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Processo breve, i familiari delle vittime delle stragi a Napolitano: ‘Non firmi’

Autore: . Data: venerdì, 15 aprile 2011Commenti (0)

Le associazioni dei familiari delle vittime della strage di Viareggio e del Moby Prince si sono rivolte ieri al presidente della Repubblica Napolitano affinché non firmi la legge sul ‘processo breve’ approvata l’altro ieri alla Camera.

Daniela Rombi, presidente dell’Associazione ”Il Mondo che vorrei”, che raggruppa familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio, e Loris Rispoli, presidente del ”Comitato 140 – Familiari delle vittime del Moby Prince” hanno infatti reso noto che scriveranno a Napolitano per chiedergli un incontro durante il quale espliciteranno la loro richiesta.

Va ricordato che l’altro ieri, mentre a Montecitorio, erano in corso le votazioni, i familiari delle vittime di varie stragi senza giustizia, hanno presidiato lo spiazzo antistante la Camera per protestare contro il ddl e fare presente che una delle sue conseguenze sarebbe proprio quella di far cadere in prescrizione taluni reati che riguardano indagati incensurati.

Dal canto suo, ieri il Capo dello Stato è intervenuto manifestando l’intenzione di verificare gli effetti del ddl prima ancora della sua approvazione finale da parte del Parlamento, visto che il provvedimento andrà al Senato tra due settimane.

A chi gli chiedeva infatti cosa pensasse delle molte preoccupazioni espresse dal Csm e dalle famiglie delle vittime delle stragi sul fatto che la legge possa mandare in prescrizione molti processi, il Presidente – intervenendo da Praga dove si trova in visita ufficiale – ha sostenuto di voler “valutare i termini della questione quando saremo vicini al momento dell’approvazione definitiva in Parlamento”.

Da segnalare infine la durissima presa di posizione ribadita dall’Associazione nazionale magistrati per bocca del suo presidente, Luca Palamara: il ddl sulla prescrizione breve rappresenterebbe “un’amnistia permanente per numerosi gravi reati, come la corruzione, l’evasione fiscale, la truffa, la truffa ai danni dello Stato, l’appropriazione indebita, l’omicidio e le lesioni colpose, quelli in materia di ambiente e di infortuni sul lavoro”.

In seguito al provvedimento, ha concluso Palamara, “saranno almeno 15mila i processi che saranno cancellati e uccisi”.

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