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Tre migranti affogati a Lampedusa ed altri abbandonati a se stessi in mare aperto

Autore: . Data: martedì, 10 maggio 2011Commenti (0)

Sono strati trovati sotto il barcone naufragato i corpi di tre persone. Intanto il Guardian denuncia una nuova strage: in 60 sarebbero stati lasciati morire senza soccorsi.

Tre cadaveri sono stati ritrovati ieri mattina sotto il barcone che era naufragato nella notte di sabato a Lampedusa. Per il recupero dei corpi sono intervenuti i sommozzatori. Dopo che la barca era finita contro gli scogli all’imbocco del porto dell’isola erano stati tratti in salvo 528 profughi e si era ritenuto erroneamente che nessuno dei passeggeri fosse deceduto nel naufragio.

A questa notizia già drammatica ha fatto seguito la denuncia di un altro episodio terribile. Secondo il quotidiano britannico ’The Guardian’ secondo un’imbarcazione che trasportava 72 migranti, tra i quali molte donne, bambini e rifugiati politici, avrebbe avuto difficoltà dopo la partenza dalla Libia per Lampedusa alla fine di marzo. “Decine di africani sono stati lasciati morire nel Mediterraneo dopo che unità militari europee e della Nato hanno apparentemente ignorato le loro richieste di aiuto”.

Tutte le persone a bordo del barcone, tranne 11 – due dei quali morti successivamente – sarebbero morti di sete e di fame dopo 16 giorni alla deriva. “Ogni giorno ci svegliavamo e trovavamo più corpi senza vita, li lasciavamo stare per 24 ore prima di gettarli in mare”, ha raccontato Abu Kurke, uno dei 9 sopravvissuti. “Alla fine non ci riconoscevamo, tutti pregavano o morivano”.

L’inchiesta del Guardian ha permesso di appurare che la barca trasportava 72 immigrati ed era partita da Tripoli il 25 marzo. A bordo 47 etiopi, 7 nigeriani, sette eritrei, sei ghaniani e 5 sudanesi. Vi erano venti donne e due bambini piccoli, uno dei quali aveva appena un anno. Erano diretti a Lampedusa, ma dopo 18 ore in mare si erano manifestati i primi problemi e l’imbarcazione aveva iniziato a perdere carburante.

A quel punto i naufraghi avrebbero telefonato grazie ad un satellitare Padre Moses Zerai, prete eritreo a Roma che a sua volta ha contattato la guardia costiera dove lo hanno rassicurato sul fatto che l’allarme era stato lanciato e tutte le autorità competenti erano state avvisate. Poco dopo un elicottero con le insegne militari ha sorvolato l’imbarcazione – che si trovava a 60 miglia da Tripoli circa – e i piloti, che indossavano uniformi militari, hanno fatto scendere sulla barca acqua e biscotti avvertendo i passeggeri di mantenere la posizione in attesa dell’arrivo dei soccorsi. L’elicottero quindi si è allontanato, ma non è arrivato nessun soccorso.

Mentre la Nato ed il governo di Malta negano le circostanze, il sacerdote ha detto a Radio 24: “Per 16 giorni 72 persone sono state abbandonate in mare. Oltre 60 sono morte. Questa è una storia crudele che noi vogliamo denunciare”. “E’ una storia terribile – ha aggiunto don Zerai -. Quella gente ha chiesto aiuto, io stesso ho chiesto più volte che li si aiutasse, nessuno ha fatto niente per giorni e ora non può passare la logica dello scarica barile. Quanto accaduto è un crimine. Si chiama omissione di soccorso. E’ un crimine che non può rimanere impunito solo perché le vittime sono migranti africani’.

Un portavoce della Guardia Costiera italiana ha affermato, confermando che qualcosa è accaduto: “Abbiamo avvisato Malta che l’imbarcazione si stava dirigendo verso la loro zona di search and rescue ed abbiamo lanciato un allarme alle imbarcazioni in navigazione perchè prestassero attenzione alla barca”.

Secondo il Guardian nell’area di mare del naufragio incrociava la portaerei francese ’Charles de Gaulle’. Inizialmente le autorità navali di Parigi hanno negato che la nave si trovasse lì e solo in un secondo momento hanno risposto con un ‘nulla da dichiarare’.  Ma forse i bombardamenti ‘in nome della pace’ hanno ‘distolto’ i comandanti delle forze navali ed aeree in campo contro la Libia e per la democrazia, causando ‘involontariamente’ la morte dei migranti.

Intanto il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica ha stimato che “ci sono tra i 300 e i 400mila africani che si sono spostati verso il Maghreb e la Libia. Potenzialmente parliamo di 50mila persone’. Per il rappresentante del governo Berlusconi “dei profughi dalla Libia se ne deve occupare l’Europa. E’ il nocciolo del problema: qui si farà la discussione sul funzionamento di Schengen, sulla solidarietà europea”.

Il sottosegretario ha ammesso che “non sarà facile collocare” i migranti in arrivo, “specie se si vuole evitare eccessive concentrazione” ed sottolineato che “mentre i tunisini erano giovani e validi, qui parliamo di intere famiglie con bambini, di donne incinte, serve un’assistenza ancora più intensa e attenta”. “Queste persone hanno bisogno di sopravvivere, non hanno una strategia – conclude Mantica – . Sono soltanto in fuga. Per questo c’è bisogno di solidarietà europea”.

Mantica, tuttavia, ha dimenticato che solo fino a due mesi fa il suo governo, quando era ancora alleato con il colonnello Gheddafi, finanziava il governo di Tripoli per arrestare e deportare quegli stessi migranti che adesso vengono descritti come più deboli e bisognosi di cure ‘speciali’.

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