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Procura di Perugia: Bertolaso era corrotto

Autore: . Data: venerdì, 6 maggio 2011Commenti (0)

Il superman della sciagura avrebbe partecipato ad un vasto giro di corruzione insieme ad altri 15 coimputati ed a ben 11 aziende. L’eroe di Berlusconi a processo.

Dall’inchiesta svolta dai magistrati del capoluogo umbro sugli appalti per i ‘Grandi eventi’ emerge “la prova incontrovertibile dell’asservimento della pubblica funzione” di Guido Bertolaso. I pm della Procura di Perugia lo hanno scritto nella richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’ex capo della Protezione civile, accusato di corruzione. Per gli inquirenti “le utilità poste in rilievo e gli atti individuati e descritti” che riguardano Bertolaso appaiono inquadrabili “anche in una ottica di protezione globale”.

Sulla difesa dell’ex sottosegretario, secondo i giudici “si può convenire sulla circostanza che questi (Bertolaso, ndr) non abbia approvato, almeno formalmente e direttamente atti aggiuntivi, pur tuttavia la condotta corruttiva emersa nella fase delle indagini si colloca nell’alveo giurisprudenziale che riconosce l’addebito nell’aver accettato promesse e ricevuto utilità in modo unitario, nel senso della riconducibilità delle stesse alla medesima fonte, anche se in funzione di una pluralità di atti da compiere, per cui il reato si configura come una condotta pressochè unitaria, pur in presenza di una pluralità di utilità che realizzano solo elargizioni già tacitamente convenute”.

Nella richiesta di rinvio a giudizio si parla di “situazione di sistematica violazione delle regole che caratterizzava la gestione dei cosiddetti ’Grandi Eventi’” e ” la scelta della procedura di urgenza e di una determinata impresa per effetto della ricezione o della promessa di denaro o di altre utilita’ integra la violazione di doveri di ufficio, che impongono la disinteressata valutazione della situazione concreta”.

A parere dell’accusa tra i “favori e le utilità di vario genere” che Bertolaso avrebbe ottenuto in cambio della concessione di appalti per il G8 alle ditte dell’imprenditore Diego Anemone, c’è l’appartamento in Via Giulia, a Roma, il cui canone mensile di 1.500 euro “veniva corrisposto da Diego Anemone dal gennaio 2003 all’aprile 2007″, 50 mila euro in contanti “consegnati brevi manu da Anemone il 23 settembre 2008″ e la “disponibilità” presso il Salaria Sport Village, “di una donna di nome Monica allo scopo di fornire prestazioni di tipo sessuale”.

Per i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, Guido Bertolaso “in qualità di capo Dipartimento della Protezione Civile” avrebbe compiuto “atti contrari al proprio ufficio connessi all’affidamento ed alla gestione degli appalti” favorendo Anemone in particolare in riferimento alle gare relative alla realizzazione a La Maddalena “del palazzo della conferenza e area delegati”, quella per la costruzione della “residenza dell’Arsenale” e quella per “l’area di stampa e servizi di supporto”.

Per l’accusa il superman della sciagura avrebbe compiuto, da solo o in concorso di volta in volta con altri, “scelte economicamente svantaggiose per la Pubblica Amministrazione e favorevoli al privato” in cambio di “favori e utilità di vario genere”.

Il supercommissario amatissimo dal premier, inoltre, sempre secondo l’accusa, “illegittimamente operava e consentiva, nella sua posizione di vertice, che i funzionari sottoposti operassero affinchè le imprese facenti capo a Diego Anemone (da sole o in Ati con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva che il costo dell’appalto a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi e a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore appaltatore, agli interessi del quale poneva stabilmente la propria funzione pubblica recependone continuativamente favori ed utilità di vario genere”.

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