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Libia, la Cgil discute: è ‘vera’ guerra?

Autore: . Data: martedì, 22 marzo 2011Commenti (0)

La segreteria nazionale della Cgil ha ieri discusso su quanto sta accadendo in Libia. E si può dire, senza particolari timori di smentita, che il principale sindacato italiano si dibatte sulla questione-guerra con la stesso disagio che sta agitando il popolo della sinistra.

La segreteria ha diffuso un comunicato, al termine della riunione, nel quale si intravedono piuttosto nitidamente le titubanze della confederazione nel prendere una posizione netta in merito ai bombardamenti su Tripoli.  “La Cgil, da subito e fra i primi – si legge – ha definito come crimine contro l’umanità la brutale repressione della rivolta popolare da parte del regime libico. Per questo ha valutato positivamente la risoluzione n. 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la creazione di una ‘no fly-zone’ e per la tutela delle popolazioni civili”.

Dunque, ”in coerenza con la risoluzione, oggi, per dare la necessaria priorità al percorso politico-diplomatico, è indispensabile coinvolgere da protagonisti le Organizzazioni della regione come l’Unione africana e la Lega araba e scongiurare il pericolo di piegare la risoluzione dell’Onu agli interessi politici ed economici di alcune potenze occidentali, in particolare europee”.

E dinanzi alle “grandi responsabilità del regime Gheddafi, macchiatosi di crimini contro l’umanità”, l’organismo esecutivo della Cgil sostiene che debbano essere “affrontate dando voce alla popolazione libica e costruendo una soluzione che non indulga in tentazioni militari che avrebbero come sbocco la guerra”. Dal canto suo, “la comunità internazionale ha il dovere di dimostrare che i diritti alla libera manifestazione e alla partecipazione democratica valgono dappertutto: in questi stessi giorni continuano le rivolte popolari in Bahrein, Yemen, Siria e vengono represse nel sangue. Bisogna fermare la repressione e condannare fermamente quei governi attraverso iniziative politiche e diplomatiche”.

La nota prosegue affrontando le contraddizioni della politica italiana: “Nell’insufficienza e nelle contraddizioni della politica europea spiccano le responsabilità del governo italiano, sia per il recente sostegno al regime di Gheddafi sia perché appare drammaticamente inadeguato a svolgere le responsabilità di principale Paese euro-mediterraneo”.

Secondo il sindacato ”è inoltre inaccettabile che, per motivi di unità della maggioranza di governo dovuti alla posizione della Lega Nord, si strumentalizzi l’esigenza di una iniziativa straordinaria per la situazione dei profughi (che va affrontata anche in un quadro di solidarietà europea) negando la necessità di una politica straordinaria per dare uno sbocco, di pace e di sviluppo, alla crisi di un’intera area che già sta modificando gli equilibri geo-politici mondiali”.

Il ‘diplomatismo’ che ha attraversato ieri la sede di corso Italia non ha persuaso però tutti i componenti della segreteria. Nicola Nicolosi, coordinatore dell’area di “Lavoro Società” (la cosiddetta ‘sinistra’ interna), ha interpretato diversamente quanto sta accadendo in Libia, sottolineando in primo luogo il significato, in quanto tali, dei bombardamenti: “Si fermino le armi – ha spiegato in una nota – e si riprenda immediatamente il percorso diplomatico, politico e di trattativa tra le parti. Perché la guerra non è la soluzione in alcun caso, non esistono guerre ‘umanitarie’ e le armi non rappresentano lo strumento per ripristinare le condizioni di democrazia, diritto e libertà in nessuna parte del mondo”.

La Risoluzione n° 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite “aveva trovato un largo consenso – ha puntualizzato Nicolosi – con l’obiettivo di difendere i civili e di imporre al regime di Gheddafi il cessate il fuoco. Quel consenso non può essere gettato al vento per gli interessi economici e strategici di alcune potenze occidentali, nel recente passato troppo compromesse con il regime, che hanno voluto piegare la risoluzione all’immediato intervento militare”.

E se “va immediatamente dato il ruolo di protagonista, alle organizzazioni regionali che lo hanno richiesto, dall’Organizzazione dell’Unione Africana alla Lega Araba, fino all’Organizzazione della Conferenza Islamica”, Nicolosi  ha insistito sul fatto che “le gravi responsabilità del regime di Gheddafi, macchiatosi di crimini contro l’umanità, vanno affrontate senza riproporre avventure militari che, in ogni recente occasione, si sono già dimostrate tragicamente disastrose per le stesse popolazioni che pretendevano di difendere. La comunità internazionale non ha credibilità se continua con la politica dei due pesi e due misure: la guerra alla Libia, dove c’è il petrolio; il silenzio sull’occupazione del Bahrein da parte dell’Arabia saudita e la sanguinosa repressione della proteste in quel Paese, in Yemen e in Siria. Bisogna fermare la repressione e condannare fermamente questi interventi, attraverso iniziative politiche e diplomatiche”.

La chiosa polemica del coordinatore di “Lavoro Società”, infine, esplicita tutto il suo disagio sulla vicenda: “Ricordo quanto recita lo Statuto della Cgil all’articolo 2, ‘La Cgil considera la pace tra i popoli bene supremo dell’umanità’”.

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