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La guerra dimenticata di Libia

Autore: . Data: giovedì, 14 luglio 2011Commenti (1)

I ‘rivoluzionari’ protetti dalla Nato sono tagliagole al pari dei killer del dittatore Gheddafi. Lo denuncia Human Rights Watch. Ma la stampa fa finta di nulla.

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha reso noto che nel corso dei combattimenti diversi ribelli libici sarebbero stati responsabili di “saccheggi, incendi dolosi e abusi di civili”. Secondo alcuni testimoni tra giugno, luglio e fino alla settimana scorsa, mentre il fronte degli insorti ha cominciato a dispiegarsi sulle alture del Nafusa “in quattro città conquistate dai ribelli nelle montagne del Nafusa diversi combattenti hanno danneggiato proprietà, bruciato case, saccheggiato ospedali, case e negozi, e picchiato alcuni individui accusati di aver sostenuto le forze governative”.

Secondo Human Right Watch lo stesso colonnello El-Moktar Firnana, uno dei comandanti delle truppe antigovernative, avrebbe ammesso l’entità degli abusi e deciso di “fissare delle direttive” altrimenti i suoi uomini “avrebbero bruciato tutto”. Il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi non ha voluto rilasciare commenti sui fatti. Le città prese d’assedio sarebbero state Al-Awaniya e Zawiyat al-Bagul, roccaforti della tribù Mesheshiya, schierata con Tripoli.

Intanto un allarme è stato lanciato dalle organizzazioni e dalle associazioni sulla mancanza di fondi per garantire l’assistenza alle migliaia di libici che si sono rifugiati in Tunisia. La Croce rossa di Tataouine ha affermato che le difficoltà finanziarie (essenzialmente legate al mancato arrivo di fondi dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) stanno mettendo a rischio l’assistenza ai libici fuggiti dal loro Paese e che sono ospitati nei campi istituiti in Tunisia.

L’accordo, in particolare, riguarda la struttura del campo di Remada, che assiste un migliaio di persone, anche fuori dall’accampamento. La parte finanziaria di questo accordo, ha detto alla Tap una fonte della Croce rossa tunisina, consentirebbe oltre alla fornitura di viveri ai rifugiati, anche il pagamento degli stipendi al personale in un periodo particolare, quale è quello di avvicinamento al ramadan, che comincia in agosto.

E mentre milioni di dollari al giorno vengono spesi dall’occidente (Italia compresa) per sostenere le forze antigovernative mentre decine di migliaia di profughi rischiano di morire di fame, il colonnello Juma Brahim, capo del centro militare operativo della ribellione del Djebel Nefussa, uno dei capi della rivolta, ha dichiarato all’agenzia France Presse: “Fino a questo momento è stato impossibile trovare una soluzione politica: Gheddafi vuole restare al suo posto e i ribelli non vogliono”.

L’affermazione di Brahim segue le recenti dichiarazioni di Parigi, che dopo aver voluto la guerra ha capito che i ‘rivoluzionari’ non sono in grado di controllare il Paese neppure con l’aiuto dei bombardamenti Nato. Insomma, una guerra insensata, condotta abbattere un dittatore e sostituirlo con dei tagliagole dovrebbe continuare all’infinito mentre decine di migliaia di civili subisce le consieguenze dei combattimenti. Ordinaria follia quotidiana.

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Commenti (1) »

  • Ary ha detto:

    I ribelli non fanno salotto, come tanti organizzazioni pseudo umanitarie fanno, poi vai a vedere chi li finanzia e spesso scopri cose incredibili. Ma non è questo il discorso, i partigiani italiani avrebbero ottenuto la stessa valutazione, ma non credo che in una guerra per sopravvivere e liberarsi di un dittatore, le valutazioni fatte nel vostro articolo siano argomenti rilevanti.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008