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Da Confindustria presagi di tempesta

Autore: . Data: venerdì, 22 luglio 2011Commenti (0)

Il rapporto del Centro studi dell’associazione degli industriali descrive un quadro impietoso della situazione italiana. Non si notano segnali di ripresa.

“La crescita sarà quasi nulla nel terzo trimestre, dopo che nel secondo si è avuto un aumento dell’1,6 per cento della produzione industriale, concentrato nella prima parte del periodo, che ha originato una temporanea accelerazione del Pil” ha sentenziato il Centro studi di Confindustria.

Per i ricercatori “il mercato del lavoro in Italia rimane debole” ed i consumi “hanno un profilo piatto”. Nel rapporto sull’analisi mensile si ricorda che “a maggio il tasso di disoccupazione è salito all’8,1 per cento (+0,1 su aprile) e al 28,9  per cento (+0,4) tra i giovani sotto i 25 anni”, mentre “a giugno la percentuale di imprese che si attendeva una riduzione del numero di addetti nei successivi tre mesi (17,5 per cento) è tornata a essere superiore a quella di quante prevedevano un incremento (16,0 per cento): un deterioramento che ricalca quello delle previsioni delle aziende sulle condizioni economiche in cui operano”.

Non a caso, ha spiegato il Centro studi “i consumi risentono delle difficoltà occupazionali e della dinamica dei prezzi al consumo: vendite al dettaglio e immatricolazioni di auto hanno un profilo piatto” e “la domanda interna ristagna”.

“Per l’Italia – ha continuato il CsC – si profilano debolezza della domanda interna, minor forza di quella estera, ripercussioni dalle violente turbolenze finanziarie globali e stretta sui conti pubblici”. In particolare, “gli indicatori puntano a una nuova e prolungata fase di variazioni del Pil che saranno molto difficilmente superiori all’1 per cento annuo”.

Il Centro Studi di viale dell’Astronomia ha ricordato anche come “l’attività industriale nel terzo trimestre parte dal -0,3% ereditato dal secondo. Gli indicatori qualitativi sono in corale arretramento: gli indici Pmi hanno rilevato in giugno ordini calanti nel manifatturiero (47,5, minimo da 20 mesi, da 51,1) e nel terziario (47,4, da 50,1). Giudizi e attese delle imprese rivelano la fiacca dinamica produttiva”. Non solo: “l’anticipatore Ocse è in calo dall’inizio del 2010 (maggio -0,6 per cento su aprile, -2,7% annuo) e punta a decelerazione almeno fino a fine 2011″.

In definitiva, il quadro è davvero poco rassicurante: “L’anticipatore Ocse continua a scendere; il Pmi è in zona recessione nel manifatturiero e nei servizi, con ordini in diminuzione; l’occupazione langue; i consumi sono piatti; il contesto per gli investimenti e’ deteriorato; l’export frena più dei mercati di sbocco. L’aumento dei tassi Bce ostacola la ripresa e accentua le difficoltà dei debitori, specie con il credito bancario sempre molto selettivo”.

Il governo da parte sua continua a tacere. Su tutto.

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