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Finanza e bene comune: il ‘laboratorio’ del Gruppo Abele

Autore: . Data: giovedì, 12 maggio 2011Commenti (0)

Da ieri e fino a domani, a Torino, si svolge “Join for Change”, un laboratorio del dialogo tra finanza e società promosso dal Gruppo Abele, dal consorzio finanziario per il microcredito Etimos e da Etimos Foundation.

“Se è innegabile che gli strumenti finanziari siano usati per coprire attività illecite – si legge in una nota degli organizzatori – sono ormai diverse le esperienze di ‘riconversione’ ad uso sociale dei beni sottratti alla criminalità nel nostro Paese. Prassi di successo, rese possibili grazie all’appoggio degli istituti bancari di matrice cooperativa e sociale, e alle tante fondazioni che progettano e investono secondo un’ottica innovativa e socialmente responsabile. Una battaglia per la legalità che ha però bisogno di risposte legislative, a partire da una totale tracciabilità dei flussi finanziari”.

Se ne è discusso appunto ieri, giornata di esordio di “Join for Change, Compartimos 2011”, alla presenza di don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele di Torino e dell’Associazione Libera contro le Mafie, Gian Carlo Caselli, procuratore capo della Repubblica di Torino, ed Enrico Fontana, consigliere regionale Lazio e membro del direttivo nazionale di Legambiente.

Non è un caso se la tre giorni si è aperta proprio con l’analisi del rapporto fra legalità e finanza: “Crediamo che nel rispetto delle regole stia il cardine del nuovo paradigma socioeconomico che deve necessariamente scaturire da questa crisi per condurre a una crescita più giusta”, spiega Marco Santori, presidente di Etimos, il consorzio finanziario internazionale che per primo in Italia ha investito nel microcredito a sostegno dei Paesi in via di sviluppo. E ‘Join for Change’ vuole “far dialogare i diversi attori per riposizionare la finanza ‘virtuosa’ dalle nicchie in cui è ancora relegata, alla centralità che le spetta in qualità di motore del prossimo modello di sviluppo”.

In un momento in cui l’allarme criminalità organizzata anche in Nord Italia non è più solo denuncia di qualche inascoltato profeta, il ruolo della finanza diviene fondamentale, tanto più nella grave crisi di liquidità in cui versano molte aziende. “Le mafie al Nord sono una presenza consolidata – afferma don Ciotti – non è certo un caso se i beni confiscati nelle regioni del Nord sono oltre 1.300: un risultato frutto dell’impegno di magistrati e forze di polizia, e merito anche di quella parte della società che si dimostra vigile. Ma ancora molto resta da fare. Combattere le mafie significa contrastare tutto ciò che le favorisce: corruzione, omertà, e quelle forme di ‘legalità sostenibile’ che sono continua mediazione tra lecito e illecito nel nome di convenienze personali. Serve un cambiamento che sia insieme sociale, culturale e soprattutto etico. E tutti siamo chiamati ad alimentarlo, nella vita privata e professionale, attraverso scelte concrete e comportamenti coerenti”.

Oggi e domani la discussione proseguirà con un’analisi sulle prospettive della ‘green finance’ come veicolo di sviluppo e strumento di investimento, e un dibattito sulla capacità di tenuta alla crisi dimostrata dalla finanza cooperativa, anche per indagarne il ruolo nella congiuntura presente e negli scenari futuri.

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