cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, in evidenza
Regola la dimensione del carattere: A A

Genova e il G8, dieci anni dopo la morte di Carlo Giuliani

Autore: . Data: giovedì, 21 luglio 2011Commenti (0)

Genova, 20 luglio 2001: alle 14 il corpo inanimato di Carlo Giuliani in piazza Alimonda caratterizzò emblematicamente i drammatici giorni del G8. Ieri, alla stessa ora, “per non dimenticare” quella tragedia è stato celebrato l’anniversario con poesie, immagini e uno spettacolo teatrale.

Oggi, invece, si svolgerà una fiaccolata alla scuola Diaz per ricordare le atrocità subite dai manifestanti, all’indomani della straordinaria repressione di piazza che ha segnato nelle coscienze l’idea stessa di poter ricorrere al dissenso di piazza per esprimere un malcontento.

Tutto il disagio, accompagnato dal senso di ingiustizia, convoglierà poi nella manifestazione di sabato 23, che si terrà sempre nel capoluogo ligure e che ha già alimentato discussioni sul versante dell’ordine pubblico.

La questura locale avrebbe impostato una “strategia” piuttosto surreale, dando preventivamente indicazione a polizia e carabinieri di non intervenire con cariche improvvise nell’eventualità in cui si venissero a creare dei disordini, programmando piuttosto di dare un “preavviso” in modo che ogni intervento possa essere finalizzato a fermare le infiltrazioni violente e consentire alla folla pacifica di allontanarsi.

Se è apprezzabile il tardivo intento “garantista”, soggiungono altre considerazioni: visto e considerato che i cosiddetti ‘black bloc’ (divenuti ‘famosi’ proprio durante i fatti di Genova di dieci anni fa) si sono ripresentati impunemente durante le recentissime manifestazioni contro la Tav in Val di Susa, ugualmente indisturbati proprio come all’epoca, non si comprende perchè le istituzioni preposte all’ordine pubblico, invece che cimentarsi in ipotesi di intervento ‘selettivo’ sul campo piuttosto improbabili nella loro attuazione pratica, non abbiano segnalato con eguale enfasi la necessità di agire sul terreno della prevenzione.

Per il resto, i fatti di Genova 2001 restano tuttora avvolti dalle polemiche. Amnesty International ha rilevato in questi giorni che solo un numero limitato di indagini e di procedimenti ha avuto luogo e che “le autorità italiane non hanno ancora pubblicamente condannato e chiesto scusa per i maltrattamenti subiti dai manifestanti”. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto all’Italia di rafforzare le misure contro l’uso arbitrario e l’abuso della forza da parte della polizia.

“L’Italia non ha mai avviato un’inchiesta indipendente, approfondita ed efficace sull’operato delle forze di polizia durante le manifestazioni del luglio 2001. Di conseguenza, la brutalità dispiegata nelle strade di Genova è rimasta ampiamente impunita”, ha dichiarato Nicola Duckworth, direttrice del Programma Europa e Asia Centrale della stessa Amnesty.

“Una considerevole quantità di prove – ha proseguito Duckworth – ha messo in luce che i manifestanti vennero sottoposti a maltrattamenti sia durante le manifestazioni che all’interno della scuola Diaz, adibita a dormitorio, e del carcere provvisorio di Bolzaneto. Nel corso degli anni successivi al G8 di Genova, Amnesty International ha accolto favorevolmente l’apertura dei processi per i fatti della scuola Diaz e del carcere provvisorio di Bolzaneto, tuttavia, poiché il codice penale italiano non prevede il reato di tortura, i pubblici ufficiali sospettati di aver torturato i manifestanti non sono stati incriminati per tale reato ma per altri che, sottoposti alla prescrizione, hanno portato sostanziale impunità”.

Le autorità italiane inoltre non hanno predisposto meccanismi efficaci per prevenire l’uso arbitrario della forza da parte delle forze di polizia “e non hanno adottato alcuna misura concreta – ha affermato ancora l’esponente dell’associazione – per garantire procedimenti giudiziari nei confronti di tutti i rappresentanti delle forze di polizia sospettati di tortura, uso eccessivo o non necessario della forza e altre violazioni dei diritti umani”.

“Dal G8 di Genova del 2001 – ha continuato Duckworth – abbiamo assistito in Italia a 10 anni di tentativi largamente falliti di  chiamare le forze di polizia a rispondere di fronte alla legge dei reati commessi contro i manifestanti: l’Italia deve ancora ratificare il Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura e istituire un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e dei maltrattamenti”. Ecco allora, ha concluso, che “le autorità italiane devono immediatamente rivedere le procedure in materia di ordine pubblico e garantire che il personale sia equipaggiato e addestrato a ricorrere alla forza e alle armi da fuoco solo come risorsa estrema”.

E proprio ieri, nel corso di un’audizione presso la Commissione straordinaria diritti umani del Senato, una delegazione della sezione Italiana di Amnesty International ha ricordato come l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse a Genova nel 2001 resti una “macchia intollerabile” sulla storia dei diritti umani in Italia. L’organizzazione ha espresso disappunto per il fatto che negli ultimi dieci anni le istituzioni italiane non abbiano affrontato lacune strutturali e legislative, creando così i presupposti di possibili analoghe violazioni dei diritti umani.

Nel decimo anniversario dell’uccisione di Giuliani è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, noto avvocato da sempre vicino alle realtà di “movimento”. Ha espresso “vicinanza” alla famiglia Giuliani, sottolineando che “a loro è stato sempre negato il diritto a un pubblico dibattimento, l’unico che avrebbe potuto fare piena luce sulla dinamica di quei tragici avvenimenti che resteranno per sempre dolorosamente impressi nella nostra memoria e nella storia d’Italia”.

Dieci anni fa, ha ricordato Pisapia, moriva un ragazzo di 23 anni “con le speranze e le paure di tanti suoi coetanei. Era un ragazzo – spiega – che sognava un futuro migliore per il nostro Paese e per il mondo, cui sentiva di appartenere e che desiderava più giusto, più libero, più democratico”.

Per ricordare Giuliani è stata inoltre presentata una raccolta di racconti e poesie, edite da Marco Tropea Editore (“Per sempre ragazzo. Racconti e poesie a dieci anni dall’uccisione di Carlo Giuliani”) e scritte a più mani. Trenta autori hanno ricordato “la sua giovinezza, la violenza di quei giorni, la voglia di giustizia di parenti, amici e di tutti gli italiani”: gli scrittori, la curatrice del libro e l’editore devolveranno i proventi al Comitato Piazza Carlo Giuliani Onlus.

Paolo Repetto

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008