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La strana morte di Vittorio Arrigoni

Autore: . Data: lunedì, 18 aprile 2011Commenti (0)

Il delitto del giovane italiano potrebbe nascondere un intreccio ben più complesso di quanto non voglia far trapelare Hamas.

La vittima del ‘rapimento finito male’ non era un pacifista, come scrivono alcuni, ma un militante della ‘causa palestinese’ ed un attivista molto duro nei confronti del governo di Tel Aviv.

Arrigoni aderiva ad una area politica occidentale eterogenea, composta da cittadini sdegnati per le conseguenze del conflitto israelo-palestinese,  impegnati in campagne a sostegno dell’autodeterminazione del popolo palestinese, ma non estranei a sentimenti antisionisti e anche radicalmente anti israeliani.

Su Facebook un ‘amico’ del giovane ammazzato a Gaza e che si è firmato ‘Power Rewop’ ha scritto: “Gli israeliani hanno commesso il loro più grande errore nell’uccidere Vittorio. Così lo hanno trasformato in un mito. E i miti rimangono per sempre, sopravvivono ai tiranni, vedono tramontare le dittature, ma continuano a resistere. Siempre”.

La posizione di Power Rewop non si distingue molto da quella di un dirigente di Hamas, Mahmoud Zahar, secondo il quale Tel Aviv avrebbe condannato a morte Arrigoni per intimidire “i membri della prossima missione della Freedom Flottiglia diretta a Gaza”. Per il rappresentante di Hamas il ‘lavoretto’ svolto dai servizi israeliani si inserirebbe in uno scenario ben più vasto: “Un crimine così orribile non può essere commesso senza che ci siano stati accordi tra tutte le parti interessate a mantenere il blocco imposto su Gaza”.

Ma alle certezze granitiche di alcuni si oppongono dubbi per nulla facili da superare. In realtà ancora neppure è chiaro come sia morto Arrigoni. Per Haaretz, Bbc e Daily Mail si è trattato di una impiccagione, mentre per Guardian e New York Times l’uomo sarebbe stato strangolato. L’anatomopatologo che ha effettuato l’autopsia avrebbe datato l’ora della morte a 24 ore prima della scadenza dell’ultimatum di 30 ore imposto dai presunti rapitori, dimostrando che il vero obiettivo dell’azione era l’eliminazione del militante italiano e non la liberazione di prigionieri estremisti.

In un quadro così incerto i risultati delle investigazioni di Hamas sono invece chiari. Gli inquirenti in poche ore hanno trovato alcuni dei responsabili dell’azione (subito indicati come appartenenti ad una ‘cellula salafita’), individuato il ‘covo’ degli assassini e scoperto il corpo di Arrigoni. Inoltre avrebbero raccolto le confessioni di presunti ‘colpevoli’ e individuato in Abdel Rahman, un cittadino giordano legato ad una non meglio precisata ‘Jihad mondiale’, il ‘cervello’ dell’operazione.

Le autorità di Amman, però, da parte loro non confermano la tesi e spiegano di non avere per il momento trovato alcun riscontro.

I salafiti integralisti ed ostili ad Hamas di ‘Al-Tawhid wal-Jihad’, dal canto loro, smentiscono qualsiasi responsabilità nel delitto ed anzi condannano l’assassinio di Vittorio Arrigoni come un crimine contro l’Islam.

Insomma, dai salafiti al Mossad si spazia a tutto campo, mentre rimane del tutto incomprensibile il movente dell’omicidio. Perché il giovane è stato ucciso? Perché si è fatto pensare ad un sequestro con ricatto? Come ha fatto Hamas in poche ore a trovare la base dei criminali?

Intanto oggi Hamas ha organizzato un “funerale di Stato” per Vittorio Arrigoni. Dopo la cerimonia la salma sarà traslata in Egitto attraverso il valico di Rafah e poi in aereo dal Cairo dovrebbe arrivare in Italia.

Per il ministro degli Esteri di Hamas, Mohammed Awad, le forze di sicurezza a Gaza arresteranno “a breve” altre “persone che hanno legami con l’operazione”.

La morte del militante filopalestinese italiano è in realtà un mistero e probabilmente rimarrà tale per sempre. La ricostruzione sostenuta da Hamas appare poco credibile perché, almeno fino ad ora, non spiega nulla. Eguale fragilità ha l’ipotesi di chi vede una responsabilità israeliana: per quanto noto, Arrigoni di certo era l’ultimo dei problemi per il governo di Tel Aviv.

Mentre l’ipotesi di qualche ‘screzio’ tra servizi, frange terroristiche e traffici di armi che in qualche modo potrebbe aver coinvolto Arrigoni (anche per la sua attività di giornalista) difficilmente troverà modo per essere approfondita.

Hamas potrebbe voler chiudere l’affaire al più presto e la ‘rapidità’ con la quale procedono le ‘indagini’ permette di nutrire non pochi sospetti sulla ricostruzione ufficiale.

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