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Berlusconi, il giorno dopo

Autore: . Data: mercoledì, 1 giugno 2011Commenti (0)

E’ possibile fare qualche ipotesi per il futuro del Paese. Ma non c’è da perdere tempo.

Dopo la super legnata presa dal Cavaliere alle ultime comunali, a sinistra si sono riaperte le chiese della speranza. A Napoli e Milano decine di migliaia di cittadini si sono riversati in questi nuovi luoghi di culto per esorcizzare brutti ricordi, delusioni e vecchi dolori. Nel rito era prevista la celebrazione dei nuovi santi arancioni, De Magistris e Pisapia.

Con una arringa demagogica e gruppettara, il leader di Sel e outsider professionista in servizio permanente effettivo dello schieramento di opposizione, Nichi Vendola, ha urlato alle folle da Piazza del Duomo: “Da domani si comincia, il prossimo obiettivo è Palazzo Chigi, liberare l’Italia. Basta, non ne possiamo più della loro arroganza, la politica deve cambiare, ci vuole una politica di dialogo e di apertura, abbracciamo i fratelli rom e i musulmani; adesso mi aspetto elezioni anticipate, la fine di un incubo della dittatura della pornografia che dura da 15 anni”.

Più sfumato, ma altrettanto arrembante, l’atteggiamento del segretario del Pd, Pierluigi Bersani: “Chiediamo le dimissioni del governo”. Il segretario quindi ha aggiunto: “Dopo le dimissioni, in un sistema democratico la strada maestra sono le elezioni… Noi siamo pronti a considerare percorsi che consentono una nuova legge elettorale… Questo è l’unico elemento che inframmettiamo a questo discorso, sarebbe meglio andare a votare con una diversa legge elettorale”.

I ‘cittadini semplici’ hanno i piedi più per terra. Tra loro Francesco, un lettore del sito dell’Idv, ha detto in pochissime parole cose forse più sagge, riuscendo a mostrare un sentimento probabilmente molto diffuso: “E ora De Magistris, Pisapia e soprattutto Vincenzo De Luca (il sindaco di Salerno, ndr) rialzate l’Italia da questa crisi che per Berlusca non esiste…..siamo nelle vostre mani”.

Sul fronte ‘moderato’ il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa ha dichiarato: “Il Presidente del Consiglio ha trasformato le elezioni amministrative in un referendum sul suo governo ed è stato sonoramente bocciato dagli italiani, al primo e al secondo turno. Ha preso di mira fin dall’inizio della campagna elettorale il Terzo Polo e i suoi leader e di conseguenza ha ricevuto dai nostri elettori a Milano e Napoli un voto compatto ai candidati dell’opposizione. Siamo molto contenti di risultati che ci confortano, a partire dalla presidenza della provincia di Macerata, e a decine di altri sindaci candidati del nostro partito eletti con le forze di opposizione”.

Il presidente della Camera e leader di Fli da parte sua ha mostrato un atteggiamento più problematico. Ha affermato Gianfranco Fini: “Dico a Berlusconi: non prendertela con gli altri ma con te stesso e i tuoi cattivi consiglieri, che sono tanti” ed ha continuato sostenendo che “il risultato elettorale dimostra che chi semina vento raccoglie tempesta”. Per l’ex capo della destra neofascista, “da uomo del centrodestra” l’esito del voto lo ha reso “tutt’altro che felice”, ma nello stesso tempo “ho la coscienza a posto perché quando, 15 mesi fa, misi in guardia il Presidente dalla deriva che si stava prendendo, fui messo alla porta”.

Secondo Fini a Milano per Pisapia ha votato “una quota consistente dell’elettorato moderato del centrodestra che non ne può più di anatemi e di brutte figure collezionate dal governo” ed in generale “con il voto di Milano, Napoli, Trieste e Cagliari il berlusconismo è stato di fatto archiviato”.

Sul suo partito il presidente della Camera pensa che il Fli “non ha nulla da festeggiare, ma molto da capire e da fare. Perché il risultato delle amministrative è figlio in primo luogo della delusione degli elettori moderati che hanno capito che a un centrodestra culturalmente ispirato alla tradizione liberal-conservatrice europea, si è sostituita, in questi 15 mesi, una coalizione estremista e opportunista che nella politica interna, come in quella internazionale, ha radicalmente snaturato l’impostazione con cui si era presentata al Paese, ottenendone l’ampio consenso”. L’obiettivo del Terzo polo, infine, è per Fini quello di costruire “la casa comune per tutti gli italiani moderati e riformisti, quindi culturalmente e politicamente lontani dalla coalizione di sinistra oggi vittoriosa. Oggi la casa comune non c’è: lo dimostrano i risultati, prevedibili ma non certo lusinghieri, delle candidature a sindaco alternative tanto al Pdl quanto alla sinistra. Costruirla in fretta è l’obiettivo strategico che, insieme agli amici del Terzo Polo, dobbiamo porci con chiarezza e senza diversivi tattici”.

I nuovi sindaci potranno fare molto per i propri concittadini, ma non saranno i grado di rispondere alle domande più importanti: il lavoro, lo sviluppo, il reddito, i prezzi ed il futuro. Perchè si tratta di cose che dipendono dalla ‘gestione’ del governo centrale e non dalle decisioni dei comuni.

A Napoli De Magistris troverà una città devastata da decenni di consociativismo, di patti osceni di tutti con tutti, di uffici inutili, di funzionari sbadati, strutture fatiscenti, potentati e magagne. Come fu per la prima giunta ‘rivoluzionaria’ del capoluogo campano, quella mitica di Maurizio Valenzi degli anni ’70. Quando i ‘comunisti’ arrivarono a Palazzo San Giacomo e trovarono garage segreti con auto pubbliche abbandonate da tempo, depositi enormi pieni di documenti fatti sparire, migliaia di allacciamenti abusivi alla rete elettrica, a quella idrica, il caos totale del patrimonio pubblico. Quei coraggiosi e pieni di fantasia (senza non era possibile nulla, tanto grave era il disastro) tentarono di rifondare la città, di operare la prima vera ricostruzione dopo le devastazioni del dopoguerra. Intorno a quel sindaco ‘tosto’ c’erano Mario Palermo, Giorgio Napolitano, Gerardo Chiaromonte, Carlo Fermariello, Giuseppe Chiarante, Andrea Geremicca. Da quell’epopea è emerso Bassolino. Per cui…

A Milano solo i più ingenui hanno detto che la sinistra è ‘tornata’ a Palazzo Marino. Quando c’erano i craxiani, non i socialisti (Pillitteri, Aniasi e soci), considerato lo ‘stile’ del tempo, giravano per Palazzo Marino personaggi loschi, qualche ragazza scosciata e disponibile e non pochi collettori di tangenti. Il più noto fu Mario Chiesa, per chi ha memoria. Per cui anche Pisapia farà scoperte interessanti e sarà costretto a combattere come De Magistris contro una piovra pericolosissima.

Lo stesso, anche se in misura minore, accadrà agli altri valorosi combattenti che nelle altre città hanno soffiato il posto ai rappresentati del centro destra.

Difficilmente il premier deporrà le armi. Anzi tutto fa pensare che tenterà il tutto per tutto, perchè deve risolvere i suoi problemi giudiziari e salvare il suo impero. Ma l’Italia è stata nutrita di berlusconismo per decenni e persino il più piccolo paesino di montagna è stato colonizzato dalle truppe cammellate azzurro-verde.

La sinistra non ha un progetto, non ha una strategia e, soprattutto, non ha un codice etico che eviti corruzione e collusioni. Alcuni lo hanno compreso così bene che hanno voluto premiare Pisapia e De Magistris proprio perchè estranei agli apparati, non compromessi, non coinvolti nei giochi di potere delle segreterie.

Ed ora è arrivato il momento dei piani alti nazionali. Se non si metterà mano subito ai gruppi dirigenti dei partiti non si potrà sfruttare l’onda lunga dei successi di lunedì. Ma la ‘resistenza’ della casta sarà senza quartiere. E manca soprattutto il programma per tornare ad essere un Paese normale.

Insomma, è il caso di lavorare sodo.

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