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Processo Knox-Sollecito: oggi è il giorno della svolta

Autore: . Data: lunedì, 25 luglio 2011Commenti (0)

A Perugia i periti nominati dalla Corte d’assise d’appello di Perugia, i professori Stefano Conti e Carla Vecchiotti spiegheranno perchè le prove principali che hanno portato alla condanna dei due ragazzi sono in realtà “inattendibili”.

La morte di Meredith Kercher ha un colpevole, è Rudy Guede, condannato Cassazione a 16 anni per violenza sessuale ed assassinio. Ma in carcere ci sono anche Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ritenti responsabili dello stesso delitto e condannati anche loro. Ma a pene ben più pesanti: 26 anni per la ragazza americana, 25 per il giovane pugliese.

Le indagini ed il processo di  primo grado a carico dei due ex fidanzati sono stati un lungo elenco di incongruenze, foraggiate spesso in modo irresponsabile dai media e dai commenti di ‘opinionisti’ spesso neppure informati sui  fatti.

Durante la prima fase processuale la difesa aveva chiesto una perizia super partes dei reperti che secondo gli investigatori e la procura ‘inchiodavano’ i ‘colpevoli’, ma la Corte di Perugia l’aveva negata. In appello la richiesta è stata invece accolta è puntualmente gli esperti hanno rilevato quello che numerosi esperti sostenevano da tempo.

Oggi in aula i professori Stefano Conti e Carla Vecchiotti esporranno la loro perizia in cui ritengono che gli accertamenti fatti dalla polizia scientifica durante le indagini ’non siano attendibili’. I due professionisti avevano ricevuto il mandato di fare nuove analisi su due reperti in particolare, il coltello che in primo grado era stato ritenuto l’arma del delitto e il gancetto del reggiseno di Meredith Kercher, che la ragazza indossava quando venne uccisa.

Sul primo, la polizia scientifica aveva affermato di aver individuato il dna di Amanda Knox sull’impugnatura e quello di Meredith sulla lama. Sul secondo invece, ci sarebbe stato insieme al profilo genetico della vittima, anche quello di Raffaele Sollecito.

I periti non sono stati in grado di ripetere nuove analisi dato il cattivo stato in cui si trovavano i reperti ed hanno allora analizzato il lavoro della scientifica. E studiando le ‘prove’ hanno scoperto che non erano per nulla ‘provate’.

Siccome sembra che la ricerca della verità non interessi la procura, ma piuttosto i pm siano interessati a dimostrare le proprie tesi (smentite), il dibattimento di oggi vedrà la difesa dei due condannati sostenere l’importanza delle conclusioni dei periti e l’accusa insistere sulla linea seguita fino ad oggi.

I professori Vecchiotti e Conti nella loro relazione conclusiva hanno sostenuto durante il lavoro della polizia scientifica “non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo e i protocolli di raccolta e campionamento”. In particolare, per quanto riguarda la lama del coltello, secondo i periti, la quantità di dna che è stato attribuito a Meredith Kercher, è troppo bassa per fornire un dato certo una volta analizzato e per questo motivo non si può attribuire alla studentessa uccisa.

I periti sono stati espliciti ed hanno affermato che “non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica della traccia B (lama del coltello)”e “dai tracciati elettroforetici esibiti si evince che il campione indicato con la lettera B (lama del coltello) era un campione Low Copy Number e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla Comunità scientifica internazionale”. “Tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della Comunità scientifica internazionale, relativa al trattamento di campioni Low Copy Number – si legge ancora relativamente al coltello- non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato sulla traccia B alla vittima Kercher Meredith Susanna Cara poichè il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati”. Inoltre, sempre secondo i periti, “non si può escludere che il risultato ottenuto dalla campionatura B possa derivare da fenomeni di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici eseguiti”. L’unica cosa su cui concordano con la polizia scientifica, è la presenza del dna di Amanda Knox sull’impugnatura, cosa di per sè naturale perchè il coltello era quello abitualmente utilizzato dai ragazzi per cucinare.

Per il gancetto del reggiseno di Meredith Kercher, su cui la polizia scientifica aveva isolato il cromosoma Y di Raffaele Sollecito, il giudizio dei periti è altrettanto impietoso: “Vi è stata un’erronea interpretazione del cromosoma”.

Vecchiotti e Conti hanno poi continuato: “Non si può escludere che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione”. Per gli specialisti nominati dalla Corte, su quel gancetto c’era un “profilo genetico derivante da mistura di sostanze biologiche non meglio identificate (si ricorda che non è stata eseguita alcuna indagine mirata all’evidenziazione delle ipotizzate cellule di sfaldamento quindi l’affermazione è priva di fondamento scientifico) la cui componente maggiore è rappresentata da Dna della vittima e la componente minore è rappresentata da Dna proveniente da più individui di sesso maschile, uno dei quali corrisponde al cromosoma Y di Raffaele Sollecito”.

Per i professori la scientifica ha dato un’interpretazione sbagliata della mistura di sostanze biologiche e come se ciò non bastasse, i periti sostengono che il reperto potrebbe essere stato contaminato visto che è stato “recuperato 46 giorni dopo il crimine in un contesto altamente suggestivo di contaminazione ambientale”.

Per i periti, insomma, “la documentazione circa la possibile contaminazione del reperto, sia prima che dopo il recupero, è inadeguata”.

Oggi si terrà la prima delle tre udienze in cui il gancetto del reggiseno e il coltello e si vedrà quali castelli di carte l’accusa cercherà di costruire per difendere le proprie tesi. Il processo andrà avanti fino a settembre, quando dovrebbe essere pronunciata la sentenza.

Già in primo grado le prove contro i due imputati erano fragili, sommarie ed indiziarie. E costruite intorno ad un teorema spesso più che zoppicante. Se Amanda Knox e Raffaele Sollecito, come ormai tutto fa pensare, saranno assolti in appello non dovrebbe bastare il ‘normale’ risarcimento per ‘ingiusta detenzione’. Eppure non sarà possibile andare oltre e punire in modo severo chi, investigatori e magistrati, hanno tenuto due ragazzi innocenti i carcere per anni. In Italia manca una legge che sanzioni casi così eclatanti di cattiva gestione della giustizia.

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