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Il caldo sta divorando i ghiacciai dello Stelvio

Autore: . Data: giovedì, 9 giugno 2011Commenti (0)

Il fenomeno dei cambiamenti climatici è sempre più allarmante. Con una rapidità senza precedenti in pochi decenni è sparito il 40 per cento del ghiaccio.

La malattia dei ghiacciai alpini si aggrava sempre più. La superficie dei ghiacciai dello Stelvio si è ridotta del 40 per cento negli ultimi 50 anni, con una brusca accelerazione a partire dagli anni ’90. La rilevazione è stata fatta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dal Politecnico di Milano nell’ambito del progetto Share Stelvio.

Nel primo anno di studio è stata monitorata l’estensione dei quasi 50 ghiacciai dell’area lombarda del parco mettendo a confronto le foto aeree e satellitari scattate tra il 1954 e il 2007. “E’ un campione significativo”, ha osservato la coordinatrice del progetto, Guglielmina Diolaiuti, e che rappresenta la condizione dei ghiaccia del versante italiano delle Alpi.

“Dall’analisi delle immagini – ha proseguito Diolaiuti – abbiamo scoperto che i ghiacci si sono ritirati del 39,9 per cento, con una perdita di superficie pari a 20 chilometri quadrati. La riduzione non è stata uniforme nel tempo, ma ha visto un’accelerazione negli ultimi decenni: nel periodo 2003-2007, ad esempio, si sono persi in media 0,69 chilometri quadrati di ghiaccio all’anno contro gli 0,24 persi annualmente nel periodo 1954-1981″.

Dal laboratorio allestito presso il rifugio Alessandro Guasti del Cai di Milano (a 3.200 metri di altitudine), arrivano altri dati molto importanti per la ricerca sul clima e l’ambiente. Grazie a una perforazione, i ricercatori hanno verificato che il permafrost, cioè lo strato di terreno in cui la temperatura è inferiore allo zero, arriva fino a 235 metri di profondità.

“Dall’analisi del profilo termico del pozzo – ha precisato la coordinatrice del progetto – potremo ricostruire la storia del clima dell’area del Passo dello Stelvio degli ultimi 300-500 anni”. Nuovi dati arriveranno nei prossimi mesi per quanto riguarda la presenza di inquinanti nell’atmosfera e le acque del Parco.

Diolaiuti ha concluso: “Il progetto triennale è solo agli inizi e per questo speriamo che possano sbloccarsi presto i fondi regionali che dovrebbero finanziare i prossimi mesi di studi”. Come sempre la macchina pubblica cammina a fatica.

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