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Carceri invivibili, è dramma quotidiano

Autore: . Data: martedì, 14 giugno 2011Commenti (0)

Dall’inizio dell’anno si sono verificati 68 decessi ufficiali, che in realtà sono di più, perché l’Amministrazione Penitenziaria non considera come avvenute in carcere le morti verificatesi negli ospedali dove vengono trasferiti i detenuti in gravi condizioni. La denuncia del gruppo EveryOne.

Nelle 208 strutture di detenzione italiane sono attualmente accolti circa 67.600 prigionieri, contro una capienza massima di 45.543 posti. Una condizione di sovraffollamento in cui si verificano migliaia di casi di stupro (specie nei confronti di detenuti giovani, che per paura e vergogna non li denunciano quasi mai), altrettanti casi di aggressione violenta (di cui circa 1900 denunciati: la punta di un iceberg), innumerevoli prevaricazioni, minacce, intimidazioni, episodi di persecuzione fisica e psicologica.

L’enorme preponderanza di suicidi di detenuti di sesso maschile rispetto alle donne è dovuto prevalentemente proprio alla pratica degli stupri, che colpisce i prigionieri maschi, specie se giovani e/o longilinei, secondo gli studi. Nel 2011 si sono verificati 340 tentati suicidi, sempre secondo i dati ufficiali, e 1.860 atti di autolesionismo.

Negli ultimi vent’anni, più di mille detenuti si sono suicidati e almeno 20 mila hanno tentato di togliersi la vita. Vale a dire il 2% dei detenuti, una percentuale che non ha uguali non solo nel mondo democratico, ma anche nei regimi integralisti. Da molte parti si denuncia questa tragica realtà, in cui i crimini più efferati restano impuniti per un tacito patto che vige solo all’interno del sistema penitenziario, mentre la vita di chi è costretto a scontare una pena detentiva non ha più la benché minima tutela contro abusi e persecuzioni.

Tuttavia, sembra che questa sacca di orrore e ingiustizia non desti un vero interesse da parte delle istituzioni, che non muovono alcun passo per cambiare lo stato delle cose, limitandosi a stigmatizzare sovraffollamento e degrado.

E’ importante che la società civile non accetti questa situazione di stallo e metta a punto nuovi metodi di protesta civile, spostando il dibattito nelle sedi internazionali, per evitare che l’inferno penitenziario italiano continui ad accogliere “anime dannate” privandole dei diritti fondamentali della persona sanciti dalla Costituzione e dalle Carte internazionali.

Il Gruppo EveryOne, che si impegna da anni contro l’esistenza di questo spietato carnaio in cui si consumano infinite atrocità, presenterà un dossier-carceri in Italia all’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, allo Special Rapporteur Onu sulla Tortura a altri trattamenti e punizioni crudeli, inumani o degradanti, al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti, nonché agli altri organismi internazionali deputati alla tutela dei diritti umani affinché siano prese le misure adeguate e venga posta fine alla condizione disumana in cui sono costretti a vivere e morire i detenuti nel nostro Paese.

Gruppo EveryOne

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