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Al rogo, al rogo!

Autore: . Data: venerdì, 15 luglio 2011Commenti (0)

Il governo invece di favorire la produttività svuota le tasche degli italiani. Si pagherà persino il pronto soccorso. E l’opposizione non insorge, ma tratta. Siamo al coma della Repubblica.

Il ‘verbo’ liberista degli ultimi anni non si può smentire. Nonostante le catastrofi che ha prodotto. Privatizzare, alleggerire le strutture statali, tagliare le pensioni per coprire i deficit di bilancio, riformare lo stato assistenziale, ecc. Dopo aver malgovernato, rubato, divorato montagne di privilegi, i partiti scaricano le proprie responsabilità sui cittadini. E firmano l’ultima delle carte false: la finta manovra salvatutto.

In poche righe: immediato taglio delle agevolazioni fiscali. 5 per cento per il 2013 fino al 20 a dal 2014. La mannaia eliminerà 483 misure, anche quelle per le famiglie. Colpiti i nuclei con figli a carico, le spese per l’istruzione, quelle mediche e per gli asili nido. Via anche ai bonus per le ristrutturazioni edilizie, il terzo settore, le Onlus, l’Iva, le accise e i crediti d’imposta. La conseguenza di queste follie non saranno drammatiche solo per le vittime ‘dirette’, ma anche per gli addetti ai settori interessati. Meno denaro vuol dire meno investimenti e quindi meno lavoro.

Scatta da subito il ticket sanitario di 10 euro sulle visite specialistiche e sulle analisi, si pagherà 25 euro il pronto soccorso con codice bianco. Dal 2014 verranno poi reintrodotti i ticket sui farmaci. Da agosto e fino al 31 dicembre 2014 si applica un contributo di ‘solidarietà’ su quelle di importo superiore a 90mila euro lordi annui. Per chi invece di prendere alcune migliaia di euro al mese di pensione si deve accontentare di molto meno ‘la punizione’ sarà peggiore. Da 2.341 euro lordi al mese non sia applicherà la rivalutazione, mentre tra i 1.428 e 2.341 euro lordi la rivalutazione scatta al 70 per cento. Insomma, si vuole che il cento medio si impoverisca.

Sempre sul fronte pensioni sin dal prossimo anno c’è la trovata dell’adeguamento ‘all’aspettativa di vita’. Coloro che maturano 40 anni di contributi (indipendentemente dall’età) nel 2012 avranno la decorrenza del pensionamento posticipato di un mese. Il posticipo sarà di due mesi per coloro che maturano il requisito nel 2013 e di 3 mesi se i 40 anni di contributi si raggiungono a decorrere dal primo gennaio 2014. In questo caso si tratta di un furto da ladri di polli di una, due, tre mensilità a chi ha lavorato una vita intera. Dal 2020 aumenterà l’età per la pensione di vecchiaia delle donne nel settore privato. Il meccanismo sarà graduale e si arriverà a 65 anni nel 2032.

Ci sarà un bollo sul deposito titoli. La norma è stata rimodulata rispetto alla prima versione. Il bollo annuale sarà sempre di 34,2 euro per importi inferiori ai 50mila euro. Dal 2011 si pagheranno 70 euro per importi tra 50mila e 150mila euro. Il bollo salirà a 240 euro per importi pari o superiori a 150mila euro e inferiori a 500mila euro e sarà di 680 euro per importi pari o superiori a 500mila euro. Dal 2013 l’imposta annuale diventa rispettivamente di 230 euro, 780 euro e 1.100 euro.

Per gli enti locai confermati i tagli che producono effetti sui saldi pari a 3,2 miliardi nel 2013 e a 6,4 miliardi dal 2014. Le conseguenze saranno drammatiche e paralizzeranno trasporti, sanità, istruzione, servizi pubblici in generale.

Non da subito, come accade ai cittadini ‘semplici’, sono stati previsti ‘tagli alla politica’. Dalla prossima legislatura (quindi c’è sempre tempo per rimediare tra le righe di qualche altro provvedimento) ci dovrebbe essere un taglio del 10 per cento al finanziamento pubblico dei partiti ed agli stipendi dei parlamentari e dei dirigenti pubblici sulla base degli indici dei sei Paesi della zona Euro. Chiacchiere su auto blu e voli di Stato, consentiti soltanto alle più alte cariche o per “motivi di sicurezza”. Ed un’emergenza si trova subito, a volerlo, come qualche ballerina del ventre sul jet di Berlusconi.

C’è il capitolo della baggianate: per le auto potenti arriva il superbollo che si applica dal 2011. E’ prevista un’addizionale di 10 euro per ogni chilowatt superiore a 225. Quello delle persecuzioni:  bloccati al 31 dicembre 2014 gli stipendi del pubblico impiego e proroga di un anno del parziale blocco del turn over esclusi polizia, vigili del fuoco, agenzie fiscali. Infine quello delle ‘scemate’: visita fiscale obbligatoria per le malattie il giorno precedente o successivo una festività.

Sul fronte giovani si afferma invece il principio della surrealtà: quelli fino a 35 anni che avviano una nuova attività beneficeranno di un regime fiscale speciale pari al 5 per cento nei primi cinque anni e anche oltre, ma fino a 35 anni. Dove questi ragazzi prenderanno i soldi per entrare nel mondo dell’impresa è un mistero, ma le parole non costano nulla, per cui mettere la norma nel decreto non ha prodotto alcun onere per nessuno.

C’è anche l’aumento della accise sulla benzina, ma tanto pagare un litro di carburante quasi fosse un litro di vino sembra ormai il destino degli italiani.

Insomma, una manovra che è salasso di denaro, non stimolo alla crescita. Ed un prelievo così pesante e insensato che produrrà, al di là di ogni ragionevole dubbio, il collasso dello stato sociale ed un ancor più il drastico peggioramento della qualità della vita dei ceti meno abbienti ed anche della classe media.

Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, ha rilasciato una dichiarazione che deve far riflettere: “Il senso di responsabilità dell’opposizione consente di varare la manovra in tempi rapidi, ma non può oscurare il fatto che alcuni contenuti di carattere sociale rimangano profondamente iniqui’.

“Il governo – ha continuato il rappresentante dell’opposizione -, sul tema delle pensioni, è stato costretto, a seguito dei nostri emendamenti, ad alcune modifiche. Non possiamo però ritenerle sufficienti. Mentre noi chiedevamo di non fare interventi peggiorativi sulle pensioni fino alla soglia di otto volte il minimo, l’esecutivo è intervenuto sulla fascia di reddito significativamente più bassa: colpire gli assegni pensionistici a partire da cinque volte il minimo, significa coinvolgere una fascia media di lavoratori che hanno già sofferto la perdita del loro potere di acquisto a causa della debole indicizzazione delle pensioni rispetto all’andamento del costo reale della vita. Inoltre, l’anticipo al 2013 dell’aggancio del pensionamento alla cosiddetta ’aspettativa di vita’, sarà collegato anche a chi ha già maturato i 40 anni di contributi: questi lavoratori sommeranno all’inaccettabile ritardo di 12 mesi, già precedentemente voluto dal governo, altri 3 mesi di attesa. E’ una scelta cinica che non tiene conto della reale situazione di disagio di queste persone che rimarranno per 15 mesi senza stipendio e senza pensione”.

Allo stupito parlamentare democratico, che invece di battersi col suo partito e con l’intera opposizione per impedire l’approvazione di un provvedimento che non salverà affatto il Paese da una crisi irreparabile ha trattato con la maggioranza, hanno fatto seguito parole leggermente più sagge di Alberto Bombassei, vice presidente di Confindustria per le relazioni industriali.

Ha detto Bombassei che sono “tutti condivisibili” i commenti delle parti sociali alla manovra varata dal governo ed ha aggiunto: “C’erano molte aspettative per la riduzione dei costi della politica, ma in generale non è stato fatto e questo aspetto è stato criticato da tutti, Confindustria in primis”. Ci sono stati tagli “per i giovani e la ricerca e questo certo non aiuta il sistema a ripartire. Siamo tutti d’accordo che bisogna risparmiare, ma è necessario anche creare valore e posti di lavoro. Anzi, per crearli prima di tutto non bisogna perderli, quindi va sostenuto il nostro sistema manifatturiero con le nostre piccole e medie imprese”. Imprese che vanno aiutate “a diventare più grandi in un mercato globale, dove lo scenario di riferimento non è più solo l’Italia”.

Infine, del tutto intollerabili le parole del vicesegretario del Pd, Enrico Letta: “Questa settimana abbiamo rischiato grosso. Non possiamo di nuovo rischiare di trovarci in questa situazione, c’è bisogno di nuove elezioni o di un nuovo governo. Berlusconi lo deve capire, perchè altrimenti la situazione tornerà ad essere esplosiva”.

L’ex democristiano, che non ha perso la pessima abitudine alla giustificazione dell’ingiustificabile così cara ad alcuni leader della Balena bianca, ha aggiunto: “Eravamo sull’orlo di un vulcano. L’Italia ha rischiato seriamente e se l’abbiamo sfangata è stato con il concorso di tutti, a partire dal Capo dello Stato. Ma da lunedì si cambia, non possiamo di nuovo rischiare di trovarci in questa situazione. C’è bisogno di nuove elezioni o nuovo governo perchè se no la situazione tornerà ad essere esplosiva”.

Sfangato cosa? Letta non ha capito o mente sapendo di farlo? Certo è che con questa gente il Paese è destinato ad un declino irrimediabile. Nuove elezioni per eleggere chi? E con quale progetto.

Non si hanno risposte.

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