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La marcia Perugia-Assisi compie 50 anni

Autore: . Data: venerdì, 17 giugno 2011Commenti (0)

Domenica 25 settembre si svolgerà la storica marcia, organizzata per la prima volta da Aldo Capitini il 24 settembre 1961. “Un solo essere, purché sia intimamente persuaso, sereno e costante, può fare moltissimo, può mutare situazioni consolidate da secoli, far crollare un vecchiume formatosi per violenza e vile silenzio”, scrisse il fondatore del grande appuntamento pacifista cinque anni dopo la prima edizione. In occasione dell’appuntamento dell’autunno, la Tavola della pace e il Movimento Nonviolento hanno diffuso un appello.

“Ci sono persone che meritano la tua e la nostra attenzione. Giovani che non riescono a trovare un lavoro – si legge – altri che vivono nella precarietà, ragazze e ragazzi che non si possono permettere di studiare, persone che si sentono uno zero perché nessuno le ha mai valorizzate, gente intimidita e ricattata dalle mafie e dalla criminalità organizzata, famiglie che faticano ad arrivare alla terza settimana, gente senza casa, persone che pagano le tasse nel nostro paese a cui neghiamo i diritti di cittadinanza, operai che muoiono sul lavoro, anziani soli e abbandonati, giovani che perdono la vita per difendere i diritti umani, bambini strappati all’infanzia e alle proprie famiglie, donne violentate, abusate e sfruttate, persone terrorizzate dalla guerra e dalla violenza, gente che muore ammazzata in carcere, altra che muore nel deserto o nel Mediterraneo cercando di sfuggire alla guerra, alle persecuzioni e alla miseria”.

Donne, bambini e uomini “a cui non viene nemmeno riconosciuta la dignità di esseri umani – recita l’appello – che sopravvivono in condizioni drammatiche senza pace né giustizia. Per loro e con loro, in nome di tutte le vittime e dei loro familiari, della dignità e dei diritti di ogni persona, ti invitiamo a marciare per la pace e la fratellanza dei popoli il 25 settembre 2011 da Perugia ad Assisi, lungo la strada tracciata cinquant’anni fa da Aldo Capitini”.

Da qui l’invito “a camminare insieme perché, come tanti giovani del Mediterraneo e dell’Europa, sentiamo un bisogno forte di cambiamento. Dentro e fuori dal nostro paese, ci sono situazioni croniche d’ingiustizia, di povertà, di violenza e di sofferenza che non possono più essere tollerate”. I promotori esprimono indignazione e preoccupazione, “perché sappiamo che se le cose non cambiano, i rischi e i pericoli diventeranno sempre più grandi e noi diventeremo sempre più poveri, si moltiplicheranno le guerre, sprofonderemo sempre di più nell’incertezza e nella barbarie, aumenteranno le tensioni, gli scontri, la collera, le rivolte e la violenza”.

Ecco allora che la storica marcia è utile a rilanciare valori fondamentali, “perché libertà vuol dire più responsabilità e partecipazione di ciascuno. E, se vogliamo provocare un nuovo futuro, dobbiamo superare ogni forma d’indifferenza, di individualismo, di inerzia e di rassegnazione. Ognuno di noi deve stare dentro la storia da protagonista, con la propria coscienza, sensibilità e responsabilità”.

E’ necessario perciò “camminare insieme per rimettere al centro della nostra società i valori della nonviolenza, della giustizia, della libertà, della pace, dei diritti umani, della responsabilità e della speranza, perché vogliamo riscoprirne il significato autentico, per costruire insieme una nuova cultura, per dire basta alla manipolazione e allo stravolgimento delle parole, perché la guerra è guerra anche quando la si chiama in altro modo e le ingiustizie restano ingiustizie anche quando sono coperte dalle menzogne e dal silenzio mediatico, perché vogliamo una Rai e un’informazione di pace”.

L’agenda politica immaginata dai pacifisti è quella “che parte dai quartieri dove viviamo fino all’Europa e all’Onu, ché la Costituzione, la Dichiarazione Universale dei diritti umani e la Carta dei Diritti dell’Unione europea non sono belle parole ma la bussola da seguire per uscire in tempo da questa gravissima condizione”.

Credendo nella nonviolenza come “via di uscita dalla difesa di posizioni insufficienti, strumento di liberazione, prova suprema di amore, varco a uomo, società e realtà migliori”.

Negli ultimi decenni “sono già state sprecate tantissime opportunità e risorse – è la conclusione dell’appello – ma quello che ieri era desiderabile oggi è diventato necessario e urgente. Per questo c’è bisogno di una diversa assunzione di responsabilità”.

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