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Federalismo: Cgil e Sunia, in vista aumento affitti per 400mila famiglie

Autore: . Data: martedì, 8 marzo 2011Commenti (0)

E’ scattata la cedolare secca e lo Stato, oltre a rinunciare a un miliardo di euro “regalato” ai proprietari più ricchi, produrrà aumenti del canone nel prossimo triennio per circa 400mila famiglie in affitto.

E’ la denuncia contenuta in una elaborazione della Cgil e del Sunia sugli effetti prodotti dall’entrata in vigore del federalismo municipale. Il nuovo tassello della riforma federalista, infatti, secondo lo studio del sindacato, “farà scattare subito la cedolare secca sugli affitti, a valere dall’inizio del 2011, sostituendo l’attuale tassazione Irpef e l’imposta di registro, con un prelievo fisso del 21% (19% per i canoni agevolati)”.

La perdita di gettito, secondo le stime del sindacato, “supera un miliardo di euro, che viene letteralmente ‘regalato’ a proprietari con redditi medi e alti mentre bisognerebbe poi stimare il recupero prodotto dall’emersione del nero, ma è tutto da verificare che pagare meno tasse di quelle che sarebbero oggi dovute sia ritenuto, da chi non dichiara i redditi da affitto, più conveniente che non pagare nulla, anche a fronte di un inasprimento delle sanzioni che, seppure di entità più limitata, già esistevano e non hanno spinto nessuno ad uscire dall’illegalità”.

L’evasione stimata, confrontando le entrate attuali da Irpef su redditi da locazione con quelle che sarebbero dovute e applicando la tassazione da cedolare secca, supera 1 miliardo di euro. Lo Stato rinuncia così a circa 2 miliardi di euro, semplicemente trasferiti alla proprietà più facoltosa, senza contropartite sulla riduzione degli affitti che è uno degli obiettivi prioritari da perseguire per costruire una politica della casa non episodica o emergenziale.

Il venir meno dei vantaggi fiscali fa cadere, secondo la Cgil e il Sunia, “l’unico incentivo per i proprietari a scegliere la strada del canone concordato con la conseguenza di un innalzamento del livello già insostenibile dei canoni vista la maggior convenienza fiscale nell’optare per il canale libero”. Secondo alcune proiezioni dello studio del sindacato si rileva che: “Per un alloggio affittato a 10.000 euro annui, applicando un contratto libero, hanno una convenienza rispetto al regime attuale i proprietari con un reddito a partire da 15.000 euro annui; per lo stesso alloggio la convenienza a canale concordato è solo per proprietari con redditi a partire da 28.000 euro”.

E comunque, sottolinea il sindacato, “il vantaggio, percentualmente, è sempre superiore nel canale libero rispetto a quello concordato (sempre per lo stesso alloggio un proprietario con reddito di 30.000 euro annui risparmierebbe il 36% rispetto al regime attuale se affittasse a canale libero, solo il 17% affittando a concordato, differenza che aumenta all’aumentare del reddito). Nella realtà la differenza è ancora maggiore in quanto il canale concordato prevede canoni inferiori a quelli liberi di mercato, in media del 20%”.

“Oltre alle famiglie che sottoscriveranno un nuovo contratto di affitto, che con ogni probabilità sarà proposto a canale libero”, Cgil e Sunia stimano che “circa 400.000 famiglie che attualmente hanno un contratto concordato subiranno nel prossimo triennio un aumento del canone che si attesterà al livello dei canoni del mercato privato, secondo le offerte oggi proposte, con aumenti di circa il 20%. Nei rinnovi dei contratti in scadenza, infatti, non sarà più conveniente per il proprietario stipulare di nuovo un contratto concordato”.

In una fase di crisi che colpisce soprattutto le fasce medie della popolazione rimane “forte la critica del sindacato all’imposta sostitutiva sulle locazioni, sbagliata e iniqua che non abbasserà gli affitti, anzi causerà aumenti che colpiranno, di conseguenza, lavoratori e pensionati”.

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