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Vendola, il profeta del fatuo

Autore: . Data: giovedì, 9 giugno 2011Commenti (0)

Il leader di Sel sposa il magma della partitocrazia e propone un nuovo rassemblement che sorride a Casini. E non si accorge di somigliare a D’Alema, il suo antico nemico numero uno.

Ha detto Vendola ieri in una intervista al Corriere: “Noi non dobbiamo recuperare lo spazio residuo che fu della sinistra radicale. Sarebbe come scrivere vecchi copioni: il nostro compito invece è quello di rimescolare le carte insieme a tanti altri e altre”. Ed ancora: “Basta etichette stantie: anch’io voglio allargare all’Udc e so che il vecchio welfare non regge”.

Sulle recenti elezioni locali il fondatore di Sel pensa che “alle Amministrative ha vinto una spinta anti-oligarchica, che si era già affacciata nello straordinario processo democratico delle primarie e ha restituito vitalità e anima alla proposta politica del centrosinistra. E ha perso il politicismo che domina soprattutto nei palazzi”.

Denunciando quindi la tendenza dei partiti a manifestare propositi fumosi il governatore pugliese ha spiegato: “A quei ragionamenti astratti sulle formule magiche della vittoria: si vince al centro, il moderatismo è la chiave di volta, ecc. Ciascuno di noi dovrebbe cimentarsi con il futuro invece che con il passato. Lo dico con affetto ai leader del Pd: c’è qualcosa di stantio, c’è puzza di naftalina nell’uso disinvolto delle etichette ideologiche con cui reciprocamente ci chiamiamo… Radicale, riformista, moderato… Rompiamo con il retaggio delle nostre biografie e mettiamoci tutti quanti in mare aperto, a guardare la scena nuova della politica perché c’è una scena nuova della società”. Un po’ fumoso anche lui.

Ma in sintesi cosa vuol fare Vendola? “Io non ho ricette già pronte, però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l’inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto. E questo vale per tutti, a cominciare dal mio movimento, Sel: al congresso fondativo abbiamo detto che il nostro obiettivo non era tanto far nascere un partito quanto riaprire una partita”.

E quando deve spiegare quali sono i fondamenti ideali sui quali costruire l’alternativa al berlusconismo, il capo di Sel non ha dubbi: “Nel Pd si è aperta una discussione molto interessante. Bettini propone la creazione di un nuovo soggetto unitario. Latorre invita noi e il Pd a essere i cofondatori di un nuovo partito. Il presidente della Toscana Rossi ipotizza una lista unitaria di Sel, Idv e Pd. Sono tutti ragionamenti incoraggianti. Finalmente c’è un’altra idea della politica. Nel cantiere dell’alternativa non distribuiamo le magliette con i colori delle squadre, ma apriamo piuttosto le porte anche a tanti altri che non vengono dai partiti e che portano, competenze, esperienze di vita, ricchezza di cultura. E in quel cantiere, insieme agli altri, proviamo a farci le domande giuste e a darci le risposte giuste: non è forse questo il programma dell’alternativa?”. Insomma, il nodo a suo parere non è nel progetto di società, per quello c’è tempo.

E la raffica di ipotesi eteree, di parole, di annunci del tutto evanescenti di Vendola continua. “È accaduto – ha continuato – che parte rilevante della cultura riformista italiana e del Pd, che aveva militato nella trincea dell’energia nucleare, abbia rapidamente ripiegato le proprie bandiere, è accaduta la stessa cosa sul tema dell’acqua di cui molti propugnavano la privatizzazione. E non voglio fare un discorso provocatorio: anche la sinistra radicale deve accorgersi, per esempio, che non si può tenere in piedi il vecchio welfare. Oggi siamo tutti quanti chiamati a metterci in gioco”. Insomma, un colpo al cerchio, uno alla botte e soprattutto molto ecumenismo: “Non ho difficoltà a discutere le regole del gioco con tutti, però evitiamo di incartarci”, ha sostenuto riferendosi al Terzo polo.

Sulle primarie il governatore è stato esplicito: “Dovremmo concepirle come il catalizzatore di una formidabile mobilitazione delle idee, sapendo che chi le vince ha come compito primario (se posso usare questo bisticcio di parole) quello dell’allargamento della coalizione”. Tuttavia le idee, come appare chiaro dall’esperienza, hanno contato ben poco nelle consultazioni pre-elettorali. Dove sempre hanno contato gli scontri tra le diverse componenti e come la sua stessa vicenda personale dimostra.Basta ricordare il duello all’ultimo sangue tra lui, D’Alema ed il candidato inutile Boccia nelle ultime regionali pugliesi, vinte dal centro sinistra non tanto in virtù della propria forza, quanto grazie alla assoluta debolezza dell’avversario.

Infine Vendola ha dichiarato: “Io nella mia modesta esperienza ho governato facendo dell’ascolto della proposta dei centristi un mio dover essere quotidiano e oggi ho un rapporto molto buono con l’Udc nel Consiglio regionale della Puglia. Faccio un altro esempio: Pisapia che chiede a Tabacci di entrare in giunta. Mi pare emblematico del fatto che se si libera il campo da argomenti speciosi e pregiudiziali possiamo tutti impegnarci per lo stesso obiettivo”.

Insomma, quasi la posizione di D’Alema. Intanto il cittadino che si chiede chi siano gli altri leader di Sel non trova risposte. E neppure sa quando il partito del governatore discuta della sua linea. Come accade per Berlusconi e Pdl. Ma questo è un altro paio di maniche.

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