cittadina della Costa Azzurra avrebbero occupato meglio il tempo se avessero fatto una gita alle isole ‘de Lerins’. Niente ‘nuovo mondo’ e ‘nuove idee’.

Il summit dei ‘Grandi’ non presenta alcuna ricetta risolutiva per una crisi di sistema che impone una radicale rifondazione delle regole sulle quali basare l’economia del pianeta.

Mentre Obama, Sarkozy, Merkel e soci si dilettano nel calcolare l’entità delle proprie sfortune  monetarie, i silenziosi cinesi producono manufatti di ogni tipo, ricollegando (dopo la lunga sbornia neocon e liberista) il prodotto industriale al valore dell’impresa, guadagnando in questo modo di ora in ora non solo denaro, ma soprattutto una illimitata quantità di potere.

Il nodo che i politici di terza classe seduti nelle stanze di comando di Stati Uniti, Germania, Francia ed Inghilterra (il club dei primi) non sanno sciogliere è quello della elaborazione di un ‘protocollo postcapitalista’ in base al quale riformare gli assetti planetari.

L’Unione Europea, da parte sua, è la dimostrazione pratica di come si fallisca inequivocabilmente quando si pone al centro della strategia una moneta, l’Euro, e non l’idem sentire di popoli che intorno ad un sogno comune e condiviso costruiscono il futuro.

Gli sconquassi sociali che Wall Street ha fatto esplodere negli States e la devastazione che l’onda lunga della crisi ha esportato ovunque non saranno risolvibili in tempi brevi. Soprattutto non c’è rimedio se si insiste col cantare le lodi del liberismo, della liberalizzazione dei mercati, delle privatizzazioni e del riformismo.

La Grecia è sulla strada del fallimento ed i debiti accumulati per salvarsi hanno già demolito la sovranità nazionale di quel Paese. Ad Atene ormai comanda la Bce e, fino a quando saranno politicamente vivi, i due nanetti Sarkozy e Merkel. Papandreou aveva proposto un referendum nel tentativo si svincolarsi dall’abbraccio mortale dei banchieri e dell’Euro, ma è stato ‘ricondizionato’ in poche ore.

In Spagna Zapatero ha chiuso l’ufficio e convocato le elezioni. Chissà chi le vincerà, se l’astensionismo degli ‘indignati’ o i ‘partecipativi’ del centro destra supercattolico. Di fatto il capitolo ‘modernista’ è chiuso e da quelle parti ‘i miracoli’ nei prossimi anni si potranno vedere solo in qualche documentario della Chiesa antiabortista.

Irlanda, Portogallo e Paesi dell’ex Est comunista soffrono in silenzio. E’ chiaro che Dublino, Lisbona, Bucarest, Varsavia o Riga non contano nulla nelle decisioni che a Bruxelles i veri padroni impongono al prestanome Barroso. Ed i veri padroni sono i consevatori che non intendono prendere atto della fine di un modello.

E Berlusconi? Il premier italiano è un mix di tragico e comico. L’uomo del Bunga Bunga è screditato nel mondo ed ormai totalmente incapace di controllare lo scenario politico nazionale.

Tra parlamentari che saltellano (non tutti a titolo gratuito) da un gruppo di maggioranza ad uno di opposizione, documenti improbabili, polemiche demenziali, summit lampo e dichiarazioni senza senso il nostro Paese si sta letteralmente disfacendo.

Ma i partiti delirano discegnando formule governative stravaganti: di salute pubblica, di unità nazionale, a guida tecnica, ecc. Se la crisi mondiale e la speculazione stanno prosciugando quantità enormi di risorse, l’assenza di un qualsiasi progetto di sviluppo ed una classe dirigente assolutamente incapace (ed in alcuni casi corrotta) peggiorano il quadro complessivo.

Intanto il Cavaliere sul ponte del Titanic dirige l’orchestrina in attesa del naufragio.

Lo scenario fa paura, ma Grande Fratello, Tg1 ed Uomini e Donne continuano la programmazione senza tregua. Anzi, per la Rai sembra approssimarsi un finale tipo Alitalia.

Ieri il sindacato dei giornalisti Rai, tutti o quasi assunti con quella procedura speciale di collocamento che si chiama lottizzazione, ha dichiarato: “L’Usigrai lancia un allarme ai cittadini e a tutte le forze politiche e sociali: le scelte del vertice aziendale mettono sempre più a rischio la sopravvivenza della Rai”.

”In questi ultimi mesi – andava avanti il comunicato – il Servizio pubblico ha visto l’uscita di volti noti dell’azienda e la chiusura di trasmissioni di successo che, oltre a garantire una informazione plurale, assicuravano introiti pubblicitari, ancor più importanti in una fase di difficoltà economica come quella attuale. L’ennesima dimostrazione di inadeguatezza è stata data oggi con una clamorosa marcia indietro in una trattativa che si avviava a concludersi positivamente sulle diverse vertenze aperte”.

”L’Usigrai – continuava il sindacato – chiede progetti di rilancio del Servizio pubblico. La Direzione generale della Rai riesce solo a moltiplicare le nomine ai vertici, e ad approvare inopportuni aumenti di stipendio”.

Certo, nomine e stipenti. L’unico prodotto che in Italia non è mai in crisi.

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