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Amanda Knox e la stampa spazzatura

Autore: . Data: giovedì, 3 novembre 2011Commenti (0)

Coinvolta da innocente nell’omicidio della sua amica inglese Meredith Kercher, Amanda Knox ha passato in carcere quattro anni.

Fin dall’inizio delle indagini le prove contro di lei e contro il suo presunto ‘complice’, Raffaele Sollecito, apparivano fragilissime e confuse. I due imputati non sarebbero dovuti arrivare neppure a processo, ma invece la macchina della giustizia italiana non solo si è messa in moto, ma ha anche emesso una durissima sentenza di condanna in primo grado e ci ha messo un’eternità per arrivare alla scontata assoluzione dei due presunti colpevoli. Per Raffaele ed Amanda il teorema accusatorio (basato su certezze poi demolite in appello) ha rubato oltre mille giorni di preziosa gioventù.

Con la dichiarazione di innocenza per non aver commesso il fatto si pensava che parte del danno fosse stato riparato. Ma invece l’attenzione patologica dei mezzi di informazione continua a macinare sciocchezze.

Per la festa di Halloween Amanda si è travestita da ladra e via sono esplose nuove polemiche. Ha scritto un giornale italiano: “La studentessa americana torna a far parlare di sé”, come se fare quello che milioni di giovani fanno in mezzo mondo nella notte degli spettri sia una trasgressione degna di nota. Certo, secondo alcuni una ragazzina detenuta ingiustamente per 4 anni non può tentare di passare una sera di divertimento, ma deve rimanere a casa a pentirsi di cosa non si sa.

Intollerabili le dichiarazioni della famiglia Kercher, che non sembra affatto interessata a sapere chi ha ucciso Meredith nella tragica notte di via della Pergola, ma che rincorre la colpevolezza di Knox e Sollecito come fosse un dogma, un principio fondamentale che non ha bisogno di accertamenti o di spiegazioni.

John Kercher ha detto al tabloid scandalistico inglese Daily Mirror di ritenere “non opportuno” il comportamento di Amanda, “in particolare considerando che è il quarto anniversario della morte (della figlia, ndr)”. “L’anniversario – ha aggiunto – è ovviamente un momento molto difficile per la nostra famiglia e immagini come questa non aiutano”. Insomma, i Kercher non riconoscono la sentenza della Corte d’assise e d’appello di Perugia e non si rendono in questo modo di disprezzare il sistema giudiziario italiano.

Forse il padre della povera studentessa inglese assassinata è convito che chi ha passato ingiustamente quattro anni in galera non debba poter tornare ad una vita normale.

Egualmente gravi le parole del sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali,  un esponente del centro sinistra al quale forse sfugge l’importanza dei diritti civili.

Il primo cittadino del capoluogo umbro ricordando la povera vittima ha sostenuto: “Mez fa parte della memoria condivisa” della nostra città. “Ogni anniversario – ha aggiunto – ripropone più acuto il ricordo di questa ragazza e riaccende il dolore per la sua morte, che il tempo non attenua. Oggi il nostro pensiero va prima di tutto a lei, poi alla sua famiglia, a tutte le persone che più da vicino hanno sofferto per la sua fine”.

Nessun richiamo alla lunghissima privazione della libertà alla quale sono stati sottoposti altri due giovani, vittime di un procedimento totalmente indiziario e dati in pasto alle folle da processi televisivi farseschi senza il minimo rispetto per la loro identità di cittadini.

La vicenda terribile di Perugia sembra non aver insegnato nulla ai giornalisti, italiani, inglesi ed americani, che continuano ad inventare notizie inesistenti ed a nutrire la curiosità morbosa dei lettori pur di vendere una copia in più.

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