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L’articolo 1 e la Costituzione da picconare

Autore: . Data: venerdì, 22 aprile 2011Commenti (0)

Dal Pdl ancora un attacco alla Costituzione Italiana: secondo il deputato Remigio Ceroni, infatti, è arrivato il momento di rivedere l’articolo 1, che oggi recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Secondo Cerone, infatti, il primo articolo della Costituzione andrebbe sostituito in: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale”.

La proposta di Ceroni è stata da taluni interpretata come il tentativo di trasformare una democrazia in una sorta di “dittatura democratica” nella quale il Parlamento – che attualmente non è composto da candidati votati, bensì da eletti dopo essere stati nominati dalle segreterie dei partiti – possa ottenere una sorta di ‘potere assoluto’, che non tenga conto del vincolo della Costituzione e possa facilmente aggirare tutti gli organi di garanzia (Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica). In questo modo il legislatore potrebbe governare senza riguardo per la Carta fondamentale: insomma, sarebbe il trionfo del populismo.

“Ci avevano abituati (ma non rassegnati) al continuo disprezzo delle regole – ha dichiarato il neopresidente nazionale dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’italia, Carlo Smuraglia – ed era già grave. Ma ora si sta passando (e forse si è già passato) ogni limite. I continui attacchi alla Costituzione ed alle istituzioni di garanzia, che provengano dall’alto o si presentino come iniziative individuali (alle quali, peraltro, molti non credono) non solo creano un clima sempre più deteriore, ma fanno precipitare il sistema di regole fondamentali garantite dalla Costituzione verso una pericolosa deriva”.

Analogo il commento del magistrato Domenico Gallo: “Questa proposta scardina uno dei pilastri della Costituzione: il principio democratico, e si tratta di un principio inviolabile. Si è passati a un crescendo: prima si voleva cambiare, e si sta cambiando, la seconda parte della Costituzione; ora si vuole cambiare la prima parte, quella dei princìpi fondamentali. Si tratta di una proposta eversiva, perché sono i ‘connotati’ della democrazia ad esser rimessi in gioco. Chi ha fatto questa proposta sostiene che ‘il Parlamento è sovrano, e gerarchicamente verrebbe prima degli altri organi costituzionali, come magistratura, Consulta e Presidenza della Repubblica’. Ecco, questa è una bestialità perché una cosa sono i poteri di indirizzo politico, nell’ambito dei quali il Parlamento è sovrano, una cosa sono le istituzioni di garanzia, che intervengono per regolare che i poteri siano esercitati nel rispetto dei limiti propri del sistema, in particolare nel rispetto fondamentale della Costituzione”.

Ma chi è Remigio Ceroni? Il deputato ha 56 anni, una laurea in sociologia (e un lavoro da insegnante di meccanica all’Itis) e una lunga storia di amministratore di un piccolo comune marchigiano, Rapagnano, dove ha ricoperto per tre volte la carica di sindaco. E’ stato, inoltre, consigliere regionale e coordinatore marchigiano del Popolo della Libertà prima di essere stato eletto alla Camera. Ceroni ha dichiarato essere a titolo assolutamente personale la sortita sull’articolo 1 della Costituzione: una proposta nata, a suo dire, “dalle continue mortificazioni che il Parlamento è costretto a subire da Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica”. Tuttavia il Pdl al completo ha difeso la proposta di Ceroni, giudicata per nulla eversiva.

Vale la pena chiudere con una celebre frase di Pietro Calamandrei, ad appena tre giorni dalle celebrazioni sulla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

Davide Falcioni

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