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Da La Pira a Gori, la lunga marcia di Matteo Renzi

Autore: . Data: martedì, 8 novembre 2011Commenti (0)

L’oblio della ragione, quella densa, è la condanna che la Seconda Repubblica ha inflitto all’Italia. E il declino irrefrenabile di un Paese ne è la conseguenza.

Il sindaco di Firenze ha radici politiche misteriose, anche se la sua tesi di laurea aveva per argomento “Firenze 1951-1956: la prima esperienza di Giorgio La Pira Sindaco di Firenze”, un tema ben definito. Lo studio dell’azione del potentissimo esponente democristiano del primo dopoguerra suggerisce senza dubbi una certa simpatia del rottamatore per quello che allora era chiamato ‘scudo crociato’.

Va ricordato che una parte ampia della sinistra italiana e la Dc furono fieri e accaniti avversari per decenni. Una frangia di socialisti ed i socialdemocratici hanno collaborato col partito cattolico nei governi di centro sinistra dal 1963 fino alla fine della Prima Repubblica, con tangentopoli. Ma proprio a causa del ‘riformismo’ del Psi, molti socialisti (Psiup) si separarono dalla ‘casa madre’, mentre il Pci diventò la più forte formazione comunista del mondo occidentale, fino a raggiungere più del 34 per cento dei voti nelle elezioni del 1976.

L’incontro tra centro e sinistra è stato sempre molto difficile in Italia (si pensi a divorzio, aborto, coppie di fatto, omosessualità) e la debolezza attuale del Pd è probabilmente determinata da una distanza incolmabile tra idee laiche e cattoliche. Anche se le antiche categorie della politica vanno indubbiamente rinnovate.

Il ‘modernista fiorentino’ di questa tragica stagione nel Paese ricorda molto le posizioni tradizionalmente conservatrici della destra liberale e l’uomo mostra di conoscere ben poco della storia del movimento riformatore italiano.

La stessa ex ‘sinistra democristiana’, che non a caso a sinistra veniva inclusa nell’alveo del ‘cattolicesimo democratico’, difficilmente potrebbe condividere molti dei punti proposti dai convenuti della Leopolda.

In attesa che Renzi si documenti è interessante una dichiarazione fatta da uno dei suoi consiglieri di punta, Giorgio Gori.

A proposito della sua esperienza nelle televisioni del premier, il collaboratore del sindaco ha detto: “La mia storia la rivendico per intero. Anche se ora non abbiamo più rapporti, non posso che essere grato a Berlusconi per la fiducia che mi diede, quando a 29 anni mi affidò i palinsesti di tre reti. Il Berlusconi imprenditore tv è stato un elemento di modernizzazione per il Paese. Linguaggio, energia, rottura del monopolio”.

Modernizzazione? Energia? Rottura del monopolio? Gori ne è convinto? Una volta, quando la politica era una cosa seria, le parole avevano un peso.

Altri commenti o ricostruzioni appaiono del tutto superflui. Il lungo cammino del centro sinistra dal muro di Berlino al Grande Fratello sta per compiersi?

 

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