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La sinistra di guerra e di moschetto

Autore: . Data: venerdì, 22 luglio 2011Commenti (0)

Il caos regna sovrano nel governo sul rifinanziamento delle missioni all’estero. La Lega, o almeno Castelli, sembrano contrari a finanziare le avventure belliche. Ed allora ci pensa Finocchiaro (Pd) a richiamare i reprobi all’ordine.

C’era una volta la sinistra contro le guerre. Si cantava e si manifestava per la Corea ed il Vietnam, per il Medio Oriente e per Granada. Alcune centinaia di migliaia di persone, operai, contadini, manovali, pur parlando a mala pena l’italiano sapevano le parole di ‘e Shall Overcome’ che urlavano in modo rabbioso mentre i B52 americani bruciavano la foresta vietnamita col napalm.

Anna Finocchiaro era molto giovane ai tempi di Ho Chi Minh e del generale Wetmoreland e poi non deve aver avuto tempo per informarsi, visto che negli ultimi 24 anni ha fatto la parlamentare. Secondo WIkipedia lavorando in tutta la sua vita ‘veramente’ solo dal 1981 al 1987, sei anni in tutto.

Ieri erano previste le votazioni sul ddl missioni in Senato, ma sono state rinviate a martedì prossimo, a causa dei sommovimenti dei leghisti. A creare disagio è la guerra di Libia, che sta producendo spese inaudite, centinaia di vittime civili e nessun risultato pratico.

In particolare il viceministro Roberto Castelli ha comunicato di voler votare contro il rifinanziamento. Ha detto il celtico-padano: “Come gia’ annunciato non parteciperò al voto in Senato sull’Atto Senato 2824. La mia è una decisione esclusivamente personale, di cui ho discusso ieri con il Segretario Federale Umberto Bossi. Le motivazioni sono molte e troppe per essere tutte ricordate. Richiamo le più importanti, che mi hanno determinato in questa scelta, sicuramente la più difficile della mia ormai lunga avventura politica nella Lega Nord. E’ infatti la prima volta che mi trovo a prendere una decisione difforme da quella del mio partito. Ma sono contento che Umberto Bossi abbia capito le mie ragioni, derivate anche dalle mie esperienze di vita”.

“Fui infatti presente in Serbia durante i bombardamenti voluti dal Governo D’Alema – ha raccontato Castelli -, con Ministro dell’Interno l’attuale presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Toccai con mano l’effetto delle bombe ’intelligenti’ e l’incredulità e lo sgomento del popolo serbo, donne, uomini e bambini in tutto e per tutto uguali a noi, che non riuscivano a capacitarsi del perchè una nazione considerata amica come l’Italia li stesse bombardando. Lo stesso accade oggi in Libia”.

“Al di là dei motivi umanitari – ha proseguito -, è del tutto evidente che questo intervento non è stato fatto per salvare le popolazioni civili inermi, ma per rovesciare un regime che, sia pur condannabile sotto molti punti di vista, nulla aveva commesso di nuovo rispetto alle azioni degli anni passati”.

Per l’esponente del Carroccio “è del tutto evidente, allo stato dei fatti, che la motivazione dell’intervento umanitario non può reggere ed è del tutto incredibile. Per questi motivi, che per quanto mi riguarda sono di natura puramente etica, non posso votare il rifinanziamento della guerra alla Libia. D’altro canto, essendo io un esponente del governo, non posso certo nascondermi che questa scelta ha ricadute di natura politica. Pertanto, qualora il presidente del Consiglio e il segretario del mio partito ritenessero che questa mia posizione sia incompatibile con la carica di governo, mi dichiaro disponibile a dimettermi immediatamente”.

Apriti cielo. Il presidente del Gruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, per l’occasione ha imbracciato il moschetto ed è partita per il fronte. Quindi ha tuonato: “E’ in atto una crisi politica all’interno della maggioranza su una questione sensibile e cruciale come quella del rifinanziamento delle missioni”. “Vogliamo sapere dal governo – ha aggiunto Finocchiaro – che cosa intende fare su questo provvedimento, come mai due ministeri, quello della difesa e quello dell’Economia, hanno due opinioni diverse, come mai la Lega decide di votare contro il rifinanziamento per bocca del vice ministro Castelli, dopo la giornata di ieri. Questa è la vicenda politica, molto più seria e più grave delle ’manfrine’ che si stanno facendo. La responsabilità grava sui componenti della maggioranza e del governo. Dopo che si era giunti ad una volontà unanime sul provvedimento, a questo punto il gioco si è improvvisamente rotto in contemporanea alla dichiarazione dell’on. Castelli che ha affermato ’mi dispiace dovrò dare un nuovo dispiacere al presidente del Consiglio perché io voterò contro la missione in Libia”.

Con Finocchiaro l’ex radicale non violento ed ex collega di partito Francesco Rutelli. Che ha aggiunto: “E’ impensabile che ci sia un ministro che si dichiara orgoglioso di dire no al decreto sulle missioni internazionali, togliendo così il sostegno ai nostri militari che rischiano la vita”. “Oltretutto, da un lato la Lega mina la componente militare della missione; dall’altro il ministro dell’Economia compie un gesto perfido mettendone in discussione la componente civile” con la sua opposizione alle spese relative alla parte delle missioni legata alla cooperazione, ha continuato l’ex sindaco di Roma. “Le missioni -ha concluso Rutelli- hanno hanno bisogno essenziale della componente civile. Se sparisce, cosa fanno i nostri soldati? Siamo lì solo per difenderci dalle bombe?”.

IL problema del mutamento morfologico della sinistra italiana è sotto gli occhi di tutti, ormai da anni. Tuttavia la demagogia con la quale questi professionisti dei partiti trattano di vicende che riguardano la vita e la morte di centinaia di migliaia di donne, bambini ed uominni civili è diventata intollerabile. Probabilmente Finocchiaro passerà molti anni ancora seduta sugli scranni del Parlamento, comodamente protetta da privilegi e guarentigie. Cosa che non accade ai cittadini libici, somali, afghani, palestinesi, sudanesi. A tutti quelli, insomma, che in nome della pace e della democrazia vengono bombardati anche dai nostri aerei militari e dalle nostre bombe.

Per una volta il leghista Castelli ha rotto il fronte dell’omertà che copre le nefandezze delle missioni all’estero. E per l’ennesima volta un rappresentante del centro sinistra ha perso l’occasione per tacere. Se gli elettori torneranno a poter scegliere i propri rappresentanti vorranno mandare la senatrice Finocchiaro a lavorare. Del resto e dal 1987 che non timbra un cartellino.

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