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Travaglio all’assalto di D’Alema

Autore: . Data: venerdì, 8 luglio 2011Commenti (1)

L’attacco all’ex premier era nell’aria da tempo. Nel mese di maggio cominciarono i primi sussurri, forse indotti da quello che sarebbe successo poi. Adesso, dopo ‘Libero’ ed ‘il Giornale’ è l’ora de ‘Il fatto quotidiano’.

Aveva scritto InviatoSpeciale l’11 maggio scorso: “Sembra che l’ex presidente del Consiglio stia per finire nel tritacarne. Sallusti ha dissotterrato l’ascia di guerra e la carovana sembra pronta a partire”. In quei giorni erano state diffuse alcune notizie su dichiarazioni fatte da un testimone su versamenti di denaro tra società legate a Vincenzo Morichini, ex numero uno di Ina-Assitalia ed amico dell’attuale presidente del Copasir, e la Fondazione Italianieuropei, la ‘tana’ di D’Alema da quando non ha più nessun incarico di rilievo nel Pd.

I rumors andarono avanti qualche giorno. Poi, dopo qualche giorno di silenzio, sempre nell’ambito dell’indagine su tangenti e appalti truccati all’Enac è ricominciato il tam tam. Al quale, come era avvenuto a maggio, l’ex presidente del Consiglio ha reagito con durezza: ”La fondazione Italianieuropei non ha nulla da nascondere e nessuno da difendere, è nostro interesse che si proceda ad un rapido accertamento dei fatti. Sono persuaso che le indagini non potranno che confermare che la Fondazione è del tutto estranea ad eventuali illeciti”.

Mentre le indagini proseguono i giornali, come ormai avviene abitualmente, hanno cominciato a pubblicare ‘inchieste’ nelle quali i fatti concreti sono pochi e le deduzioni o i sospetti moltissimi. D’Alema ha allora querelato nei giorni scorsi ‘Il Fatto quotidiano’.

Ieri il giornale diretto da Padellaro, per nulla intimorito, ha rilanciato con un articolo a firma di Marco Travaglio. Ha esordito il giornalista: “On. pres. Massimo D’Alema, sarà un caso, ma è dai tempi di Mani Pulite che, ogni volta che scoppia uno scandalo, salta fuori il Suo nome o quello di un Suo amico”.

La premessa già induceva sospetti. Tuttavia ingiustificati, almeno dal punto di vista penale. Perchè se in oltre vent’anni “salta fuori un nome”, ma all’evento non segue alcuna condanna (e neppure un processo) allora l’affermazione è forse un po’ azzardata.

Ma questo per Travaglio è ininfluente e soprattutto superfluo. Così il giornalista ha elencato alcuni fatti a suo parere sospetti: “La prima è nel ‘93, con la tangente Fiat al Suo luogotenente veneto De Piccoli. Nel ‘94 tocca a Lei per il finanziamento illecito di 20 milioni (anni ‘80) dall’imprenditore malavitoso Cavallari. Nel 2004 Calisto Tanzi racconta ai pm di aver finanziato anche Lei e la Sua fondazione Italianieuropei, tramite gli elemosinieri Parmalat, Romano Bernardoni e Sergio Piccini: “Bernardoni s’è occupato della sponsorizzazione della fondazione Italianieuropei che non ho seguito direttamente. D’Alema attraverso Minniti è stato invece finanziato da Piccini”. Lei nega i finanziamenti, ma ammette la sponsorizzazione, il cui interesse per Parmalat sfugge ai più: “La Solaris Srl, editrice del bimestrale Italianieuropei, ha stipulato contratti annuali di acquisto di pagine pubblicitarie sulla rivista col gruppo Parmalat. Contratti da lire 50 milioni per il 2002, euro 25.822 per il 2003 e euro 26 mila per il 2004. La società ha percepito solo l’importo relativo al 2002”. Però, curiosamente, non ha querelato Tanzi per calunnia. Nel 2006 escono le Sue esultanti telefonate a Consorte, poi arrestato per la scalata illegale a Bnl e Lei si trincera dietro l’immunità europea. Nel 2009-2010 i Suoi fedelissimi in Puglia, Frisullo e Tedesco, finirono l’uno in carcere e l’altro in Senato giusto in tempo per sfuggire alla galera. Negli ultimi 15 giorni, un arresto via l’altro: Vincenzo Morichini, ex amministratore Ina-Assitalia, Suo socio di barca e responsabile della raccolta fondi di Italianieuropei, arrestato per una tangente di 40 mila euro da Riccardo Paganelli per favorire la sua Rotkopf Aviation ad aggiudicarsi i collegamenti aerei per l’Elba; Franco Pronzato, ex consigliere di Bersani, cda Enac e responsabile Trasporti Pd (plateale conflitto d’interessi), arrestato per aver ricevuto da Paganelli metà della tangente (20 mila euro) per agevolare Rotkopf; Paganelli arrestato per mazzette in cambio di favori da Enac, dice di aver finanziato con 30mila euro Italianeuropei e di averle prestato il suo aereo per cinque voli del valore di 6 mila euro l’uno; Pio Piccini, fratello dell’elemosiniere di Tanzi e amministratore di Omega, arrestato per bancarotta fraudolenta, confessa di aver pagato Morichini perché gli facesse ottenere da Finmeccanica l’appalto delle intercettazioni e di aver finanziato pure lui Italianieuropei con30 mila euro”.

Se il cronista de ‘il Fatto quotidiano’ fosse un pubblico ministero per gli imputati di un qualsiasi reato ci sarebbe da aver paura. Non tanto per la totale inesistenza della presunzione di innocenza (che, è vero, coi politici è sempre una generosa concessione), quanto per il rispetto della logica.

All’epoca di alcuni dei fatti elencati da Travaglio D’Alema era potentissimo (oggi lo è molto meno) e, tra i tanti, Tanzi guidava un gruppo industriale sterminato, la Parmalat. E due ras di quel genere, secondo il giornalista-detective, si scambiano favori, per altro verificabili, da 50 milioni o da 26 mila euro mentre fanno danni?

Sulla complicata vicenda della sanità pugliese le cose sono più complicate. Ma dal punto di vista delle balzane alleanze politiche decise dall’ex premier. E’ difficile pensare, invece, a D’Alema in combutta con l’allora assessore Tedesco ed alle prese con le puttane fornite da Tarantini, che hanno allietato i pomeriggi di Frisullo. Non foss’altro per l’io smisurato del personaggio, sicuramente poco incline alla collaborazione con individui coinvolti in affarucci ‘da poco’.

Affaruccio da poco che non è stato il tentativo di acquisto della Bnl. Ma quella vicenda, tuttavia, per quanto sia finita in tribunale, puzza di bruciato lontano un miglio. Non perchè il suo protagonista, Consorte, si sia comportato bene, ma per la misteriosa esplsione del caso, che ha impedito alla Coop di acquisire una banca.

Proprio in questi giorni si discute della vicenda Mondadori. In un Paese nel quale si arriva a livelli incontrollati di malaffare e nulla accade (la casa editrice è saldamente nelle mani di Berlusconi, sebbene i magistrati che lo hanno permesso siano stati riconosciuti corrotti) è chiaro che le operazioni finanziarie o industriali vanno o non vanno a buon fine solo se dispongono di speciali lasciapassare. E nel caso della ‘banca della sinistra’ quel pass qualcuno non lo ha voluto firmare. Sarebbe allora interessante capire chi e non indagare sulle telefonate “esultanti” di D’Alema. Forse o no?

Ed anche la storiella Enac, Morichini, Paganelli, voli privati è un po’ patetica. Se il capo del Copasir (lo è stato anche Rutelli, a dimostrare la scarsa importanza della poltrona) si fosse venduto l’anima per cinque passaggi aerei e 30 mila euro di mancia per la sua Fondazione da parte di gente che gestiva il sistema aereo nazionale (rotte ed aeroporti compresi) ci sarebbe da preoccuparsi.

Vero è invece che D’Alema da anni si circonda di personaggi in cerca d’autore, che spesso finiscono con l’attirare l’attenzione della cronaca. Per motivi di varia natura, specialmente politici. E sebbene l’ex presidente del Consiglio sia stato l’artefice di una delle serie più straordinarie di errori politici nella storia del dopoguerra è difficile affermare che sia un uomo corrotto o corruttibile.

Le domande ed i dubbi di Travaglio su D’Alema descrivono, allora, un modo strano di fare il giornalismo di inchiesta in Italia e del quale il vicedirettore de ‘Il fatto quotidiano’ è un esponente di punta. Il compito della stampa dovrebbe essere quello di smascherare i lazzaroni attraverso la pubblicazione di documenti originali ed inequivocabili che ne dimostrano la colpevolezza.

I taglia ed incolla di fatti considerabili ‘punti oscuri’ e collegati tra loro da un teorema sono altra cosa. E sono anche un pericolo. Perchè tutto, ma proprio tutto, può essere impastato in modo da suggerire sospetti. Lo sapevano bene a Mosca, quando Stalin chiedeva di processare qualcuno per toglierselo dai piedi. In quel caso per sempre. E lo sa bene negli Usa Strauss Kahn, come se ne sono accorti Amanda Knox e Raffaele Sollecito, in galera da anni senza prove ma descritti come colpevoli da giornalisti impreparati. Per non parlare di Avetrana, Cogne, Garlasco, ecc.

La stampa deve essere libera, sempre. Ma nel nostro Paese sarebbe il caso di cominciare a raccontare i fatti lasciando le opinioni da parte. Per evitare che la ‘fabbrica del fango’ ci sommerga tutti.

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Commenti (1) »

  • Lino ha detto:

    Consideriamo Marco Travaglio una delle menti più lucide, acute, affascinanti dell’Italia attuale. Questo non per lo spasso inarrivabile dei suoi incontri col pubblico, ma per l’impegno civile del quale è intriso il suo humor. Muove accuse precise contro potentati della politica e della finanza, soggetti che la quasi totalità dei giornalisti pennivendoli fa a gara per avere la simpatia. Sembra un Leonida della trasparenza con pochi Spartani intorno, che si batte contro un’orda di connazionali corrotti. Merita un monumento più bello di quello dell’eroe greco a Sparta. Leggiamo tutti gli articoli di Marco che riusciamo a trovare e invidiamo la fertilità della sua mente. Ci auguriamo che venga pubblicata una raccolta annuale dei suoi articoli.
    Su quanto Marco dice su Dalema, non abbiamo competenza. Questo ex potentato non ha la nostra fiducia da almeno due decenni. Ci appare come uno del branco.

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