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Sacconi, ministro smemorato

Autore: . Data: lunedì, 31 ottobre 2011Commenti (0)

Il titolare del Lavoro, uno dei più aggressivi rappresentanti della compagine governativa, evoca il pericolo terrorismo. La causa sarebbero le proteste contro i licenziamenti facili.

Ha dichiarato Sacconi: “Ho paura, ma non per me perchè sono protetto. Ho paura per persone che potrebbero non essere protette e proprio per questo diventare bersaglio della violenza politica che, nel nostro Paese non si è del tutto estinta”.

Per il ministro il terrorismo potrebbe colpire ancora chi si occupa di temi legati al mondo del lavoro. “Oggi – ha aggiunto Sacconi – vedo una sequenza dalla violenza verbale, alla violenza spontanea, alla violenza organizzata che mi auguro non arrivi ancora una volta anche all’omicidio come è accaduto, l’ultima volta 10 anni fa, proprio con il povero Marco Biagi nel contesto di una discussione per molti aspetti simile a quella di oggi. Perchè – ha proseguito l’esponente governativo – già allora parlavamo non di licenziamenti facili, termine che è assolutamente falso ma, piuttosto, di come incoraggiare le imprese a intraprendere, ad assumere, ad ampliarsi, a crescere anche attraverso l’idea che se poi le cose non andassero bene, se poi le cose si rivelassero difficili, le imprese, come hanno fatto il passo in avanti dovrebbero fare magari anche un mezzo passo indietro”.

Sacconi, che nega l’evidenza di un provvedimento criticato nello stesso tempo da sindacati ed imprenditori, in relazione alla situazione drammatica del mercato del lavoro in Italia aveva sostenuto che “il problema della precarizzazione sorge proprio dall’età: ho fatto il lavoratore precario a vent’anni e mai mi sono posto il problema; a trenta è un’altra cosa. I neo-laureati italiani approdano al mercato del lavoro senza avere mai raccolto ciliegie o scaricato cassette al mercato. Si laureano a 28 anni, in discipline poco spendibili e senza avere mai fatto un’esperienza lavorativa, e non solo si rifiutano di fare una fotocopia, ma non sono in grado di tenerla in mano: sono antropologicamente mutati”.

Il ministro-ex precario in realtà è stato eletto per la prima volta in Parlamento quando aveva solo 29 anni.

La leader della Cgil, Susanna Camusso, ha risposto al titolare del Lavoro: “Spero che Sacconi parli perché ha elementi per farlo e non per inquinare un clima già difficile”.

Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, ha affermato da parte sua: “Siamo già nei guai, se accendiamo micce di divisione sociale invece che di coesione registriamo un danno drammatico per il Paese. Invito il governo a spegnere la miccia che ha acceso e mettersi a ragionare seriamente”.

Il problema del mercato del lavoro e la sempre crescente assenza di opportunità trasparenti per giovani e meno giovani potrebbe essere realmente un detonatore per il riformarsi di gruppi violenti ed antidemocratici. Il dibattito, le critiche e la vivacità dell’opposizione sono le basi di qualsiasi sistema democratico.

Forse Sacconi dovrebbe ricordarsene. Ogni tanto.

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