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Tribunale dei minori e tutela penale: parla un giudice onorario

Autore: . Data: mercoledì, 6 aprile 2011Commenti (0)

Con Giulio Ligozzi, giudice onorario del Tribunale dei minorenni di Roma, già affrontammo su InviatoSpeciale il tema dell’intervento tecnico-giuridico in merito alla procedura civile (nell’articolo leggibile qui); ora affrontiamo il discorso dal punto di vista penale.

“Mi occupo di minori fino ai 14 anni – spiega Ligozzi – età entro al quale sono considerati tali, anche se la ‘definizione’ giunge fino al diciottesimo anno di età. Penalmente un minore è imputabile nella fascia dai 14 ai 18 anni. Prima dei 14, anche se commettono dei reati, non sono imputabili, cioè non sono ritenuti responsabili di un dato reato.

Perché?
Perchè se il minore non è stato tutelato dalla famiglia di origine o di appartenenza è lo stesso Tribunale che provvede a tutelarli, applicando un procedimento civile.

Che tipo di reati compiono di solito?
I reati si possono distinguere in reati contro la persona e contro il patrimonio. Nel primo caso si tratta di aggressioni, violenze. Anche la rapina può essere considerata tale, anche le risse, la violenza sessuale, uno stupro o atti di libidine violenta. Nel secondo caso stiamo parlando del furto, con le relative aggravanti – quando, ad esempio, oltre che sottrarre l’oggetto si procurano danni all’appartamento che lo contiene o ai proprietari – degli atti di vandalismo. Un altro tipo di reato molto diffuso è lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Chi cura l’istruttoria?
E’ il procuratore presso il Tribunale dei Minori che formula le accuse nei riguardi degli stessi minori: è la prima fase, detta appunto delle indagini preliminari.

E’ un pm?
Sì, un ‘pm m’, un ‘pubblico ministero minori’, cioè specifico. In questa fase, fino a che non sia provato il contrario, il minore è ritenuto innocente.

E poi che succede?
Se il “pm m” ritiene di aver prove sufficienti per una incriminazione, il ragazzo da indagato diviene imputato. A questo punto tutto il fascicolo, il dossier, del minore viene mandato in Tribunale per eseguire il processo.

E’ soltanto in questo momento che inizia davvero, superata la fase preliminare?
Certamente, il processo si svolge in sede di Gup (Giudizio di udienze preliminari, ndr).

Chi giudica il minore?
I giudici che processano i minorenni sono sempre collegiali, nel senso che al Gup si è in numero di tre; uno è il Presidente togato, cioè un magistrato di carriera, laureato in giurisprudenza, e due sono i giudici onorari, un uomo e una donna, che sono laureati in psicologia, neuropsichiatria, o sono assistenti sociali.

Come si svolge il procedimento?
In aula ci sono l’imputato con il suo avvocato (ne può avere al massimo due), i servizi sociali e i genitori del minore stesso, se vogliono assistere al processo, in quanto si tratta di un minorenne.

Gli operatori sociali sono gli stessi del Tribunale civile?
No, i servizi appartengono all’Ussm, cioè all’Ufficio dei servizi sociali minorile, che appartiene all’organico del Ministero di Giustizia. Per capirci, non sono né quelli del comune, né quelli della Asl. L’importanza di un servizio sociale minorile all’interno del rito è basilare, perché tiene aperta la possibilità al minore stesso di uscire fuori dal contesto che lo ha spinto a commettere un reato.

Perché?
Un adolescente a questa età è considerato facilmente influenzabile dal contesto familiare e dalle amicizie. E’ proprio in motivo di tale influenzabilità, che la stessa legge è strutturata in un modo favorevole. I magistrati possono emettere la sentenza di condanna, ma comunque sia tutti i minori hanno diritto a uno sconto di un terzo della pena stessa, cioè del periodo di tempo di durata stabilito dal Collegio giudicante.

Per i minorenni è possibile usufruire del cosiddetto “perdono giudiziario”?

Nel caso del primo reato, perciò, e per una volta sola.

E’ una specie di bonus?
E’ motivato dal fatto che il reato commesso è considerato occasionale, in parole povere una bravata, in qualche modo figlia dell’adolescenza come ‘periodo particolare’, E’ anche vero che il perdono giudiziario non può essere attuato nel caso di omicidio o di uno stupro.

Successivamente al primo reato possono essere  incarcerati?
Sì, nel carcere minorile, che a Roma si trova in Via Casal del Marmo. Anche le attività dell’intero carcere prevedono di tutelare sempre una reintegrazione nel tessuto sociale del minore.

Per esempio?
All’interno ci sono degli educatori e dei laboratori per insegnargli un lavoro. Il rito penale minorile prevede l’opportunità della “messa alla prova”.

Che cosa sarebbe?
Per legge, secondo l’articolo 28 del Decreto del Presidente della Repubblica n.448/88, i minori che durante il processo ammettono anche una loro parziale responsabilità circa il reato avvenuto, possono essere “messi alla prova” dai giudici per dimostrare di essersi ravveduti e di aver cambiato stile di vita.

Mi può fare un esempio?
Un minore, se riesce ad ammettere di avere una sua consapevolezza circa una personale responsabilità e se si è pentito davvero, usufruisce della sospensione del processo: il Tribunale incarica gli assistenti sociali dell’Ussm di seguirlo per un determinato periodo di tempo, correlato alla gravità del reato. In tale periodo dovrà svolgere delle attività socialmente utili, come il volontariato ed eventualmente anche frequentare un corso professionale o dedicarsi a un lavoro.

Ci possono essere anche delle altre attività?
Si, anche quelle sportive possono essere prescritte dal Tribunale. In ogni caso, sia che lavori, frequenti un corso professionale o svolga un’attività sportiva, il ragazzo deve andare a fare ‘rapporto’ presso il Tribunale per scadenze prefissate dal giudice onorario. Ad esempio, se il progetto ha un esito positivo, il Tribunale fissa una nuova udienza al minore, che viene così prosciolto dal vincolo di reato, che viene dichiarato estinto. In pratica la sua fedina penale risulterà pulita.

Quale è la tipologia dei ragazzi che ha giudicato?
Nel caso del reato contro il patrimonio e di Roma, posso dire che è spesso commesso da ragazzi di etnia rom, e questo è dovuto al loro stile di vita: spesso sono mandati compierlo e/o addestrati dalle stesse famiglie. In altri casi si tratta di giovani italiani attirati dal capo griffato o dai cosmetici, che altrimenti non potrebbero permettersi. Nel caso di reati contro le persone, non è possibile individuare una tipologia: sono eterogenei. Comunque non so mai chi mi posso trovare di fronte: si va dal ragazzo di strada fino ai ragazzi di ottima famiglia, della Roma “bene”.

Insomma ci sono di minori insospettabili… ma la loro aggressività non dovrebbe essere motivata da un disagio sociale?
Ti faccio un esempio pratico: nella classica rissa che si verifica allo stadio, tra esponenti di differenti tifoserie, o nelle risse all’esterno delle discoteche, ci sono ragazzi meno abbienti ma anche di ottima famiglia. In ogni caso, la possibilità di poter usufruire della messa alla prova è un’ottima opportunità.

Cosa mi può dire riguardo lo spaccio di stupefacenti?
In questo caso ho osservato che sono molti proprio gli adolescenti tra i 14 e i 18 anni.

Per quale motivo?
Un motivo è la completa ignoranza da parte dei ragazzi della nuova legge sugli stupefacenti, che prevede la commissione di reato, anche per il caso nel quale la droga venga ceduta a titolo gratuito. Insomma, si tratta di vero e proprio spaccio anche se non c’è scambio di denaro, perciò il minore viene imputato e processato. I casi sono aumentati, sia per un maggiore utilizzo di stupefacenti da parte degli adolescenti, sia in seguito a questa nuova legge.
Più in generale, come psicologo, al di là della mia attività in Tribunale, sto seguendo il progetto “ragazzi al centro”, insieme ad un team di colleghi, per il IV Municipio di Roma. Andiamo nelle scuole per svolgere attività di prevenzione in classe. Durante l’orario scolastico è prevista un’ora nella quale parliamo con i ragazzi, mettendoli in guardia dai pericoli dell’utilizzo di alcool, sigarette, droghe.

Giulia Salfi

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