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Il governo cresce e si moltiplica

Autore: . Data: venerdì, 6 maggio 2011Commenti (0)

Berlusconi restituisce il favore e regala poltrone ai parlamentari transfughi che lo hanno sostenuto. Ma la fiera è appena cominciata.

I ‘Responsabili’, ovvero gli ex oppositori del centro destra improvvisamente diventati fedelissimi del Cavaliere, hanno ricevuto l’agognato premio. Ieri con un comunicato Palazzo Chigi ha reso noto: “Il Presidente Berlusconi ha annunciato la sua intenzione di nominare i seguenti Sottosegretari di Stato: al Ministero delle infrastrutture e trasporti, l’onorevole Aurelio Salvatore Misiti; al Ministero delle politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’onorevole Roberto Rosso; al Ministero del lavoro e politiche sociali: l’onorevole Luca Bellotti; al ministero dello Sviluppo Economico: l’onorevole Daniela Melchiorre e l’onorevole Catia Polidori; al ministero dell’Economia e delle Finanze, l’onorevole Bruno Cesario e il senatore Antonio Gentile: al ministero dell’Ambiente, l’onorevole Giampiero Catone; al ministero per i Beni e le Attività culturali il senatore Riccardo Villari”.

E le promesse elettorali di ridurre il numero di ministri e sottosegretari? Con i regalini di ieri la squadra di governo cresce e raggiunge quota 64 e rimane ancora da coprire la casella del ministro per le Politiche europee, scoperta dal 17 novembre 2010 dopo le dimissioni di Andrea Ronchi, seguace di Gianfranco Fini.

Ma la generosità del premier non ha soddisfatto i famelici appetiti dei suoi fans nuovi di zecca. Giuseppe Galati e Mario Baccini, rimasti senza neppure uno strapuntino, hanno tuonato: “Prendiamo atto che gli impegni assunti da Berlusconi non sono stati mantenuti”. Il presidente del Consiglio li ha subito rassicurati, facendo sapere loro sta preparando una soluzione per superare la legge Bassanini (che limita il numero di poltrone nella stanza dei bottoni a 65) e di voler nominare al più presto altri dieci sottosegretari.

Tra i nuovi membri del governo ci sono Daniela Melchiorre che era stata già sottosegretario alla Giustizia nel 2006, ma nel governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi. La parlamentare, molto dinamica dal punto di vista degli spostamenti di schieramento, in occasione della sua campagna elettorale alle europee per i Liberaldemocratici nel 2009 aveva sostenuto riferendosi ad alcune singolari dichiarazioni del premier a riguardo delle vittime sisma abruzzese che “il presidente del Consiglio dovrebbe evitare promesse da marinaio, decisamente di cattivo gusto e irrispettose, come quella di mandare in crociera i terremotati. La realtà è che, nel dl terremoto presentato dal governo… non vi è traccia di nemmeno uno degli impegni che Silvio Berlusconi ha fatto nelle sue numerose visite all’Aquila, come quella dell’erogazione di tutti gli stanziamenti per la ricostruzione, entro tre anni. Nel provvedimento in questione, invece, si evince che gli stanziamenti per la ricostruzione saranno dilazionati addirittura fino al 2032, e non si fa menzione delle case crollate nel centro storico. Il premier, forse troppo concentrato su vicende personali, ha già dimenticato la sofferenza e i disagi che la popolazione dell’Aquila sta patendo”. Il bello della vita è che cambiare idea non costa nulla, anzi.

Insieme alla ‘mobile’ Melchiorre è approdato nello staff di Palazzo Chigi anche l’imprenditore vicentino Massimo Calearo Ciman, 55 anni, addirittura nel ruolo di consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero. L’uomo era stato voluto in Parlamento ed eletto non dal centro destra, ma da Walter Veltroni in persona, che lo aveva imposto al Pd e sistemato come capolista nella Circoscrizione Veneto 1. Ma anche Calearo ama navigare per mari variopinti. Nel novembre del 2009 aveva lasciato il gruppo parlamentare del Partito democratico e si era iscritto al gruppo misto.  Poi nel 2010 era approdato ad Alleanza per l’Italia, la formazione di Francesco Rutelli (anche lui transfugo del Pd). Ma il viaggio con l’ex sindaco di Roma è durato poco ed in occasione del voto di fiducia del 14 dicembre dello scorso anno aveva scelto Berlusconi.

Poi c’è Catia Polidori, fino a poco fa una fedelissima del presidente della Camera. Anche lei folgorata dal Cavaliere all’ultimo momento. Poco prima del voto di fiducia di dicembre aveva detto: “Futuro e Libertà è un movimento unito” e “per me non ci sono mai stati problemi, io ho firmato la mozione di sfiducia”. Salvo poi sostenere il Cavaliere.

Anche Aurelio Misiti, come i suoi colleghi, è uno spirito libero. Per lui prima del berlusconismo ci sono il lungo passato nel Pci e nella Cgil ed il Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo.

Interessante il caso di Roberto Rosso. Dopo aver aderito a Futuro e Libertà il nuovo sottosegretario aveva dichiarato: “Io conosco Gianfranco Fini e lo ritengo un galantuomo, una persona per bene. Ma davvero non riuscivo a restare nelle fila di un partito così marcatamente anti-berlusconiano. Io ero d’accordo anche sul costruire un’alleanza liberale che si orientasse verso la sinistra, ma non riuscivo proprio a capire come si potesse, dopo 16 anni di collaborazione con il premier, costruire un castello contro Berlusconi come fa la sinistra”. Poche idee ed anche confuse.

Gran trottatore anche Bruno Cesario. Ha cominciato con la Democrazia Cristiana, poi è passato con La Margherita in veste di seguace di Ciriaco De Mita e nel 2008 fu eletto alla Camera per il Partito Democratico. Ma a novembre del 2009 passa con Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli dove rimane fino al settembre del 2010. Quindi, con l’approssimarsi del voto di sfiducia del 14 dicembre dell’anno scorso, con Domenico Scilipoti (ex dipietrista) e Massimo Calearo si è scoperto ‘Responsabile’, passando definitivamente dal centro sinistra al centro destra come nulla fosse.

Avventurosissima la vita politica di Riccardo Villari. Medico napoletano, verso la  fine degli anni ’80 si avvicina al leader democristiano Vincenzo Scotti. Nel 1994 entra nel Ppi di Rocco Buttiglione, seguendolo poi nei Cristiani Democratici Uniti. Affascinato da Mastella passa nell’Udeur, ma il flirt dura poco e l’avventuroso Villari si propone senza successo come responsabile della Margherita in Campania. Dal 2001 è parlamentare del centro sinistra e nel 2008 è eletto presidente della Commissione di vigilanza Rai. Ma non coi voti della sua parte politica, ma con quelli del centro destra. Il fatto non lo turba affatto e non lo induce a dimettersi nonostante lo sconcerto dei suoi colleghi del Pd. La sua ostinazione a mantenere la carica induce i democratici ad espellerlo dal partito il 4 dicembre 2008. A quel punto si iscrive al Partito radicale. Persa la presidenza dopo una vicenda surreale ed imbarazzante il medico si iscrive all’Mpa di Lombardo, che prima lo indica come candidato presidente nelle elezioni regionali della Campania e poi lo silura sostenendo Caldoro, esponente del centro destra. Il 14 luglio 2010 lascia gli autonomisti per iscriversi a dicembre dello stesso anno alle truppe di Berlusconi.

Insomma, diversi dei nuovi esponenti del governo sono un esempio di variabilità politica assolutamente straordinaria. Le reazioni dell’opposizione, che ha portato in Parlamento alcuni dei nuovi sottosegretari, non sono state di autocritica per l’aver selezionato negli anni non pochi saltafosso, ma di pur comprensibile sconcerto. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani ha dichiarato: “E’ stato fatto un Consiglio dei ministri ad uso dei Tg”. Il leader del centro sinistra ha aggiunto che nel nostro Paese “si sviluppano solo i sottosegretari”.

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