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I laghi italiani sono gravissimi

Autore: . Data: mercoledì, 27 luglio 2011Commenti (0)

Legambiente diffonde un preoccupante rapporto sulla salute dei nostri specchi d’acqua. Un ennesimo segnale di un Paese allo sbando.

E’ grave la situazione dei laghi italiani. Ben l’80 per cento è fortemente inquinato, con 41 punti critici per concentrazione di batteri fecali nei grandi bacini della cosiddetta padania: Como, Garda, Maggiore, Iseo, Lugano. In difficoltà anche Bolsena nel Lazio.

I dati sono emersi dalla sesta campagna di monitoraggio e informazione del Cigno Azzurro , il simbolo della Goletta dei laghi di Legambiente.

I più in crisi è il lago di Como, con 12 punti inquinati, in media 1 ogni 14 km di costa. Preoccupante anche la situazione dell’alto lago d’Iseo, con 5 punti critici, mediamente 1 ogni 12 km, su cui continua a pesare la quasi totale assenza di depurazione della Valcamonica.

Durante il suo viaggio, l’equipaggio di tecnici dell’associazione ambientalista ha toccato 6 regioni e 10 laghi alla ricerca delle minacce per la salute dei maggiori specchi d’acqua. Il maggior numero di campioni risultati fuori legge sono stati prelevati alla confluenza di fiumi e torrenti, a conferma che i problemi per i laghi sono causati anche dagli scarichi dei comuni dell’entroterra, mentre i Comuni rivieraschi risultano più sensibili al tema.

L’art. 33 della Finanziaria, ha detto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, “riapre il rischio di privatizzazione delle spiagge. Perciò la Goletta dei laghi ha puntato quest’anno i riflettori anche sul tema dell’accessibilità: 9 laghi su 13, il 70 per cento pertanto, non sono liberamente fruibili dai cittadini”. Tra questi il lago di Fondi (Latina), che è monumento naturale, ha accesso impossibile per le rive date a proprietà private, capanni dei cacciatori, club.

E il 90 per cento del territorio praticabile attorno al Lago di Garda risulta cementificato. Diverse poi le criticità legate agli scarichi, legali ed illegali, emerse dal monitoraggio, avviato il 29 giugno e conclusosi oggi, per quanto riguarda il carico organico che, auspica Legambiente, “vanno affrontate subito perchè riguarda bacini chiusi, con capacità di rigenerazione molto lenta e quindi fragili. In molti casi, iniziano la crescita algale e fenomeni di atrofizzazione, quindi si va verso la perdita di vita degli ecosistemi”.

Del resto, ha sottolineato il presidente nazionale di Legambiente, “gli scarichi di ben 18 milioni gli italiani, circa il 30 per cento della popolazione, finiscono in torrenti, fiumi, laghi, senza depuratore. C’e’ un significativo problema di governo del territorio, e la maglia nera va ai Comuni interni della Valcamonica e al Comune di Como. Positivi invece i Comuni del Trentino e dell’Alto Adige dove evidentemente c’è cultura del rispetto di un bene comune qual è il lago”.

Un allarme sullo stato di salute dei laghi italiani che tuttavia, ha osservato Cogliati Dezza, “non dovrebbe ingenerare problemi di sicurezza alimentare col pescato di lago. Mentre sulla balneabilità l’Italia si è adeguata da un paio di anni alla legislazione Ue, più permissiva. Negli ultimi due anni sono aumentati le aree balneabili dal punto di vista legale, ma solo perchè la normativa comunitaria è stata pensata per le acque del Nord, più fredde. Con la vecchia normativa i nostri laghi sarebbero fuorilegge”.

“Non basta cambiare la normativa, se il problema dell’inquinamento resta. Dobbiamo sanare – ha concluso Giorgio Zampetti, portavoce della campagna di Legambiente e coordinatore scientifico dell’associazione – in tempi brevi il deficit di depurazione per le acque superficiali, anche per evitare le sanzioni pesanti minacciate dall’Europa con l’avvio della procedura d’infrazione per non aver rispettato la direttiva sulla tutela delle acque”.

“Dobbiamo sanare”, ha detto l’ambientalista. Ma la domanda è su chi dovrebbe farlo. Gli stessi che per decenni hanno lasciato morire il territorio?

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