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Palestina, l’Europa batta un colpo

Autore: . Data: giovedì, 19 maggio 2011Commenti (0)

L’accordo tra Fatah e Hamas sottoscritto recentemente al Cairo dischiude un nuovo scenario nei rapporti interni tra Palestinesi: è frutto di un intenso e lungo lavoro di mediazione, iniziato già nel corso del 2009, ma resosi possibile solamente ora, grazie al nuovo corso della politica nella regione araba e del governo egiziano di transizione, intenzionato ad avviare una prima apertura del valico di Rafah, rompendo l’isolamento di Gaza.

L’Egitto ha indotto le diverse fazioni palestinesi a porre fine al conflitto interno. Un ruolo importante l’ha giocato anche la Turchia, che si conferma “garante” per la maggior parte delle diverse componenti della società araba della regione medio orientale.

L’accordo chiude un periodo di oltre quattro anni di scontri, violenze, paralisi politica ed accuse reciproche tra le diverse parti, rompendo uno status quo che sembrava oramai irreversibile: due “Palestine”, la Cisgiordania controllata da Fatah e la striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas.

I punti centrali dell’accordo sono i seguenti: la formazione di un governo provvisorio con personalità indipendenti ma benviste dalle due fazioni, che preparerà, entro un anno, le elezioni presidenziali, legislative e per il Consiglio Nazionale Palestinese (che rappresenta i palestinesi di Cisgiordania, Striscia di Gaza e Diaspora). Si tratterà di attuare i piani di ricostruzione di Gaza, risolvere i nodi amministrativi della scissione palestinese e unificare le istituzioni dell’Anp in Cisgiordania e quelle di Hamas a Gaza; l’istituzione di una Commissione elettorale centrale, con persone designate dalle due fazioni e di un “Consiglio Supremo per la Sicurezza” in modo concordato e rappresentante delle diverse sensibilità in campo, formato da ‘professionisti’, per una riforma che riunifichi e integri i servizi di sicurezza gestiti separatamente dalle fazioni rivali. Fino alle elezioni, la ‘sicurezza’ resterà nelle mani di Hamas a Gaza e dell’Anp in Cisgiordania; l’istituzione di una Commissione ad hoc, presieduta da Abu Mazen, finalizzata alla ristrutturazione dell’Olp, con l’inclusione della stessa organizzazione di Hamas; la liberazione di tutti i ‘prigionieri politici’ detenuti a Gaza e in Cisgiordania, grazie al lavoro di una Commissione congiunta che esaminerà le liste dei detenuti caso per caso; la riconvocazione del Consiglio Legislativo dell’Anp, non più riunitosi dal giugno 2007.

Per quanto riguarda invece la ripresa e la gestione dei negoziati di pace con Israele, non è compresa nei termini dell’accordo, e rimane quindi esclusivamente in capo al Presidente Abu Mazen. Questi, in risposta alle debolezze che l’amministrazione Obama ha mostrato nei confronti del governo israeliano, ha rilanciato il piano di dichiarazione unilaterale di riconoscimento dello stato di Palestina, con una intensa attività di lobby diplomatica, che dovrebbe concludersi con il voto dell’Assemblea delle Nazioni Unite per il prossimo settembre, e con la promozione della raccolta di un milione di firme di cittadini europei, per dar vita ad una iniziativa di legge popolare come previsto dal Trattato di Lisbona, ed esigere il riconoscimento dello stato di Palestina da parte dell’Unione europea. Iniziativa promossa dalle componenti di società civile palestinese, su indicazione e volontà della stessa Anp.

L’accordo rappresenta quindi un passo importante per ricostruire le condizioni di vita democratica interna alla società palestinese e appare come la condizione essenziale per affrontare e superare gli altri passaggi critici che ancora si frappongono sulla strada della soluzione politica del conflitto. E l’Europa, se esiste, è ora che batta un colpo.

Di fronte, si trova una strada tutta in salita ma che ha bisogno di segnali positivi, di coraggio, di responsabilità e di volontà politica da parte di tutti, per esigere dal governo israeliano la fine dell’occupazione e della costruzione di nuove colonie nei territori palestinesi dentro i confini antecedenti il 4 giugno 1967, e dell’isolamento della popolazione di Gaza; per superare la posizione di Hamas sullo stato di Israele; per trovare, infine, l’accordo su Gerusalemme e sul riconoscimento del diritto al ritorno per i profughi, sulla base delle molteplici risoluzioni dell’Onu.

Leopoldo Tartaglia

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