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Unione Europea: decisioni senza futuro

Autore: . Data: venerdì, 28 ottobre 2011Commenti (0)

Il summit decreta la fragilità dell’Europa ed accetta il ‘piano del nulla di Berlusconi’. Continua un balletto che sta mettendo a rischio la stabilità del Vecchio Continente.

Un fatto è chairo ormai a tutti, dal giornalaio dell’angolo al più guardingo degli economisti: la crisi che sta investendo il mondo è di sistema, non è legata a contingenze specifiche e svela la fine di un modello ormai fradicio.

Barak Obama negli Usa invece di essere il presunto faro del progressimo mondiale ha mostrato la debolezza del suo apparato di governo e gli States ora sono invasi da un esercito di senza casa e disoccupati. Intanto l’Europa sta assistendo al lento e inesorabile sgretolarsi dei propri assetti strategici tradizionali.

Se l’Unione è diventata ormai la bottega dell’Euro ed a Bruxelles nessuno sembra più di avere a che fare con la politica vera, i governi dei singoli Paesi che compongono la compagine vanno avanti in ordine sparso e sono spesso in forte crisi di consenso coi propri elettori.

In questo caos due leader sbandati e screditati come Sarkozy e Merkel si cimentano con un presunto asse franco-tedesco presumendo di dettare l’agenda agli altri.

Salvo che i sistemi bancari di Francia e Germania sono affogati da titoli spazzatura e la leadership imposta dai nani di Parigi e Berlino valebe poco di fronte al pericolo che le banche di quei Paesi finiscano d’un colpo sotto la mannaia della speculazione internazionale.

La nebulosità della leadership in Europa è chiara se si osserva che esiti ha prodotto il ‘diktat’ lanciato dai nani Sarkozy e Merkel al terzo dei relitti del Vecchio Continente, il nostro Silvio Berlusconi.

“Tre giorni per varare misure drastiche necessarie a risanare i debito” aveva detto il duo di ferro a ‘Papi Silvio’ tra lazzi, frizzi e risatine compiaciute e sfottenti.

Naturalmente da Roma non è arrivato nulla, se non una lettera di intenti risibile, generica, ma soprattutto inattuabile.

La strategia salvacrisi inventata dai geni della, poi, Bce nel tentativo di ‘rimettere a posto i conti’ ottiene il solo risultato di radere al suolo le economie dei Paesi in difficoltà imponendo tagli insopportabili.  Inseguire la voragine in continua espansione di debiti prodotti da anni ed anni di finanza pirata non ha prodotto effetti positivi in America e lo stesso sta accadendo in Europa.

Nel caso dell’Italia si ritiene che per sanare il nostro enorme buco si debba aumentare l’età pensionabile, licenziare liberamente, tagliare fondi alla sanità, alla scuola, ai trasporti, ecc.

Ma si sfiora il farsesco. L’ultimatum di Merkel e Sarkozy pretendeva mandare in pensione i lavoratori a 67 anni ed il governo italiano, tra polemiche indicibili, ha dovuto ottemperare alla richiesta, assicurando che entro il 2026 l’obiettivo sarà centrato.

In attesa di volare su astronavi con piloti quasi settantenni ed hostess sfiancate da viaggi interspaziali da milioni di anni luce, nessuno si è accorto che sulla base delle norme vigenti nel nostro Paese, nel fatidico ’26 la ‘fine del lavoro’ sarebbe arrivata non a 67 anni, ma a 67 anni e sette mesi. Quindi, per chi sarà ancora vivo a quel tempo, dopo la presa di posizione dei nani franco-tedeschi si è ottenuto uno sconticino di 210 giorni, che poco non è.

Ma i troll riuniti a Bruxelles non si sono limitati a digerire “con soddisfazione” la bufala berlusconiana.

Hanno anche deliberato dopo dieci ore di discussione di ridurre del 50 per cento il debito greco e di elevare a mille miliardi il fondo salva-stati (Efsf) inventato per impedire alla speculazione di mettere in ginocchio le banche europee.

Anche il ragioner Fantozzi comprenderebbe che si tratta di misure del tutto inutili. Dopo la cura Bce, la Grecia ha una economia in ginocchio e, cosa ancor più grave, una situazione sociale interna prossima ad una rivoluzione. Ovvero nutre in se elementi di disequilibrio ancor più gravi di un tracollo finanziario.

Siccome Atene non possiede le ricchezze naturali che hanno permesso all’Argentina di salvarsi dal fallimento, i danni prodotti dagli strateghi della Banca europea alla patria di Socrate non permetteranno al Pil greco di riprendersi, perchè da quelle parti, come si potrebbe dire con linguaggio popolare, non gira una dracma a pagarla un milione di euro. Ed anche a vendersi il Partenone e le isole più esotiche difficilmente si portranno sanare le ferite prodotte da questi mesi di ‘austerità’ feroce e talebana.

Spagna, Irlanda, Portogallo ed Italia sono i  situazioni diverse, ma anche questi Paesi debbono fronteggiare una linea di sacrifici e sangue che è servita a tenere a galla le banche, ma che ha colpito il tessuto sociale in modo forse irrimediabile, bruciando risorse enormi per non garantire nulla ai cittadini e soprattutto alle aziende che sono ridotte su lastrico.

In particolare il potenziamento del fondo salva-stati dovrebbe basarsi su due elementi di fondo. Da una parte verranno fornite garanzie fino al 20 per cento per le emissioni di titoli di debito dei Paesi sotto attacco della speculazione, dall’altra, verranno creati uno o più fondi ad hoc (Special purpose vehicles), che potranno giovarsi delle garanzie dell’Efsf per attrarre gli investimenti internazionali (soprattutto quelli delle economie emergenti).

Peccato che la recessione mondiale non presenti tutta questa disponibilità di investimenti e gli unici ad avere soldini da spendere sono i cinesi, che già hanno comperato il debito americano e sono pronti a fare lo stesso con altri, ponendo le basi per un dominio finanziario sul globo che farà impallidire i tempi dei ‘blocchi contrapposti’ della guerra fredda.

Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, ossessionato dal pericolo dell’inflazione, ha sottovalutato la dimensione della crisi e bloccando qualsiasi operazione innovativa per affrontare la tempesta probabilmente ha acceso una miccia a lenta combustione che produrrà l’esplosione degli assetti complessivi dell’Eurozona.  Ed ora forse è tardi per correre ai ripari.

Adesso alcuni a Bruxelles pensano che l’Efsf, attraverso un meccanismo di indebitamento con la Bce, debba salvare le banche in pericolo di collasso e permettere l’acquisto delle obbligazioni pubbliche svalutate in svendita. Il potenziamento del fondo sembrerebbe avvalorare questa tesi, ma la domanda di fondo rimane sempre la stessa: dove sono le idee per superare una situazione non temporanea, ma causa di danni permanenti ed irreparabili?

Nessuno lo sa.

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