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‘Processo breve’: ‘sì’ blindato tra le proteste

Autore: . Data: giovedì, 14 aprile 2011Commenti (0)

Alla Camera la bagarre annunciata, ma l’articolo 3 del ddl, il più ‘pesante’, è stato approvato già nel pomeriggio di ieri, con 18 voti di scarto. In tarda serata è passato l’intero provvedimento con 314 ‘sì’, che tra una quindicina di giorni transiterà al Senato.

I familiari delle vittime delle ‘stragi’ senza colpevoli (Viareggio, Moby Prince, L’Aquila, per citarne alcune) speravano, almeno, nello stralcio delle norme sulla ‘prescrizione breve’ che riguardano i loro processi: niente da fare. Una loro delegazione ha presidiato, ieri pomeriggio, lo spiazzo antistante piazza Montecitorio, mostrando gli striscioni della rabbia e della commozione e non rinunciando alla consueta dignità.

Insieme a loro, a protestare contro il percorso parlamentare che da lì a poche ore avrebbe condotto all’approvazione del provvedimento, qualche altra decina di cittadini, guidati da Gianfranco Mascia, leader del ‘popolo viola’: un po’ pochi, in verità, per dar da intendere al pubblico televisivo e alle vittime della passivizzazione di massa che esista ancora, in questo Paese, un barlume di società civile.

Non stupisce, allora, che in serata il ‘colore’ offerto dai media riguardo al merito della protesta contro il ‘processo breve’ si sia ridotto alla notizia della pesante e volgare contestazione rivolta alla parlamentare berlusconiana Santanché, la quale non ha perso l’occasione di provocare i manifestanti con la sua ostinata presenza nelle vicinanze del presidio.

Per il resto non c’è molto da raccontare. Se non ribadire la gravità del merito politico, probabilmente già noto ai nostri lettori dalla serata di ieri: la blindatissima maggioranza ha ‘tenuto’, come era nelle previsioni, alla luce della recente ‘chiamata alle armi’ parlamentare con tanto di lettera autografa del capogruppo Pdl Cicchitto, e rivolta a tutti i deputati di maggioranza per scongiurare il rischio di inammissibili defezioni (stante la posta in gioco). Dunque la Giustizia con la ‘g’ maiuscola ha subito un colpo durissimo, quasi mortale.

Il primo ‘sì’ , con 18 voti di scarto, è arrivato nel pomeriggio sulla norma che attiene alla prescrizione breve per gli incensurati, l’articolo 3, definito giustamente come il fulcro del provvedimento. Poi, mentre gli italiani cenavano, è arrivato il voto finale, con 314 ‘sì’, dopo che la maggioranza si è fatta largo tra l’ostruzionismo messo in campo dalle opposizioni fin dalla giornata di martedì e lungo la successiva nottata di lavori parlamentari. Il ddl passa all’esame del Senato, dove verrà discusso tra una quindicina di giorni.

Va aggiunto che lo stesso articolo 3 è stato modificato da un emendamento del relatore Maurizio Paniz che riduce i tempi della prescrizione per gli incensurati, passando da un quarto a un sesto della pena edittale e si applica ai processi che non sono ancora giunti a sentenza di primo grado. Non riguarda invece i reati di ‘grave allarme sociale’ (come terrorismo e mafia) e da qui Pd e Idv hanno preso le mosse per sostenere nuovamente che la votazione stava riguardando “l’ennesima legge ad personam applicabile al processo Mills, in cui è imputato il premier Silvio Berlusconi”.

La successiva approvazione dell’articolo 4, che definisce la “durata ragionevole del processo” e interviene sull’”obbligo di segnalazione”, prevede che il capo dell’ufficio giudiziario segnalerà al ministro della Giustizia e al Csm le toghe che ‘sforano’ i tempi del processo stabiliti dalla legge: tre anni in primo grado, due anni in appello, e un anno e 6 mesi in Cassazione, per quanto riguarda i reati con la pena massima di 10 anni.

Da segnalare, a margine, la polemica in aula tra Roberto Giachetti del Pd e il presidente Fini, definito dal primo come “il peggiore presidente per l’opposizione” in seguito ad alcune decisioni sui tempi a disposizione della minoranza. Poi Casini dell’Udc ha solidarizzato con il leader di Futuro e Libertà mentre il segretario democratico Bersani ha buttato acqua sul fuoco, difendendo (blandamente) il parlamentare del suo gruppo nella polemica specifica, ma non mettendo in discussione l’operato del presidente della Camera nel suo complesso.

Non poteva mancare, infine, l’ormai consueta intromissione dei vescovi italiani nelle dinamiche politiche del Paese che li ospita. Si segnala, infatti, un appello della Conferenza episcopale improntato alla richiesta di “maggiore serenità”. Rivolto in verità alla vicenda-migranti ma esteso evidentemente allo scontro politico più generale. Al di sopra di tutto, ha sostenuto il cardinal Bagnasco, “ci deve essere il desiderio e la meta concreta del bene comune che è fatto di tanti aspetti che devono essere affrontati in un clima di maggiore serenità. Altrimenti non si va da nessuna parte”.

Il Presidente Napolitano ha subito fatto sapere da Praga, dove si trova in visita ufficiale, di aver gradito l’appunto mosso del porporato. Ci permettiamo di dubitare si rivelerà utile alla causa della (squalificata) politica italiana. E sarebbe bene che, ogni tanto, Santa madre Chiesa pensasse in primo luogo alle sue magagne.

Paolo Repetto

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