cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

Crescita, nell’Ue l’Italia è ultima

Autore: . Data: venerdì, 17 giugno 2011Commenti (0)

Capita che periodicamente vengano resi noti dati e statistiche che riguardano l’economia, il lavoro, l’andamento della società: una serie di fotografie che ci dicono come stanno andando le cose. Spesso buttiamo un occhio e poi passiamo oltre, ma vale la pena dedicare qualche minuto in più e capire che immagine ne esce.

Nelle settimane scorse l’Istituto nazionale di statistica (vale la pena ricordare che l’Istat è un ente di ricerca pubblico) ha pubblicato una serie di rilevazioni riguardanti la crescita economica, il lavoro, le pensioni, i consumi.

Una famiglia su 4 fa fatica a pagare mutuo e bollette, 4 su 10 non fanno nemmeno una settimana di vacanze, 3 su 10 non possono affrontare spese impreviste. Un quarto della popolazione italiana è a rischio povertà.  In due anni più di mezzo milione di ragazzi hanno perso il posto e circa due milioni sono scoraggiati perché non riescono a trovarlo.

Due milioni di persone sono povere e disperate senza alcun aiuto, le donne sono costrette a lasciare il lavoro per fare un figlio, oppure lavorano peggio degli uomini e sono malpagate (il 30% in meno di retribuzione),  da anziane devono occuparsi di figli, nipoti e genitori. Gli immigrati fanno i lavori più umili e sono pagati meno (il 24% di decurtazione). Nell’Università e nel welfare e nella crescita economica siamo fanalino di coda in Europa, tornati indietro di un decennio.

L’indice di povertà italiano era superiore alla media europea già nel 2008, il 19% da noi contro il 17% in Europa, ed oggi abbiamo la triste situazione che alcuni milioni di lavoratori non traggono dal loro lavoro un salario sufficiente a superare la soglia di povertà. In questa illustrazione della realtà italiana c’è una parola che dovrebbe spaventare più di altre: “inattivi”.

Sono quei due milioni e centomila giovani tra i 15 ed i 29 anni (così si legge nelle rilevazioni Istat) che non lavorano, non studiano, non fanno formazione. Niente, non fanno niente. Il rapporto annuale Istat dice che siamo un Paese che cresce in maniera stentata, dove non si riesce più a risparmiare e i servizi sociali offerti sono in costante diminuzione.

Anche L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) nel suo Economic Outlook di primavera dà la sua diagnosi sullo stato della nostra economia: in Italia la ripresa è “lenta” e continuerà anche nel 2011 “con una crescita che è destinata a rafforzarsi di circa un punto e mezzo di Pil nel 2012″. L’organizzazione di Parigi rivede in leggero ribasso all’1,1% la crescita del Pil di quest’anno, contro il +1,3% stimato in autunno, lasciando invariata a +1,6% la previsione per il 2012. Secondo l’Ocse la domanda mondiale stimolerà le esportazioni e anche gli investimenti sono destinati ad accelerare.

In questi giorni anche l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (Inps) ha pubblicato il suo rapporto annuale. Un pensionato su due vive con 500 euro: su 16 milioni e 42mila pensioni in vigore, la metà è inferiore a 500 euro.

Precisamente il 50,8%, oltre 8 milioni di persone. Il 28,2 % si colloca tra i 500 euro ed i mille, l’11,1% presenta importi compresi tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili e il 9,9% superiori ai 1.500 euro. Per quanto riguarda le pensioni da 500 a 1.000 euro mensili, continuano a prevalere le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle pensioni maschili. Il trend si inverte nelle classi di importo più elevato, laddove le pensioni dei titolari maschi presentano pesi percentuali nettamente più significativi: il 18,9% tra i 1.000 e i 1.500 euro mensili (contro il 5,6% per le donne) e il 20,2% con importi superiori ai 1.500 euro mensili (a fronte di appena il 2,6% per le pensioni erogate alle donne). Dai dati, emerge anche che la spesa pensionistica nel 2010 e’ salita del 2,3%, con un aumento delle pensioni d’anzianità ma anche dei trattamenti d’invalidità.

La flessione delle vendite al dettaglio nel primo trimestre ”è l’ennesima conferma di un’Italia ferma sul fronte dei consumi che rischia, visto il permanere di una condizione di estrema debolezza della domanda delle famiglie, di mettere in discussione il raggiungimento dell’obiettivo di crescita del Pil all’1%”. Ad esprimersi così è l’Ufficio studi di Confcommercio che commenta i dati Istat sull’andamento del commercio.

”A preoccupare è il calo, più forte di quanto stimato, dei consumi alimentari, compressi tra l’inflazione importata e il reddito disponibile reale”, osserva l’organizzazione in una nota. L’ufficio studi sottolinea inoltre che ”la stagnazione dei consumi non risparmia alcuna formula distributiva” dai piccoli negozi alla grande distribuzione.

Dopo il declassamento (da stabili a negative) delle valutazioni sull’andamento economico del nostro Paese e dopo il crollo del risparmio e del potere di acquisto delle famiglie, l’Istat attesta  l’ennesima contrazione delle vendite al dettaglio: -2% rispetto allo scorso anno. “La crisi economica continua a far sentire i suoi effetti sulla spesa delle famiglie”. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati diffusi oggi dall’Istat sulle vendite al dettaglio, che a marzo 2011 diminuiscono dello 0,2%, rispetto a febbraio 2011 e del 2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Particolarmente allarmante il dato che riguarda le vendite dei prodotti alimentari, che diminuiscono dello 0,3 % rispetto al mese precedente e del 2,6% rispetto a marzo 2010, pi dei non alimentari. Il calo maggiore presso la grande distribuzione (-2,9 su base annua), rispetto ai piccoli negozi (-1,9%). Non si salvano neppure i discount, anche se le perdite sono inferiori (-1,3%).

Antonio Morandi

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008