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Guerra unitaria ad Equitalia

Autore: . Data: mercoledì, 8 giugno 2011Commenti (0)

Alla Camera si moltiplicano le mozioni contro la “società per azioni, a totale capitale pubblico (51 per cento in mano all’Agenzia delle entrate e 49 all’Inps), incaricata dell’esercizio dell’attività di riscossione nazionale dei tributi e contributi”.

I metodi di riscossione dei tributi di Equitalia sono ormai un caso politico: negli atti della Camera sono state pubblicate sette mozioni che dovranno essere discusse in Aula. Si tratta di documenti che, se approvati, impegnerebbero il governo a imporre un “cambio di rotta” alla società guidata da Attilio Befera, con il ricorso a sistemi in linea con lo statuto dei diritti del contribuente, contenuto nella legge 212 del 2000.

Non c’è gruppo parlamentare di maggioranza o di opposizione, piccolo o grande, che non abbia ritenuto di far sentire le sue ragioni contro Equitalia. Ma il più agguerrito sembra essere quello della Lega Nord che ha presentato il documento con più firme: 54 su 59 componenti.

Fin dall’inizio della legislatura il Carroccio ha fatto registrare un alto numero di interrogazioni parlamentari sia alla Camera che al Senato sulle aziende e sui piccoli imprenditori del Nord “vessati dai metodi sbrigativi” degli addetti alla riscossione delle imposte.

Il Pdl ha riproposto all’Aula lo stesso documento già approvato in commissione Finanze il 1° giugno scorso, primo firmatario Maurizio Bernardo, al quale non basta questo primo successo e punta punta perciò al vaglio ’solenne’ dell’assemblea.

Anche il Pd ha fatto sentire la sua voce con una mozione firmata dal responsabile lavoro ed ex ministro Cesare Damiano. Chiede la dilazione del debito al tasso agevolato del 3 per cento in un arco di 5 anni, l’abolizione degli interessi esattoriali, la sospensione del fermo amministrativo e lo stop alle ipoteche per artigiani, commercianti e piccole e medie imprese.

In tutte le mozioni ci sono alcune richieste bipartisan: al primo posto, la revisione degli aggi elevati che caratterizzano l’attività di Equitalia, ma anche il rispetto del limite di 8.000 euro stabilito per legge al di sotto del quale non si può procedere a iscrizioni ipotecarie.

C’e’ anche altro, come per esempio il no all’anatocismo, la pratica che consente all’istituto della riscossione coattiva di praticare gli interessi sugli interessi. Tra le mozioni più dure nei confronti di Equitalia, c’è quella dell’Api, primo firmatario Pino Pisicchio: chiede che ai dirigenti della spa vengano applicate le regole della responsabilità civile per il loro operato.

Se questo principio fosse applicato Equitalia dovrebbe sempre, prima di passare alla riscossione coattiva, accertare che un debito non è prescritto, che è effettivamente dovuto e che il contribuente è stato avvisato: misure elementari per escludere che un cittadino sia vittima, oltre che delle ’ganasce fiscali’, anche di una ’cartella pazza’.

Solo c’è da chiedersi: ma Equitalia non è una società privata, ma di proprietà pubblica? Ed allora perchè si comporta in quel modo vessando a volte i cittadini?

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