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La telenovela Berlusconi-D’Addario

Autore: . Data: lunedì, 18 luglio 2011Commenti (0)

La signora barese passata alle cronache per aver aver fatto sesso col premier si dichiara vittima del suo avvocato e dei giornalisti. E chiede scusa al Cavaliere. E se avesse una qualche ragione?

Bari è un capoluogo meridionale senza particolare identità. I suoi abitanti sono poco interessati alle antiche influenze longobarde e bizantine o saracene, arabe, normanne, sveve, spagnole, francesi. Forse solo pochissimi abitanti del capoluogo pugliese sanno che l’Italia liberata dal nazifascismo decise nella loro città, il 28 e 29 gennaio del 1944, durante il Congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale, la futura strategia politica per la ricostruzione del Paese. Come non sanno che Radio Bari dal settembre del 1943 fu la prima emittente democratica nazionale dopo vent’anni di dittatura.

Bari è una città guidata da una borghesia ‘piccola piccola’. Un paesone commerciale governato da un sindaco ex magistrato (del Pd), al quale hanno affibbiato il soprannome di “sceriffo”, e vittima di un tessuto sociale fortemente disgregato, nel quale ignoranza, clientelismi, pasticci, labirinti partitici e tinelli intellettuali (i salotti sono scomparsi negli anni sessanta) paralizzano lo sviluppo e fanno affarucci di mezza tacca tra tentativi patetici di trame per lo più sconclusionate.

Insomma, si tratta di una città in decadenza in un Paese in decadenza. La stessa situazione di tanti altri centri urbani italiani. Si pensi, per esempio, al ben più tragico declino della Roma di Alemanno.

In questo scenario è maturato lo ‘scandalo’ delle puttane a Palazzo Grazioli, la residenza romana di Berlusconi. La vicenda è nota. Un imprenditore, Gianpaolo Tarantini, attivo nel campo della sanità, pare utilizzasse procedure poco corrette per farsi strada nel mondo degli affari.

Nel 2009, mentre le indagini erano in pieno svolgimento, Tarantini raccontò: “Nel giugno insieme a mia moglie ed a Massimo Verdoscia e famiglia deci­demmo di prendere in affitto una villa in Sarde­gna per un importo di circa 70mila euro, che pagammo io, per un importo maggiore, e Mas­simo Verdoscia”.

In un’altra dichiarazione agli inquirenti l’uomo d’affari barese ebbe a dire: “Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.

Nel soggiorno sardo il giovane affarista fece ‘molta’ amicizia col premier, tanto che in seguito diventò un ‘portatore’ di ragazze per le feste a Roma (e non solo) della allegra compagnia che si riuniva intorno a ‘Papi Silvio’. Tra queste signore e signorine c’era anche Patrizia D’Addario, che all’epoca non ebbe remore a definirsi escort, una professione che in linguaggio comune indica le puttane.

Sul suo profilo Facebook la signorina barese ha riportato questo racconto: “Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più volu­ta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da par­te di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi”. E non si rende conto che questo è un ricatto? “Lei dice? Io posso dire che qualche giorno dopo Giampaolo ha voluto il mio curriculum perché mi disse che volevano candidarmi alle Europee”. Però lei non era in quella lista? “Quando sono cominciate le polemiche sulle veli­ne, il segretario di Giampaolo mi ha chiamata per dirmi che non era più possibile”. Quindi la candidatura alle Comunali è stata un ripiego? “A fine marzo mi ha cercato Tato Greco, il nipote di Matarrese che conosco da tanto tempo. Mi ha chiesto un incontro e mi ha proposto la lista ‘La Pu­glia prima di tutto’ di cui era capolista lo zio. Io ho accettato subito, ma pochi giorni dopo ho capito che forse avevo commesso un errore”.

‘La Repubblica’ ha riassunto in questo modo il senso delle ultime esternazioni della donna. “La nuova versione di Patrizia D’Addario potrebbe quindi diventare a breve materiale di una ulteriore indagine o confluire nel fascicolo di inchiesta a carico di Gianpaolo Tarantini per favoreggiamento della prostituzione. Patrizia D’Addario, che nel giugno 2009 si presentò dal pm Giuseppe Scelsi al quale raccontò di essere stata pagata da Gianpaolo Tarantini per trascorrere una notte con il premier, ora fa marcia indietro e parla di “ricatto”. Un piano architettato, dice, dal suo avvocato Maria Pia Vigilante, con la complicità del vicedirettore del ‘Corriere del Mezzogiorno’ Maddalena Tulanti e della giornalista del ‘Corriere della sera’ Fiorenza Sarzanini. “Dissero che dovevo fare questa intervista, che era il solo modo per proteggere la mia famiglia e mettere fine alle minacce che ricevevo da mesi. Io volevo andarmene, ma non ci fu verso”. E ancora, “sono stata usata dai nemici di Berlusconi, a mia insaputa ovviamente, strumentalizzata e poi gettata via”".

Se si scompongono gli elementi un paio di domande sono possibili. InviatoSpeciale le suggerisce da tempo, ma senza successo. Perchè mai Tarantini per ‘sfondare’ ha scelto di andare in Sardegna, mentre era la Puglia la sua area prevalente di ‘intervento’? E come mai non si sa ancora nulla della “rete di connivenze” messa in piedi dall’imprenditore grazie alla fornitura di “prostitute” e “cocaina”? Perchè la stampa nazionale in passato si è lanciata su D’Addario (e le altre) ed ha sottovalutato il quadro generale?

Era facile prevedere che la signora barese con il vizio delle registrazioni dopo la fase ‘acuta’ dello scandalo sarebbe stata messa da parte. Cosa che è puntualmente avvenuta. La provincia è piena di sussurri e qualche volta chi ne ascolta il fruscio pensa di poterne trarre giovamento. Potrebbe essere successo a Bari nel lontano 2009 ed oggi Patrizia D’Addario, rimasta senza fama e senza gloria, spera di conquistare qualche pagina di giornale e la riconoscenza di qualcuno dei protagonisti dello scandalo.

Ma i giornalisti e gli avvocati che allora erano tanto solerti nel descrivere i fatti perchè hanno dimenticato non solo la ‘tastimone Patrizia’, ma soprattutto il pasticcio della sanità pugliese? Ah, saperlo!

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