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Milano, a scuola nonostante gli sgomberi. Bimbi romanì promossi a pieni voti

Autore: . Data: lunedì, 27 giugno 2011Commenti (0)

Se verrà ricordata per qualcosa, la giunta milanese di Letizia Moratti lo dovrà alla pervicace politica di sgomberi nei confronti delle comunità romanì accampate abusivamente nelle periferie urbane. InviatoSpeciale ne ha scritto più volte (ad esempio nell’articolo leggibile qui), cercando di rendere l’idea dello zelo poliziesco-amministrativo ben incarnato dalla figura barbuta e seriosa del vicesindaco postfascista Riccardo De Corato.

Spesso e volentieri, all’osservatore esterno è parso che la contabilità delle ruspe contro gli esseri umani confinati in campi-ghetto abbia rappresentato il tratto distintivo recente dell’ex ‘capitale morale’, da decenni scivolata in un impressionante baratro culturale e sociale, segnato da una progressiva disumanizzazione.

Il nostro giornale ha inoltre raccontato l’impegno ammirevole di un gruppo di maestre elementari e dell’associazionismo cattolico e sindacale (palesemente incoraggiato dall’arcivescovo meneghino, il cardinal Tettamanzi) contro i rischi concretissimi di abbandono scolastico, cui sono ovviamente soggetti i bambini sgomberati da un giorno all’altro e per decine di volte (un esempio è leggibile qui). E in questi giorni ‘Famiglia cristiana’ ha meritoriamente spulciato nelle pagelle di fine anno di alcuni di quei bimbi. Condividendo emozioni e comunicando speranza.

“Nei suoi occhi si legge la voglia di imparare e di giocare. Ieri ha ritirato la pagella, su cui è scritto: ‘L’alunno è ammesso alla classe quarta (…). Durante il corso dell’anno ha sempre dimostrato un impegno costante’”. Gli occhi sono quelli di Riccardo che, “quando le lezioni finiscono e i suoi compagni tornano a casa, torna a vedere se la sua baracca è stata abbattuta o se è ancora in piedi. E’ un rom romeno, uno zingaro si dice. ‘Impegno costante’ – ricorda il settimanale cattolico – vuol dire arrivare a scuola puntuale tutte le mattine nonostante 19 sgomberi in undici mesi”.

‘Famiglia cristiana’ ha poi raccolto la testimonianza di Assunta Vincenti, una mamma italiana della scuola di Riccardo e dei suoi fratelli: “Ogni giorno per loro è stata un’impresa continuare a frequentare, spostandosi da varie parti della città; spesso sono andati a scuola anche nelle mattine in cui la famiglia veniva sgomberata, senza sapere dove poi l’avrebbero ritrovata”.

‘Sgombero’, vale la pena ricordarlo, significa “dover salvare quello che si riesce in qualche sacchetto di plastica, avendo a disposizione spesso meno di mezz’ora di tempo. Poi una ruspa trasforma la baracchina e tutto ciò che contiene in immondizia che le cronache misurano a quintali, ma che in realtà, per malandata che sia, è una casa. Tutto questo rimane negli occhi dei bambini rom come una violenza inspiegabile. Le famiglie sgomberate si allontanano con il loro nulla in mano, senza sapere dove andare, ricorrendo a cavalcavia o zone incolte nei “non luoghi” dell’hinterland milanese”.

Ha proseguito Assunta: “Hanno imparato nomi e concetti nella lingua italiana, leggono e scrivono in lingua italiana, conoscono poesie e poeti italiani, ma pochi italiani hanno riservato loro sguardi benevoli. Ora stanno cambiando gli occhi di chi li guarda e anche i loro occhi sono più fiduciosi e sereni; con l’aiuto dei volontari della Comunità di Sant’Egidio e della scuola sanno leggere, scrivere, studiare. Cose apparentemente semplici che per questi ragazzi e questi bambini diventano una ricchezza con la quale potranno viaggiare verso una vera società interculturale”.

Poi ecco l’Impegno ugualmente “costante” di Florina: iscritta cinque anni fa a scuola, ha concluso l’esame di terza media: otto in italiano, nove in spagnolo, sette in matematica, prova orale sulla seconda guerra mondiale, collegata a scienze (bomba atomica) e italiano (Primo Levi). “Sua madre Gabriela, che da tre mesi fa le pulizie in una casa di riposo – racconta ‘Famiglia cristiana’ – scoppia in lacrime raccontando: ‘Ho smesso di contare il numero degli sgomberi e delle ruspe che abbiamo visto. Il ricordo più brutto è quando una mattina, portando a scuola i bambini, una Mercedes nera si è avvicinata, il guidatore ha abbassato il finestrino e ha sputato su mio figlio di 9 anni. Su un bambino!”.

Si commuove, Florina, quando ricorda l’aspetto encomiabile della sua terribile storia di vita: “In questi mesi siamo stati aiutati dagli amici della Comunità di Sant’Egidio, dalle maestre e dalle mamme della scuola. Sono la parte italiana della nostra famiglia”. A Milano, ricorda giustamente il settimanale, “mentre avvenivano 540 sgomberi dal 2007 ad oggi, le scuole sono diventate dei ‘fortini di pace’ in una città che cacciava i bambini rom”.

Non va dimenticato che i romanì in Italia sono un “popolo di bambini”: il 45-50% ha meno di 16 anni ed “è raro trovare nei campi persone anziane, e se la vita media di un milanese è di oltre 80 anni, per un rom è meno di 50. Occorrerebbe investire sulla scuola, affermando che l’istruzione per i bambini rom è un diritto non negoziabile. Non si può sgomberare un bambino 19 volte in 11 mesi. E’ la rinuncia all’idea di integrare: dare diritti, pretendere doveri”. Ecco allora che il giornale ha affidato la chiosa al Cardinal Martini, mai dimenticato predecessore di Tettamanzi: “Chi è orfano nella casa dei diritti difficilmente sarà figlio nella casa dei doveri”.

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