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Internet a luci rosse

Autore: . Data: lunedì, 20 giugno 2011Commenti (0)

Cresce in modo esponenziale l’offerta di contenuti super hard. Un numero enorme di navigatori consuma ogni giorno sesso on line.

Insieme alla ‘contestazione globale’ il web ospita decine di migliaia di siti dedicati al sesso o al porno. Migliaia sono poi i gruppi di discussione nei quali si analizzano gli aspetti anche più controversi della sessualità umana.

Molti dei siti che si sono dedicati a questa ‘specialità’ probabilmente non producono alcun reddito, ma altri sono delle vere e proprie miniere d’oro.

E sulla scia di Wikipedia non poteva mancare Wikisex, che come si comprende con facilità è una enciclopedia con la quale anche il quesito più bislacco trova una risposta.

Cosa siano un ‘flexisexual’, un ‘cuchkold’ o il ‘fisting’ non sono più un segreto per nessuno.

Tra offerte bufala e proposte intriganti si sta evolvendo la moda dei ‘casual dating’, letteralmente ‘appuntamenti casuali’, occasioni nelle quali persone che non si conoscono decidono di vedersi nella realtà o in modo virtuale per avare rapporti fisici.

‘C-Date’, un sito dedicato a questo argomento, ha superato il milione e mezzo di iscritti. E sono legioni i clienti di Adult friend finder, Badoo, Cam4.

Infine la diffusione di ‘porno libero’ sta demolendo la ex fiorente industria dell’hardcore e lanciando la tendenza dell’homemade video, ovvero dei filmati casalinghi fatti da ‘persone della porta accanto’.

Questo ambito ‘trasgressivo’ della rete è motivo di dibattito appassionato, ma chissà perchè spesso pruriginoso o semiclandestino.

La sessualità digitale mostra con maggiore chiarezza di quanto non avvenga nella realtà che alcune società occidentali  (gli americani, gli australiani, i canadesi, in parte i francesi e gli inglesi) siano molto più sensibili al tema di quanto non appaia.

Gli italiani invece, pur essendo grandi consumatori del prodotto, appaiono spesso morbosi e volgari.

Forse nel nostro Paese ‘berlusconiani’ e ‘popolo della rete’ sono occupati in altre ‘ricerche’. E non è detto che sia sempre la scelta più intelligente.

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