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La ditta del Cavaliere è fallita, ma la liberazione è ancora lontana

Autore: . Data: martedì, 31 maggio 2011Commenti (0)

Bruciante sconfitta personale di Berlusconi ai ballottaggi. Il quadro politico potrebbe cambiare, ma di certo non finisce il berlusconismo, patologia complessa da liquidare.

Da quel 28 ottobre del 1922, ovvero dalla data della Marcia su Roma, sono passati 89 anni. Ed il fantasma del Duce, responsabile di vent’anni di persecuzioni politiche, omicidi di avversari e colpevole di aver scatenato con Adolf Hitler la Seconda guerra mondiale (50 milioni di morti) ancora incombe nella vita italiana. Insomma, Mussolini rimane un incubo difficile da smantellare, nonostante abbia raso al suolo il Paese e mezzo pianeta.

Il Cavaliere del Bunga Bunga, l’editore televisivo che ha inventato la tv a contenuto zero, il padrone di un immenso apparato mediatico e guru di se stesso, calca le scene del teatrino politico nazionale da ancor più tempo del dittatore fascista, da ben 35 anni.

Lui ha cominciato ad ‘interferire’ con la vita democratica dal primo momento in cui ha acceso il primo trasmettitore di Telemilano. Ha fatto a pezzi le leggi dell’epoca grazie alla protezione di alcuni ‘politici’, primo tra tutti Bettino Craxi, poi pluricondannato per Tangentopoli. E le coperture degli ‘amici’ gli hanno procurato in un tempo brevissimo una fortuna smisurata, rendendolo miliardario in un battibaleno.

Nei moltissimi anni del suo ‘regno’ Silvio Berlusconi ha fatto danni eguali a quelli dell’era mussoliniana. E se il fascismo continua a coinvolgere non pochi individui, ancora convinti dei grandi successi del Ventennio, altri individui oggi si strappano le vesti per l’uomo di Arcore.

Dalla banalità dei ‘tronisti’ o delle donnine seminude di ‘drive in’ ai telegiornali di Emilio Fede e Co., all’orgia di cosce, giochi a premi, volgarità, Paperissime e allieve di Lele Mora, il modello Fininvest e poi Mediaset ha plasmato gli italiani, che col ‘Berlusca’ hanno imparato a considerare sempre lecite le barzellette losche, i cucù o le corna ai summit internazionali. Con il Cavaliere il Paese ha preso ad amare un personaggio con le solette da rialzo, i capelli trapiantati e stratinti, il cerone, le allusioni continue al sesso. E soprattutto grande organizzatore di feste popolate da puttane e aspiranti comparse televisive o politiche e teorico della non-morale secondo la quale macinare denaro prevede che tutto sia lecito, anche l’illecito.

Ieri il venditore di chiacchiere che ha portato il nostro Paese al disastro economico e trascinato l’Italia fin nella periferia morale d’Europa ha preso una legnata senza precedenti. La sua fama di ‘Grande comunicatore’ si è frantumata, il suo karma di ‘Invincibile’ è svanito in un attimo, la sua immagine di ‘Capo indiscusso’ è rotolata in qualche discarica stracolma del napoletano.

Perchè se a Milano, la città nella quale è nata la sua fortuna, il suo primo partito personale, Forza Italia e poi il secondo, il Pdl, ha perso la candidata Moratti, a Napoli lo sfondamento di De Magistris ha dimostrato che a raccontare frottole si finisce nel cassonetto. E le frottole sono vecchie di anni: la crisi che non c’è, la spazzatura sparita in tre giorni e per sempre, la disoccupazione che non esiste, i terremotati in crociera, il futuro radioso, la nipote di Mubarak, ecc.

Il panico adesso ha improvvisamente catturato i caporali. La Russa e Cicchitto, Gasparri e Verdini, Quagliariello e Lupi sanno che senza di Lui sono destinati a dirigere qualche squadretta di calcetto in campagna, Sallusti e Santanchè, Stracquadanio e Gelmini se ne accorgeranno domani. Ognuno ha i propri tempi. Ma tutti insieme venderanno cara la pelle e probabilmente occuperanno i prossimi giorni pericolosamente. Già parlano di ‘altre grandi riforme’.

Bossi intanto, tra una pernacchia ed un insulto, si è accorto che anche la padania sta piano piano cedendo. Perchè non c’è elfo che possa aiutare i celtici da martedì grasso del Senatùr a scrollarsi di dosso il troppo lungo sodalizio con ‘Papi Silvio’. Il Nord, almeno quello delle grandi città, gli ha girato le spalle: Torino, Genova, Milano, Venezia, Trieste, Pavia, Mantova, Padova, ecc.

Insomma, è cominciata la rifondazione della Repubblica? E’ finito il regime? No, affatto. Perchè Berlusconi non mollerà l’osso e peggio i suoi collaboratori faranno di tutto per tenere la poltrona.

E comunque il premier ha nutrito sentimenti, indicato stili di vita, disseminato le amministrazioni pubbliche di nani, ballerine, riciclati e saltafossi. Un esercito di gente che vive grazie a lui. Che potrebbero fare senza il Cavaliere Carfagna, Gelmini, Bondi, Minetti, ecc.?

Il centro sinistra, da parte sua, ha inglobato il personalismo del centro destra, imposto leader arroganti e di poco conto, assorbito non poche suggestioni del berlusconismo, scelto le privatizzazioni a tutti i costi, la follia del maggioritario, persino accettato alcune logiche razziste e xenofobe e guerrafondaie.

Berlusconi di certo non potrà mai più tornare a dettare l’agenda. Ma per tornare alla politica, quella vera, sarà necessario che i cittadini ricostruiscano i partiti degli ideali e non dei capobastone. Questa è la scommessa.

Per fortuna dopo i ballottaggi di ieri il destino è disponibile a lasciarsi guidare dalla volontà del popolo. Vorrà però il popolo prendersi la rogna di indirizzare il destino?

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