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Gheddafi e la Corte penale internazionale

Autore: . Data: mercoledì, 29 giugno 2011Commenti (1)

Il mandato di cattura nei confronti del dittatore libico non è un esempio di autonomia del tribunale. La ‘giustizia’ non può seguire la volontà politica del solo occidente.

Mu’ammar el-Gheddāfī, il presidente della Grande Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, è un criminale. Lo è da anni, fin dall’inizio del suo regime. Ha pagato killer internazionali, sovvenzionato terroristi, fomentato guerre, organizzato attentati e, soprattutto, limitato i diritti civili e democratici dei cittadini libici.

Adesso la Corte penale internazionale (Cpi) ha emesso mandato di cattura nei suoi confronti, per suo figlio, Saif Al-Islam, e per Abdullah Al-Senussi, capo dei servizi di intelligence di Tripoli. Luis Moreno-Ocampo, procuratore capo del Tribunale, considera i ricercati colpevoli di crimini contro l’umanità commessi nei confronti degli oppositori del regime di Tripoli a partire dal febbraio 2011.

In realtà e come al solito le cose sono diverse. A tutti gli effetti l’esercito libico era intervento per reprimere una sedizione armata avvenuta in Cirenaica e probabilmente organizzata da servizi segreti europei (francesi e inglesi) e supportata da organizzazioni islamiste egiziane. Insomma, per una volta il boss di Tripoli aveva fatto il suo mestiere senza commettere reati.

L’applicazione della ‘logica’ Gheddafi alla giustizia avrebbe portato alla sbarra alcuni premier inglesi ai tempi delle rivolte armate in Irlanda del Nord, francesi per gli episodi separatisti avvenuti in Corsica e spagnoli per il contrasto all’attività dei separatisti baschi.

Nei casi di Londra, Parigi e Madrid, infatti, le strategie di contrasto alla guerriglia interna hanno previsto, come dimostrato in seguito, tortura, omicidi su commissione, uccisione di civili, rapimenti e quant’altro. Ma la difesa della regalità britannica, della grandeur francese e della santissima Spagna non sono mai state giudicate, mentre il beduino nordafricano (ma grande petroliere) è considerato un brutale assassino da abbattere a tutti i costi.

Attualmente la Corte ha ricevuto 3 referral da Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo e Uganda, un deferimento da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardante il Darfur e oltre 8733 denunce per crimini di sua competenza da più di 140 diversi Paesi.

Insieme alla Cpi esistono poi altri organi internazionali di ‘giustizia’: il Tribunale penale internazionale per la ex-Jugoslavia, la La Corte Internazionale di Giustizia, la Corte europea dei Diritti dell‘Uomo, il Tribunale penale internazionale per il Rwanda.

E’ un fiorire di iniziative ‘giuste’, che tuttavia non ha mai neppure ‘osservato’ le attività delle grandi potenze. Nulla sulle operazioni ‘coperte’ o esplicite di Washigton, Mosca, Pechino. Lo stesso per Parigi, Londra, Tel Aviv, Damasco, gran parte dei governi africani, non pochi di quelli asiatici o sudamericani.

L’inattività degli investigatori ‘mondiali’ nei confronti di alcuni permette di criticarli quando per una volta sembrano efficienti? In realtà si, perchè misteriosamente le procedure di accusa sono sempre congeniali alle strategie politico militari del Nord del mondo.

Se si osserva il caso della ex Jugoslavia si scoprono alcune cose interessanti. Le accuse hanno riguardato: Slobodan Milošević (presidente della Serbia e della Federazione Jugoslava), Radovan Karadžić (capo politico dei serbo-bosniaci), Ratko Mladić (comandante dell’esercito serbo-bosniaco), Dragan Vasiljković (paramilitare serbo), Stojan Zupljanin (comandante serbo-bosniaco), Dragan Obrenović (comandante serbo bosniaco), Milan Babić (premier della Repubblica serba di Krajina), Biljana Plavšić (ex-presidente della Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina), Željko Ražnatović “Arkan” (comandante paramilitare serbo), Vojislav Šešelj (presidente del Partito radicale serbo), Goran Hadžić (presidente della Repubblica serba di Krajina), Milan Lukić (comandante della formazione paramilitare serba “Aquile bianche”).

Ramush Haradinaj, comandante dell’Ushtria Çlirimtare e Kosovës (Uck), nome albanese dell’Esercito di Liberazione del Kosovo, diventato poi premier del Kosovo, incriminato per numerosi ed inequivocabili stragi compiute dall’Uck è stato assolto con formula piena dopo la morte misteriosa di diversi testimoni e del rifiuto di altri a testimoniare. E’ attualmente considerato un eroe dagli albanesi mentre le autorità serbe lo accusano di essere un criminale colpevole di enormi atrocità.

Naser Orić, comandante dell’esercito bosniaco a Srebrenica, è stato accusato anche lui per crimini di guerra. Il processo a suo carico si è concluso con una condanna a 2 anni per non aver impedito, in qualità di comandante, l’uccisione di 5 civili serbo-bosniaci e la tortura di 11 prigionieri tra la fine del 1992 e l’inizio del 1993. Prosciolto invece dalle accuse di crimini contro l’umanità o di aver distrutto infrastrutture civili. Nel processo di appello è stato ritenuto innocente per tutte le accuse.

Ante Gotovina, generale dell’esercito croato, è stato invece condannato a 24 anni di reclusione per crimini contro l’umanità e violazione delle leggi e dei costumi di guerra. Secondo la Corte, poi, il militare ha fatto parte di una associazione a delinquere finalizzata alla rimozione della popolazione serba in Croazia durante l’Operazione Tempesta, coordinata e diretta insieme ai più alti vertici politici della Croazia. Suo complice sarebbe stato Franjo Tudman, primo presidente della Croazia indipendente e teorico del nazionalismo croato.

Insomma, mentre gli imputati serbi sono numerosi e considerati responsabili (spesso a ragione) di crudeltà inaudite, per bosniaci, croati, sloveni e albanesi kosovari le accuse sono poche e miti. Invece il conflitto nella ex Jugoslavia ha coinvolto tutti, senza esclusione, in crimini di guerra efferati.

Collegare giustizia ad opportunità politica significa avvilire lo scopo stesso che ha portato all’istituzione dei tribunali. Questi costosissimi baracconi sono diventati ormai i certificatori delle scelte strategiche di alcuni ed è per questo motivo che la richiesta del mandato di arresto nei confronti di Gheddafi è un errore grave.

Il colonnello non è una mammoletta innocente, ma non si vede perchè altri Paesi, protagonisti di terribili repressioni siano ‘dimenticati’ dalla giustizia internazionale. A cominciare dalla Cina. Ma questi sono i cicli della diplomazia mondiale, scenari oscuri solo per chi non riesce a vedere una realtà non troppo difficile da capire.

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Commenti (1) »

  • Ary ha detto:

    Cari ragazzi sono molto dispiaciuto, per le vostre posizioni pro-Gheddafi, ma vi rendete conto che se avesse la bomba atomica la userebbe.Come si fa a sostenere un dittatore che usa strumentalmente il potere per affermare il suo ego smisurato ela sua sete di potere a qualsiasi costo anche contro i suoi concittadini? Ma sapete che ha fatto uccidere 1200 persone e per 2 anni i parenti inviavano in carcere cibo e vestiti pensando che i propri congiunti fossero vivi? Voi come reagireste a un tal dittatore ? Non volete un mondo più giusto o veramente giusto?

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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