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Morti sul lavoro, maglia nera all’agricoltura

Autore: . Data: martedì, 7 giugno 2011Commenti (0)

Sono preoccupanti i dati diffusi ieri dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro ‘Vega Engineering’ di Mestre: Nel primo quadrimestre 2011, nei campi si sono verificati il 35,4% degli incidenti mortali. Al secondo posto l’edilizia, che ha collezionato il 24,1% delle vittime.

L’indagine, a cura di Mauro Rossato, ingegnere e presidente dell’Osservatorio, e resa nota da ‘Rassegna sindacale’, si concentra proprio sul settore delle costruzioni: la caduta dall’alto è la prima causa di morte (27,2% delle vittime), seguita dallo schiacciamento dovuto alla caduta di oggetti pesanti (21,5%).

“Ricordiamo – scrive Rossato – che la caduta dall’alto tra gennaio e aprile 2010 aveva provocato la morte di 36 lavoratori e quest’anno le vittime sono 43. Un altro dato drammatico che testimonia quanto ancora vengano trascurate le misure preventive e di formazione dei lavoratori per i lavori in quota”.

Da gennaio ad aprile del 2011, prosegue, è stato rilevato un incremento dei decessi sul lavoro del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tutto questo “mentre l’Unione europea si prefigge come obiettivo la riduzione del 25% degli infortuni nei luoghi di lavoro entro il 2012 – e contemporaneamente in Italia il piano nazionale della prevenzione con i relativi piani regionali ha come traguardo una riduzione del 15% degli infortuni mortali e con esiti invalidanti”.

L’aumento in percentuale dei morti, inoltre, porta con sé dei terribili numeri ‘assoluti’ di nuove vittime. Nello specifico, l’anno scorso le tragedie del lavoro alla fine del primo quadrimestre erano 125 e sono passate quest’anno a 158. “Ciò significa 33 esistenze spezzate in più rispetto al 2010, da Nord a Sud della penisola. 33 famiglie distrutte dal dolore”.

“Spesso nei cantieri edili – si legge nella ricerca – accanto al segnale ‘accesso vietato ai non addetti ai lavori’ dovrebbe esserne affiancato un altro e continuare con la scritta, già ci siamo noi che rischiamo la vita”. L’unica possibile soluzione? Un’applicazione efficace del piano nazionale per la prevenzione 2010-2012.

“Tra gli interventi proposti – conclude l’Osservatorio -, dal nostro punto di vista, è racchiusa la vera soluzione al problema delle morti nei luoghi di lavoro, ovvero la definizione ed attuazione di programmi di informazione, assistenza, formazione e controllo”. Queste misure devono concentrarsi “sulle aree di attività lavorativa a maggior rischio, a partire da edilizia ed agricoltura”.

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