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Accordo sulla rappresentanza, “no a polemiche strumentali”

Autore: . Data: giovedì, 30 giugno 2011Commenti (0)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Nicola Nicolosi, segretario nazionale Cgil e coordinatore dell’area “Lavoro Società” in merito all’accordo tra le parti sociali su rappresentanza e contrattazione aziendale.

Caro direttore,
chiedo ospitalità al vostro giornale, che segue con attenzione i temi del lavoro e sindacali, perché ritengo importante respingere le polemiche strumentali sull’accordo interconfederale in materia di rappresentanza che si evincono da alcune dichiarazione stampa.

Ritengo infatti che l’intesa stabilisca regole per la competizione tra le organizzazioni sindacali e stabilisca punti di assenso reciproco sul fondamentale tema della democrazia sindacale: avviene così un salto qualitativo dalla democrazia di organizzazione alla democrazia sindacale, là dove si valorizzano le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) e si dilatano gli spazi di democrazia.

I lavoratori vanno infatti coinvolti, consultati e devono poter validare o meno gli accordi anche con lo strumento del referendum. Peraltro, l’accordo in questione prende atto che le Rsu non sono presenti dappertutto, anche se si punta ad eleggerle dovunque. Ma è previsto comunque un vincolo specifico sulle Rsa, ossia le Rappresentanze sindacali aziendali già normate dall’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori.

E’ insensata la polemica rispetto alla presunta impossibilità di sottoporre al voto gli accordi aziendali: l’intesa stabilisce che è sufficiente che un solo sindacato lo rivendichi per poter far esprimere i lavoratori. E qualora almeno il 30% dei dipendenti richieda quel voto, anche senza il consenso di un sindacato interno, la parola passerà comunque e giustamente ai lavoratori.

Va rigettata anche un’altra polemica, del tutto gratuita, a proposito delle cosiddette “possibili sperimentazioni temporanee”, definite impropriamente da alcuni come “deroghe al contratto nazionale”. Le deroghe non saranno invece possibili.

Saranno infatti i contratti collettivi nazionali a stabilire limiti e procedure per gli accordi aziendali. E laddove non esiste un’intesa nazionale a fornire regole universali, qualsiasi accordo aziendale potrà essere operante soltanto attraverso l’intesa tra le organizzazioni territoriali di categoria. E sarà sufficiente la contrarietà di un solo sindacato firmatario per impedire qualunque “deroga”.

Il terzo elemento di polemica, a mio avviso sbagliato, riguarda le clausole di tregua sindacale. Noi assumiamo il principio che se si firma un accordo ci si assume la responsabilità di applicarlo e di renderlo esigibile: l’obiettivo di un buon sindacalista è pretendere che venga applicato.

Quelle clausole di garanzia, comunque, impegnano soltanto le organizzazioni firmatarie e non certo i lavoratori: il diritto di sciopero è e resta indisponibile e viene preservato dall’accordo, fermo restando il vincolo per l’organizzazione che ha firmato un’intesa, che non può fare il doppio gioco.

Sostenere il contrario, sostenere che il diritto di sciopero viene violato significa dunque mistificare la realtà.

Infine, a proposito della riduzione delle tasse per la contrattazione di secondo livello, registro un’anomalia. Ritengo infatti giusta e necessaria una riforma del fisco che favorisca i redditi da lavoro, ma nei termini definiti nell’accordo si conferisce al secondo livello una valenza eccessiva, o quantomeno impropria al cospetto del salario definito nazionalmente: considero questo aspetto un limite che andrebbe corretto.

Sarà ora il direttivo nazionale della Cgil, convocato per l’11 e il 12 luglio, a dire la parola definitiva su quanto è stato firmato in sede interconfederale.

E’ comunque necessario organizzare, come Cgil, assemblee in tutti i luoghi di lavoro per illustrare i termini dell’intesa e favorire il confronto con le lavoratrici e i lavoratori.

Nicola Nicolosi
Segretario confederale Cgil, coordinatore nazionale area ‘Lavoro Società’

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