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Le giravolte della Lega sui referendum

Autore: . Data: giovedì, 9 giugno 2011Commenti (0)

La base leghista non vada a votare “per non arricchire Di Pietro”, almeno secondo Radio Padania. I seguaci del Senatùr sempre più in confusione, a dimostrazione che il partito di Bossi è nel pantano.

Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni, aveva detto con chiarezza: “Sulle consultazioni referendarie del 12-13 giugno la linea indicata dal Movimento è quella della libertà di coscienza”. “Ciascuno deciderà come meglio crede”, aveva sottolineato, per poi spiegare che “Bossi non andrà a votare”, anche se aveva definito “interessanti” alcuni quesiti.

Ma l’aspetto ‘politico’ della consultazione, il pericolo che in caso di raggiungimento del quorum il governo venga travolto, ha evidentemente messo in allarme i dirigenti celtico-padani. Così il megafono del partito, Radio padania libera, ha trasformato la sua ‘linea diretta’ in un mezzo di propaganda a favore dell’astensione.

Al fine di ‘convincere’ simpatizzanti e supporter, l’emittente ha diffuso una notizia del tutto surreale: in caso di vittoria dei Si e di validità della consultazione “Di Pietro guadagnerà 18 milioni di euro”. La notizia ha eccitato gli ascoltatori che si sono immediatamente indignati.

Peccato che le cose siamo molto diverse. La legge, un po’ vecchiotta perchè risalente al 1999, prevede che “in caso di richiesta di uno o più referendum, effettuata ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione e dichiarata ammissibile dalla Corte costituzionale, è attribuito ai comitati promotori un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di lire mille per ogni firma valida fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta e fino ad un limite massimo pari complessivamente a lire 5 miliardi annue, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validità di partecipazione al voto. Analogo rimborso è previsto, sempre nel limite di lire 5 miliardi di cui al presente comma, per le richieste di referendum effettuate ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione”.

Una successiva legge del 2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, non ha toccato l’impianto originario, ma aumentato i rimborsi. In pratica, ogni referendum che raggiunge il quorum dà un po’ più di 250mila euro al comitato promotore.

Nello specifico dell’energia nucleare i sostenitori del Senatùr, opportunamente indottrinati dai dirigenti, si sono convinti che essendoci centrali in giro per il mondo, quindi in Svizzera o Francia, in caso di incidente “anche l’Italia sarebbe colpita” per cui tanto vale avere “impianti nostri”. Nessuno ha suggerito ai ‘padani’ che il problema centrale non è quello degli incidenti, ma è piuttosto legato al materiale combustibile esaurito, che rimane radioattivo per decine di migliaia di anni e che non si sa bene come smaltire.

Ad ascoltarli si scopre quanto i militanti della Lega siano disinformati. Ed il loro partito neppure li mette in condizione di comprendere come la strategia del non voto sia determinata dalla necessità di sostenere Berlusconi a tutti i costi e non dalla reale adesione alla linea del No. Dopo le ultime amministrative in caso di voto politico anticipato la sconfitta del centro destra sarebbe molto probabile e porterebbe ad un quasi certo ridimensionamento del Carroccio.

La deriva dei celtico-padani è cominciata e potrebbe essere devastante. Il leader incontrastato, Umberto Bossi, è anziano ed i colonnelli appaiono quanto mai divisi. Secondo alcune indiscrezioni il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, vorrebbe  elezioni anticipate per il 2012. Per allora il centro destra dovrebbe avere un nuovo candidato premier, una nuova politica economica ed una strategia contro l’immigrazione ancora più aspra.

Per mostrare il ‘peso’ del Carroccio agli elettori disillusi, invece, il ministro della Semplificazione, Calderoli, ha rilanciato il trasferimento di alcuni ministeri al Nord, fatto che renderebbe l’Italia l’unico Paese al mondo nel quale invece di combattere la crisi si spostano gli uffici. E non è chiaro cosa pensino gli altri dirigenti leghisti.

In tutto questo bossi appare immobile, incapace di arrivare alla rottura con Berlusconi, ma pure convinto che un abbraccio troppo stretto col Pdl potrebbe essere mortale.

I referendum quindi sono una mina vagante da disinnescare con l’astensione per i celtico-padani. Salvo far propaganda per il nucleare e poi contemporaneamente rifiutarlo nelle regioni del Nord. Ma la lucidità nn è più un dovere per i politici italiani.

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