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Lampedusa, la prigione a cielo aperto

Autore: . Data: venerdì, 18 marzo 2011Commenti (0)

C’è stato forse un solo luogo in Italia dove la bandiera tricolore è rimasta a mezz’asta: si tratta di Lampedusa, l’isola siciliana da anni ormai meta degli sbarchi di immigrati dalle coste del nord Africa: “L’Italia, che oggi dovrebbe essere unita – ha dichiarato ieri il sindaco Bernardino De Rubeis – non ci è vicina, per questo tengo la bandiera a mezz’asta, in segno di protesta. La grave situazione di emergenza che stiamo vivendo, con i continui sbarchi, ha rappresentato la morte di oltre trecento operatori turistici che garantivano salda l’economia della nostra isola. Per questo non abbiamo grandi motivi per festeggiare. Lampedusa è stata definitivamente depennata dall’elenco delle località turistiche, ed è inevitabile guardare con profonda preoccupazione l’arrivo della bella stagione”.

Le parole del primo cittadino dell’isola sono un grido d’allarme che andrebbe ascoltato. E’ stato calcolato, infatti, che ben 11.200 immigrati, tutti provenienti dalla Tunisia, sono sbarcati a Lampedusa nel 2011. E al di là dei problemi degli operatori turistici appare sempre più chiaro che l’emergenza, reale e immediata, riguarda le condizioni di vita dei clandestini che vivono nel centro di identificazione ed espulsione, ormai sovraffollato all’inverosimile e, come ha mostrato ieri un video pubblicato su Repubblica Tv, più simile a un canile che a un luogo deputato all’ospitalità di persone in difficoltà. Le condizioni di vita, infatti, diventano giorno dopo giorno più insostenibili.

Il Cie dell’isola, avente una capienza massima di 850 persone, ospita in questi giorni 2.630 immigrati (altri 230 sono ospiti di una struttura della chiesa). Un numero spropositato al quale si tenterà di porre rimedio nei prossimi giorni con la realizzazione di una tendopoli e, soprattutto, l’apertura di un nuovo centro di accoglienza, quello di Mineo, in grado di ospitare 2mila persone. Appare chiaro, tuttavia, che anche in questo modo la soluzione al sovraffollamento sarà ben lontana, soprattutto se, come si prevede, gli sbarchi continueranno nei prossimi mesi.

E come se non bastasse al problema dell’ospitalità si aggiunge quello legale. Renato Di Natale, procuratore di Agrigento, ha lanciano l’allarme sul funzionamento degli uffici giudiziari: “Se non si troverà una soluzione all’emergenza immigrazione per gli uffici giudiziari di Agrigento sarà il caos. C’è il rischio del collasso. Se ci sono 8mila arrivi di clandestini a Lampedusa – ha spiegato  – ci saranno 16mila iscrizioni sul registro degli indagati, perché è contestata l’immigrazione clandestina e anche l’ingresso in Italia senza l’esibizione dei documenti. C’è un totale intasamento del nostro ufficio iscrizioni. Quando nei giorni scorsi si è parlato di seimila iscrizioni sul registro degli indagati non si parlava dell’immediatezza ma degli effetti che ci saranno. La nostra è una Procura unica in Italia. Facciamo appello a chi ha il dovere o il potere di decidere in situazioni di emergenza di trovare una soluzione perché altrimenti sarà il caos. Saremo al collasso totale”.

“Quando è uscita la notizia dell’altissimo numero degli indagati – ha raccontato invece il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo – c’è chi ci ha telefonato per dirci “Non ci avevamo pensato”. Il problema è che si fa sempre legislazione di emergenza senza prevedere le conseguenze di ciò che si fa. Si agisce d’imperio. Dire ora ‘non ci avevamo pensato’ e ‘non l’avevamo previsto’ è incredibile”.

Eppure in una situazione così grave e difficile da districare, tra le legittime lamentele dei residenti, le condizioni di sovraffollamento e il tilt giudiziario alle porte, l’unica soluzione che il governo ha ritenuto di adottare è stata l’invio di cento uomini dell’esercito, che avranno il compito di pattugliare il territorio e scoraggiare le fughe dall’isola.

Davide Falcioni

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