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Berlusconi a Milano, la giustizia sotto processo

Autore: . Data: martedì, 12 aprile 2011Commenti (0)

Lo show del premier prima e dopo l’udienza presso la prima Corte d’assise d’appello sui diritti tv Mediaset. Fuori dal Palazzo il presidio dei supporters: slogan, bandiere e ‘Meno male che Silvio c’è’.

I “processi mediatici” a cui è sottoposto il premier dimostrerebbero nei fatti che “nel nostro Paese siamo giunti a una situazione limite per cui bisogna riformare la giustizia”. La tesi di Silvio Berlusconi, pronunciata ieri prima di entrare in aula a Milano, è piuttosto coraggiosa ma non certo insolita. La novità, semmai, consiste nel fatto che Berlusconi ha partecipato ieri, per la prima volta, all’udienza dibattimentale davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale. E non sono mancati i fuochi di artificio, conditi dal consueto rancore verso i magistrati e i loro presunti ‘fiancheggiatori’ giornalistici.

Che i giudici siano classificati come oppositori politici lo si evince piuttosto chiaramente dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Cavaliere alla fine dell’udienza della mattina: “Ho passato una mattinata surreale”, ha dichiarato il premier. “Tutto è sul nulla perché non c’è una prova, non c’è un documento e una testimonianza di un passaggio di denaro a sostegno delle tesi del pubblico ministero – ha tuonato ancora il presidente del Consiglio – che sono solo frutto della sua fantasia. Abbiamo sentito alcuni testimoni – ha scandito Berlusconi da un microfono, di fronte ai suoi sostenitori – e vengo via con una sensazione drammatica di perdere tempo. Si tratta di processi incredibili, fatti solo per gettare fango su un avversario”.

“C’è una magistratura che lavora contro il Paese”, aveva detto poche ore prima, riferendosi agli strumenti dell’indagine. Non può infatti essere considerato “civile” un contesto giudiziario che consente “di portare a processo le intercettazioni, in quanto manipolabili, e poi quando si parla al telefono sul far della notte si è più in una zona onirica che nella zona della realtà”, ha sostenuto ancora Berlusconi rispondendo ai giornalisti.

Per quanto riguarda, invece, lo specifico del caso-Ruby, il premier ha articolato la sua linea di difesa davanti a taccuini e microfoni, benchè l’oggetto dell’udienza di ieri fosse un altro: “Non esiste alcuna concussione. Sono sempre cortesissimo e ho chiesto un’informazione preoccupato per una situazione che poteva dar luogo ad un incidente diplomatico. Ho dato dei soldi a Ruby perché non si prostituisse. Non c’è questa accusa infamante e non c’è nulla di reale perché la stessa ragazza che avrebbe dovuto essere la vittima ha dichiarato sempre, ha giurato, ha sottoscritto, il fatto di non aver avuto avance da parte mia. La ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti una storia dolorosa che ci ha persino commosso. L’avevo aiutata – ha aggiunto Berlusconi – e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un’amica che lei avrebbe potuto realizzare se portava il laser antidepilazione per un importo che a me sembrava di 45 mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60 mila e io ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria”.

Mentre la presenza del capo del governo proprio in quel luogo avrebbe un’unica spiegazione: “E’ stato gettato fango incredibile su di me, che in fondo sono un signore ricco, ma si riversa su tutto il Paese”. Da qui l’esigenza di cambiare le regole della giustizia, perché “siamo giunti a una situazione limite”. La riforma “non è affatto punitiva” ma serve a “portare la magistratura ad essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica”.

Una volta terminato il colloquio con i giornalisti Berlusconi è entrato in aula. Nell’ambito del cosiddetto processo sui diritti tv Mediaset il premier è imputato insieme, tra gli altri, a Fedele Confalonieri e al produttore americano Frank Agrama. Il dibattimento ha preso il via e la prima testimone ad essere ascoltata è stata Paola Massia, ex collaboratrice dello stesso imprenditore cinematografico. “Berlusconi e Agrama si conoscevano personalmente. Lo so, perché li ho visti”, ha dichiarato la Massia.

Durante l’udienza si è svolto, nei pressi del palazzo di Giustizia, un vero e proprio comizio del Pdl, davanti a qualche centinaia di fans, allietato dalle note di ‘Meno male che Silvio c’è”.  Ad alcun centinaia di metri di distanza si erano radunati invece i contestatori di Silvio Berlusconi, guidati dal blogger Piero Ricca (noto per aver urlato “buffone” al premier durante un’udienza processuale di qualche anno fa), che avevano esposto uno striscione con la scritta: “Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, basta leggi ad personam”.

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