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Riaperte le indagini sulla morte del calciatore Denis Bergamini

Autore: . Data: martedì, 19 luglio 2011Commenti (0)

Il gip del tribunale di Castrovillari ha accolto la richiesta della procura di riaprire l’inchiesta sulla morte del giovane, morto nel novembre 1989 a 27 anni. Forse finalmente è il momento della verità.

Il gip Pasquale Collazzo avrebbe ipotizzato il reato di omicidio volontario, come avevano richiesto i familiari del calciatore del Cosenza e il loro legale, Eugenio Gallerani di Ferrara. I familiari dell’atleta ed i suoi legali nei mesi scorsi avevano depositato alla procura di Castrovillari una copiosa e argomentata memoria in cui si chiedeva la riapertura dell’inchiesta, archiviata nell’arco di questi 22 anni più volte. La prima dopo un processo a carico del camionista che secondo le ricostruzioni oggi messe in dubbio avrebbe investito il calciatore.

Denis Bergamini morì travolto da un camion sulla Statale Jonica, a Marina di Capo Roseto Spulico. Il conducente del mezzo investitore fu processato per omicidio colposo e sempre assolto

In realtà le indagini furono velocissime ed a parere dei familiari del ragazzo si volle archiviare il caso in fretta a tutti i costi. Secondo gli investigatori il ragazzo si era gettato sotto il camion per una pena d’amore. Adesso i pm indagano ritenendo che la ricostruzione originaria fosse una montatura organizzata per nascondere altro.

Secondo i genitori il ragazzo fu ucciso altrove e poi portato sul luogo del finto investimento. I Bergamini pensano che molti particolari sono stati ignorati in modo ingiustificato ed il padre del calciatore ha raccolto quelle che per lui sono lacune gravi nelle investigazioni su un blog  (http://www.denisbergamini.com/).

Convinti della necessità di riaprire il caso anche i tifosi del Cosenza,  che hanno sempre seguito la vicenda, fino ad organizzare una “marcia contro l’omertà” che si concluse nello stadio del capoluogo calabrese dove è stata eretta anche una statua in onore del calciatore.

Tra le tante stranezze dell’affaire, eccone alcune. Perchè “l’auto di Denis si trovava dietro al camion anziché sulla piazzola?”, si chiede il padre. Ed ancora: quella sera pioveva. ma le scarpe del giovane non erano infangate. Dall’autopsia, poi, “non risulta trascinamento” del corpo e “le distanze non coincidono”.

Il corpo del ragazzo, inoltre, non presentava “nessuna ferita o ematomi in alcuna parte del corpo e neppure nessuna frattura ossea”, nonostante “il camionista ha dichiarato di aver fatto retromarcia per vedere se era ancora vivo, quindi l’avrebbe così sormontato due volte”.

In base alle testimonianze, infine, la parte lesionata del bacino avrebbe dovuto essere la sinistra, invece era la destra. Altro particolare non secondario: l’orologio che il ragazzo aveva al polso al momento della disgrazia “funzionava ancora e il vetro non presentava graffi”, nonostante il corpo fosse stato trascinato da un camion sull’asfalto per 60 metri. All’obitorio, infine, l’infermiere disse che il corpo, così come i vestiti, era distrutto. Cosa contraddetta dalle foto. Dall’autopsia risultava intatto, con un’unica ferita sulla parte destra del bacino.

In un Paese nel quale spesso si assiste a processi privi di prove o di solide tesi accusatorie si spera che questa volta si riesca finalmente a trovare la verità. Perchè il povero Denis possa avere finalmente giustizia.

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