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Manovra: il delirio del Pd

Autore: . Data: lunedì, 18 luglio 2011Commenti (0)

Il Pd prima facilita il passaggio della misura perchè “indispensabile” e poi la definisce “una bomba ad orologeria”.

La crisi del Paese è nota da almeno vent’anni. La Repubblica italiana è passata dal saccheggio di Craxi e Forlani alle truffe (non meno criminali) dei fondatori della cosiddetta Seconda Repubblica.

Tuttavia, affidare ai soli partiti la responsabilità di questo disastro sarebbe ingiusto. Prima di tutto perchè i personaggi da operetta che occupano la scena politica nazionale sono stati sostenuti dagli elettori. Così come gli stessi elettori hanno spedito in Parlamento Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Carfagna, Gelmini, Bondi, Quagliariello, Tremonti, Brunetta, Sacconi, ecc.

Nello stesso tempo nessuno ha imposto ai simpatizzanti della sinistra di sostenere Veltroni, il D’Alema della bicamerale, Fassino o Chiamparino, Finocchiaro, Violante, Serracchiani o Renzi, Letta, Fioroni e molti altri.

Al governo come all’opposizione un esercito di dilettanti è riuscito a liquidare una delle più evolute economie industriali del pianeta. E non solo.  Ha favorito la devastazione ambientale, il collasso delle infrastrutture, la catastrofe del sistema sanitario, il coma della scuola pubblica. E soprattutto ha scientificamente demolito lo stato sociale ed il sistema di garanzie per i cittadini, mantenendo (ovviamente) i propri privilegi inalterati.

Adesso, dopo il varo di una manovra finanziaria dissennata e criminale, le conseguenze saranno fatali per il futuro assetto dell’Italia ed i danni irreparabili causati dalle decisioni appena prese, al di là di ogni ragionevole dubbio, spingeranno l’Italia verso una durissima stagione di carestia.

In una contingenza tanto grave si registra la perdita di senno da parte del segretario del Partito Democratico. Ha detto ieri Pier Luigi Bersani: “Hanno imbastito una manovra carica di tasse e senza alcuna riforma che non ci metterà al riparo dai mercati e che ha innescato una bomba a orologeria che scoppierà tra il 2013 e il 2014″.

Il protagonista del ‘miracolo’ di un passaggio parlamentare ultrarapido deve essere stato ‘illuminato’ (in ritardo) da qualche intuizione divina. Il leader del principale partito di opposizione ha aggiunto che la manovra “non risponde ad un interrogativo di fondo e cioè come fa un Paese con un debito così alto a pagare quel che deve crescendo poco o nulla”.

Quindi Bersani è passato al delirio vero e proprio. Secondo lui i tempi sarebbero maturi per un confronto elettorale, ma siccome difficilmente il centro destra mollerà l’osso, allora il Pd sarà disponibile anche ad affrontare “una fase di transizione che nei tempi utili consenta una riforma elettorale”, a patto che “i vecchi protagonisti si facciano da parte”.

Quasi fosse ‘Alice nel paese delle meraviglie’, il segretario dei democratici ha aggiunto che la vera novità della manovra non sta nei tempi rapidi con cui è stata approvata, ma nell’unità dell’opposizione. “Per la prima volta in tre anni – ha sostenuto – il Pd, l’Udc e l’Idv hanno proposto correttivi comuni, hanno presentato in Parlamento emendamenti insieme. E’ una novità che non va sottovalutata”.

E’ impossibile credere che il Capo del più numeroso partito di opposizione non sappia che gli ‘emendamenti’ sono stati spazzati via da una fiducia e che l’ossatura della manovra non ha recepito neppure una virgola proposta dal centro e dal centro sinistra.

L’unico dato reale è che il provvedimento governativo è passato come un lampo, mentre la debolezza strutturale della nostra economia è aumentata e non lascia prevedere buoni auspici per il futuro.

Alla superficialità di Bersani, poi, si aggiunge il cosiddetto ruolo di ‘supplenza’ che il presidente della Repubblica sta esercitando da qualche tempo. Dopo il non autorizzato intervento a favore della guerra di Libia, che più di qualunque altra missione estera nega le indicazioni  della Costituzione, Napolitano ha imposto l’iter fulmineo di approvazione della finanziaria per ‘proteggere il Paese da eventuali ulteriori attacchi speculativi’.

La sparizione di Berlusconi, così come la debolezza del governo e le sue fratture interne, sono un fatto, ma la Carta non afferma in nessuno dei suoi articoli che il presidente della Repubblica debba sostituirsi a quello del Consiglio quando quest’ultimo si rende latitante. E’ nel Parlamento che si debbono sciogliere i nodi politici, perchè l’Italia è una Repubblica parlamentare e non presidenziale.

Non si spiega allora la accondiscendenza con la quale in generale si valutano gli scantonamenti gravi di Napolitano, non ‘salvatore’ dell’integrità della nazione, ma piuttosto suo ultimo (in ordine di apparizione) affossatore.

Oggi Bersani, invece di parlare a vuoto, dovrebbe spiegare con quale programma pensa di andare alle elezioni e con chi. Ma non può farlo, così come accade a tutti gli italiani. Perchè Tremonti ha ragione su una cosa: il Paese è come il Titanic dopo la collisione con l’iceberg. Salvo che in quella notte di tregenda sulla gigantesca nave si confermò una certezza: i pochi che si salvarono non arrivavano dalla terza classe.

Lo tenga ben presente la cosiddetta sinistra italiana.

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