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L’otto marzo sulle tracce di Tina Modotti

Autore: . Data: mercoledì, 9 marzo 2011Commenti (0)

Mio marito fa uno di quei lavori commerciali, uno di quelli che servono a portare a casa la pagnotta. E se qualche volta perde la passione cadendo nell’inerzia finisce per sembrare un adulto assai responsabile. Sì, forse sarebbe meno faticoso per me. Ma a pensarci mi viene una grande paura. Così gli faccio qualche domanda mostruosa a cui risponde con la sua passione per i fumetti, la storia e i numeri. I numeri, che sono il suo lavoro, forse la sua vita, da creatore di progetti.

Un giorno spuntò una foto da una libreria, da un fumetto messo un po’ di sbieco per esaltarne il valore: si intravedeva il viso di Tina Modotti. Ecco, così conobbi Tina Modotti.

Nata a Udine nel 1896, parte per l’America nel 1913 con il “passaporto dell’emigrante”. Nel 1920, dopo aver lavorato come operaia, si ritrova ad Hollywood. Interpreta ruoli di zingara e donna perduta. Incontra Edward Weston, fotografo statunitense, tra i più importanti della prima metà del 900, e decide di seguirlo in Messico.

Il Messico era un grande polo di attrazione per gli intellettuali americani: sono gli anni della riforma agraria, della distribuzione delle terre e delle campagne di alfabetizzazione. Comincia a girare il Messico cercando di documentare la realtà di quel Paese.

Sono le foto delle ‘calle’ bianche su fondo bianco e dei gigli, riproduzione degli studi sulla forma e sul colore. Scopre nuovi soggetti e va alla ricerca di facce e modi di vita. Cerca partecipazione nelle donne messicane. Ecco i ritratti di quelle bellissime donne che esprimono tutta la loro cultura tramite gli oggetti che usano.

Nel 1927 diventa militante del Partito Comunista messicano. Prepara un’inchiesta fotografica sugli emarginati. Sono di questo periodo le foto delle mani attorno alla pala e delle mani della lavandaia, simboli del lavoro e della fatica.

Tina fu in ogni luogo partecipando ai movimenti innovatori culturali e politici, combattendo ogni battaglia. Visse in grandi città: Hollywood, Città del Messico, Parigi, Mosca, Berlino, Madrid. Erano queste le città che contavano.

Ma come tutte le belle storie, anche questa è in un certo senso troppo personale: Tina Modotti avvolta da ombre e misteri, militante e comunista, forse vittima della manipolazione prepotente stalinista. Ma rimane da ricordare per ciò che racconta attraverso le fotografia in cui si incarnano  la durezza e la bellezza del personaggio.

“Ogni volta che si usano le parole ‘arte’ o ‘artista’ in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro”. (Tina Modotti in ‘Sulla fotografia’)

Pensando a Tina Modotti mille incertezze ci tolgono il respiro. Forse è questo che ci attrae? Oppure ci attrae la voglia di scoprire un personaggio? Certo per farlo c’è bisogno di seguire un filo storico. Forse visse in un momento in cui sembrava si potesse trasformare il mondo? Un fardello pesante, carico di eventi. Potrebbe Tina Modotti diventare la guida di un percorso epocale?

Un alone di mistero avvolge anche la sua morte: Tina Modotti muore sul sedile posteriore di un taxi. Sarebbe interessante ripercorrere ogni traccia per scoprire come mai non scatto più nessuna fotografia dopo avere abbandonato Berlino nel 1930.

Ricordare un personaggio tanto complesso in un giorno come l’otto marzo, un giorno che si è abituati a considerare come quello delle mimose e delle cene con le amiche forse vale di più, forse può esserci d’aiuto.

Ci siamo dimenticati qual è stata la strada che ha condotto a scegliere l’otto marzo come  giorno dedicato alle Donne. L’otto marzo 1908 è la data che ricorda la morte di 129 operaie che finirono bruciate nell’incendio di una fabbrica tessile di New York. Anche se, grazie alle conquiste fatte nell’ultimo secolo, è impressionante pensare alle condizioni di vita delle donne in altri Paesi. Ma questa è un’altra storia.

“Quando volgo indietro lo sguardo, mi permetto di dire che nessun’altra direzione politico-militare di qualsiasi paese avrebbe retto a simili prove, né avrebbe trovato una via d’uscita dalla situazione eccezionalmente grave che si era creata”. Zhukov, ‘Memorie e battaglie’, 1970

Caterina Arcangelo

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