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Libia, il mondo nel pantano militare. Ora tocca alla Nato

Autore: . Data: mercoledì, 30 marzo 2011Commenti (1)

Il comando delle forze impegnate militarmente sui cieli libici sta per passare alla ex ‘alleanza atlantica’, così il presidente degli Stati Uniti ne ha approfittato, ieri, per stilare un primo (non lusinghiero) bilancio delle operazioni, davanti alle tv Usa: l’obiettivo è quello di una Libia “che appartiene non ad un dittatore ma al suo popolo” ma gli Stati Uniti, ha spiegato Barack Obama, “non si possono permettere” di commettere gli stessi errori dell’Iraq, visto che in quel Paese la “transizione è durata otto anni”.

Compito arduo, quello di dare un senso compiuto, fin qui,  alla missione libica ma Obama ci ha provato: “Per coloro che dubitavano sulla nostra capacità di portare a termine questa operazione, voglio essere chiaro: gli Stati Uniti d’America hanno fatto quello che avevano detto che avrebbero fatto. Questo non significa che il nostro lavoro sia completato. Oltre alle nostre responsabilità nei confronti della Nato – ha aggiunto – lavoreremo con la comunità internazionale per fornire assistenza al popolo libico, a coloro che necessitano cibo e assistenza medica. Tuteleremo gli oltre 33 miliardi di dollari del regime libico che abbiamo congelato in modo che siano disponibili per la ricostruzione della Libia. Dopo tutto, quel denaro non appartiene a Gheddafi o a noi. Appartiene al popolo libico e faremo in modo che lo riceva”.

Se questi sono gli auspici, la strada per raggiungerli appare più che impervia. PeraltroObama è stato costretto ad ammettere al cospetto del pubblico televisivo americano che “la transizione che conduce a un governo legittimo che risponda alle aspettative del popolo libico sarà un compito difficile e anche se gli Stati Uniti faranno la loro parte per fornire il aiuto”, benché il compito appartenga “all’intera Comunità internazionale e soprattutto al popolo libico”. E comunque, anche dopo “la partenza di Gheddafi, quaranta anni di tirannia lasceranno la Libia colpita e senza istituzioni civili forti”.

Che Gheddafi se ne debba andare “immediatamente” per poter affidare la transizione libica al Comitato Nazionale di Transizione è stato sottolineato, in una nota congiunta, dal presidente francese Nicolas Sarkozy e dal primo ministro britannico, David Cameron. All’ipotesi dell’esilio pensa il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, che ha ieri ipotizzato che proprio dai Paesi africani potrebbero arrivare proposte per garantirlo, in cambio di una cessazione delle ostilità. “Vi sono Paesi africani che potrebbero offrire ospitalità” al Colonnello, ha ipotizzato Frattini, anche se per ora “non ci sono ancora proposte formali”. Fonti vicine a Muammar Gheddafi hanno tuttavia fatto sapere, attraverso la Bbc, che il rais libico “difficilmente se ne andrà in esilio di sua volontà, a meno che non sia assolutamente costretto”. Peraltro lo stesso Consiglio nazionale di transizione, l’organismo di rappresentanza degli insorti, ha spiegato che quella dell’esilio è una condizione “non negoziabile”.

Ma la credibilità dell’Italia in politica estera non è certo messa in discussione soltanto dai ‘ribelli’ libici. Basti pensare che dalla videoconferenza internazionale dell’altro ieri sera, organizzata per ragionare del conflitto in corso e dei contenuti del vertice in programma martedì prossimo a Londra, il nostro Paese è stato escluso. Hanno infatti discusso tra loro Obama, Sarkozy, Cameron e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

Lo stesso Frattini, a quanto pare, ha accusato il colpo, avendo replicato piccato ai giornalisti che al vertice in videoconferenza “non si è deciso niente e l’Italia non soffre affatto di sindrome da esclusione”. Rivolto poi al Pd, che per bocca di Lapo Pistelli aveva parlato in precedenza di un’Italia “lasciata fuori dalla porta”, Frattini ha replicato che “se pensano che il bene dell’Italia sia speculare sulla politica estera, continuino a farlo…”.

L’oggetto di tutte le attenzioni, vale a dire Gheddafi, ha diffuso un messaggio, intimando alla coalizione di fermare “la vostra offensiva barbara e ingiusta contro la Libia: lasciate la Libia ai libici – ha affermato il Rais – perché state eseguendo un’operazione di sterminio, state distruggendo un popolo che viveva in pace e in sicurezza, state per distruggere un Paese in corso di sviluppo”.

Gheddafi ha poi nuovamente paragonato l’operazione militare alleata alla campagna di Hitler in Europa: «Sembra che voi in Europa e negli Stati Uniti – ha concluso – non comprendiate che questa operazione militare, barbara e malefica, somiglia alle campagne di Hitler quando invadeva l’Europa e bombardava il Regno Unito”.

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Commenti (1) »

  • Giovanni Bravin ha detto:

    Non dimentico che Barack Obama, ricevette il Premio Nobel per la pace nel 2009. Gli errori li possono commettere anche ad Oslo!

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