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Libia: gli errori di Napolitano

Autore: . Data: martedì, 29 marzo 2011Commenti (1)

Il Presidente insiste nella difesa della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu che non tutela i civili, ma appoggia una parte in causa sulla base degli interessi specifici di Usa, Francia e Gran Bretagna.

Ieri Giorgio Napolitano ha parlato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Presentato da Ban Ki-Moon, che lo ha definito una “figura storica dell’Italia del dopoguerra”, il Capo dello Stato italiano ha ricostruito la vicenda libica in modo parziale e deformante, iscivendo il nostro Paese per una volta ancora tra coloro che il cantautore pacifista statunitense Phil Ochs definì nel lontano 1966 “Cops of the World”, “Gendarmi del mondo”.

Ha detto Napolitano che di fronte alla situazione libica “il mondo non poteva assistere senza reagire alle molte vittime e alle distruzioni massicce inflitte dal leader libico alla sua stessa popolazione” ed ha aggiunto che “il capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite definisce in modo chiaro l’uso della forza per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”.

Ed è questa la prima forzatura fatta dal nostro presidente. La guerra interna (o civile) libica prima dell’intervento esterno non coinvolgeva altri Paesi e tantomeno metteva in pericolo la sicurezza internazionale. Le durissime repressioni del dissenso messe in atto dal dittatore di Tripoli sono vecchie di anni, ma i recenti combattimenti riguardano due parti in causa, tanto che i cosiddetti ‘ribelli’ (con l’uso di armi e di aiuti secondo molti arrivati dall’estero) hanno conquistato alcune città. Come più volte alcuni osservatori hanno spiegato si tratta di un conflitto tribale, non di una ‘rivoluzione democratica’. Ed in ogni caso non è compito dell’Onu o dell’Occidente stabilire quale delle parti in causa in un conflitto interno ad uno stato sovrano debba prevalere, per via del principio alla ‘non ingerenza negli affari interni’ degli Stati. I bombardamenti della coalizione, invece, hanno non solo sostenuto le forze antigovernative, ma si propongono lo scopo (non previsto dalla risoluzione) di abbattere il governo centrale.

Proprio a partire da tali presupposti e dalle forzature operate dal presidente, suona ancora più sinistra la successiva puntualizzazione di Napolitano, che ha voluto inquadrare la politica estera italiana come rispondente ai valori della nostra Costituzione, citando per esteso l’articolo 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. E così Napolitano ha commentato quel caposaldo della Carta: “Questi ideali, fissati nei principi fondamentali della Repubblica, hanno ispirato l’azione internazionale del mio Paese nel corso di 60 anni di vita delle Nazioni Unite, e in particolare il nostro fattivo contributo alla costruzione delle istituzioni europee sovranazionali”.

Ottimi princìpi. Che stridono però con quanto sta accadendo in questi giorni nel Mediterraneo, ad un tiro di schioppo dalle nostre coste.

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Commenti (1) »

  • Giovanni Bravin ha detto:

    Uno dei tanti motivi per cui al recente vertice c’erano solo USA, GB, F, e D. Continuano, giustamente, a non fidarsi dei politici italiani….

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