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Pisapia avanti sulla Moratti: flop di Berlusconi al referendum milanese

Autore: . Data: martedì, 17 maggio 2011Commenti (0)

L’avvocato milanese va al ballottaggio contro il sindaco uscente con sette punti percentuali di vantaggio. Scene di giubilo tra i sostenitori del centrosinistra, reazioni preoccupate dal centrodestra. Ma la partita è tutt’altro che chiusa.

La dichiarazione post-voto milanese più surreale appartiene al senatore berlusconiano Quagliariello, pronunciata dagli studi di Sky: “L’estremizzazione del voto (ossia della campagna elettorale per le Amministrative, ndr) è stata voluta dalla sinistra”. Eppure i cittadini ricorderanno certamente il ‘taglio’ impresso alla durissima schermaglia in vista delle urne contro la sinistra puzzolente, per volere esplicito del premier Berlusconi: tanti infuocati comizi scagliati come clave sull’immaginaria sagoma di magistrati e “comunisti”.

Non soltanto gli attoniti spettatori milanesi, inoltre, hanno assistito ai resoconti dell’ormai noto ‘faccia a faccia’ televisivo tra Giuliano Pisapia e Letizia Moratti; confronto mediatico conclusosi con il durissimo affondo del primo cittadino uscente (senza diritto di replica) in merito al presunto e antichissimo reato di furto “amnistiato” al suo avversario. Pochi minuti dopo, si è appreso che il candidato di centrosinistra era stato assolto con formula piena in appello, ma è parso evidente agli osservatori più imparziali l’intento propagandistico-denigratorio dell’avversaria, peraltro criticata anche da alcuni settori della sua stessa coalizione.

Tutte le precisazioni sul recente passato servono a dare conto di chi siano stati i protagonisti dell’estremizzazione, difficilmente rintracciabili dalle parti del centrosinistra. Ad esempio personaggi come Maria Stella Gelmini, ministro dell’Istruzione e una delle avanguardie dell’indigesto ‘nuovismo’ scolastico a colpi di ‘riforme’ contestatissime, e senza il consenso degli interessati, calate sulla testa di un sistema scolastico allo sfascio: ieri la stessa ministra è stata chiamata a commentare il voto milanese del primo turno e ha attribuito la debacle di Letizia Moratti a “qualche errore” e agli effetti elettorali dell’abbandono dei finiani, fuoriusciti dalla vecchia casa comune. Eppure il risultato del ‘terzo polo’ non è apparso per nulla lusinghiero, come hanno avuto modo di sottolineare altri dirigenti del partito del premier quando si è trattato di dimostrare l’inefficacia delle scelte finiane. Contraddizioni che testimoniano lo stato confusionale in cui versano i luogotenenti berlusconiani.

Alla fine della lunga giornata di commenti, in mezzo a tante valutazioni politiche partigiane e inutili al fine di analizzare freddamente la situazione, spiccava quella del filosofo Massimo Cacciari. Che ha attribuito al pur parziale risultato milanese un valore nazionale di assoluto rilievo: “Checché se ne dica nessuno aveva previsto un simile risultato di Pisapia – ha affermato – ed era dal 1993 che il centrosinistra non arrivava qui al ballottaggio. E’ accaduto un fatto straordinario che dimostra come un ciclo politico segnato dal berlusconismo stia per esaurirsi. Ciò non significa che sia imminente la caduta del premier, ma è noto che ogni fenomeno politico di rilievo si verifica a Milano prima che altrove, dunque il risultato di ieri assume una chiara valenza nazionale”.

Dal canto suo, Giuliano Pisapia – visibilmente commosso all’arrivo al teatro dell’Elfo di Milano, dove ieri notte erano riuniti i suoi sostenitori – ha così interpretato il risultato al termine del primo turno: “E’ indubbio che aver parlato di Milano con i milanesi, dando risposte con un programma credibile che può cambiare il destino della città, ha determinato fiducia. In queste due settimane aumenterà e porterà al consenso oltre il 51%”. Stavolta la speranza poggia su elementi di indiscutibile concretezza.

Paolo Repetto

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